Martedì 26 Marzo 2019 | 21:50

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inchiesta petrolio

Dissequestrato
centro oli dell'Eni

Centro Oli Val d'Agri a Viggiano

POTENZA - Il «dissequestro temporaneo» del centro oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni - capace, fino al 31 marzo scorso, di trattare circa 75 mila barili di petrolio al giorno e fermo da quel giorno a causa dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata - rappresenta un punto a favore delle tesi della Procura di Potenza, un punto di ripartenza per l’Eni, che ha visto accolta la sua richiesta, e - cosa ancora più grossa, in termini «umani» - la speranza per migliaia di persone (chi lavora nel centro e chi vive intorno al petrolio in Val d’Agri) di non vedere sconvolta la propria vita.

Il dissequestro di due vasche e di un pozzo di reiniezione è stato notificato oggi all’Eni dopo che, ieri, i consulenti della Procura avevano espresso parere favorevole ai lavori di modifica che la compagnia dovrà eseguirvi «entro un termine massimo di tre mesi": poi è prevista una nuova verifica tecnica dei consulenti e il dissequestro definitivo.
Perché il dissequestro e i lavori di modifica debbano essere considerati una «vittoria» della Procura è presto detto: le modifiche dovranno servire ad eseguire l’operazione di reiniezione dell’acqua che viene estratta insieme al petrolio rispettando le norme.

L’inchiesta, infatti, si fonda anche sulla circostanza che, una volta emersa insieme al greggio, l’acqua non possa essere rimandata nel sottosuolo perché si tratta di un particolare tipo di rifiuto. Va prima trattato e poi rimandato giù. L’Eni si è sempre difesa sostenendo la legittimità dell’operazione, contemplata nelle autorizzazioni ricevute prima di estrarre il petrolio, che avviene ovunque con le stesse modalità. La posizione della Procura, però, è passata anche al vaglio del Tribunale del riesame, alcune settimane fa.

Ma l’Eni aveva già scelto - nonostante alcune riserve legate proprio alle autorizzazioni ricevute - di proporre modifiche tecniche in modo da far ripartire il centro oli: ecco perché il dissequestro è un punto di ripartenza per la compagnia petrolifera, che ha ribadito oggi sia di voler continuare a dare «massima collaborazione alla magistratura» sia la sicurezza di «chiarire la correttezza del proprio operato».

Infine, il dissequestro è una buona notizia anche per oltre 300 dipendenti diretti e per circa duemila indiretti, da due mesi nell’incertezza più assoluta sul loro futuro. Da oggi sanno che è scattato il conto alla rovescia per tornare al lavoro in Val d’Agri. E anche l’economia in generale della zona torna a vedere uno spiraglio, per non parlare dei diritti di sfruttamento, importantissimi per alcuni bilanci, a cominciare da quello della Regione Basilicata.

Dal punto di vista giudiziario, l’inchiesta sul petrolio non è da considerare finita. Anzi: i pm potentini stanno portando avanti gli interrogatori nell’ambito del cosiddetto «filone siciliano» e valutano gli elementi raccolti. Non è da escludere che decidano di «risentire» qualcuno degli indagati o delle persone informate sui fatti prima di tirare le somme di un’inchiesta tra le più delicate. 

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