Secondo gli «007» di via Arenula le cause di un tale provvedimento, sarebbero da ricercarsi nel «modo macrospicamente inadeguato» con cui De Magistris avrebbe gestito il suo ufficio.
Sul merito della questione sarà chiamato a pronunciarsi il Csm il prossimo 8 ottobre, valutando nello specifico l'effettiva sussistenza e l'incidenza della fuga di notizie dell'inchiesta sulle cosiddette «toghe lucane», un presunto comitato d'affari che avrebbe agito in diverse zone del territorio della Basilicata gestendo in maniera illecita finanziamenti di provenienza statale e comunitaria. Inopportune, a detta degli ispettori del Guardasigilli, sarebbero state anche le interviste rilasciate alla stampa a inchiesta ancora aperta da De Magistris, contribuendo a violare la segretezza che avrebbe dovuto caratterizzare l'intera inchiesta.
Come detto, a essere coinvolto nel polverone è stato anche il procuratore del capoluogo calabrese Mariano Lombardi, per mancata vigilanza, per avere cioè omesso di «interessarsi al procedimento penale denominato «Toghe Lucane» che nonostante fosse codelegato a lui al sostituto De Magistris, era di fatto gestito esclusivamente da quest'ultimo». Lombardi, infatti, non avrebbe provveduto a segnalare agli organi competenti la condotta «gravemente scorretta e di evidente rilevanza disciplinare» del suo sostituto.
A quanto si apprende Mastella avrebbe accolto solo in parte le richieste dei suoi ispettori che, oltre al trasferimento in via cautelare del sostituto procuratore De Magistris e del procuratore Lombardi reclamavano l'allontanamento urgente anche dei gip di Potenza Alberto Iannuzzi e Rocco Pavese, oltre al sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, ritenendo allo stesso modo condannabili le loro condotte nella vicenda.















