Giovedì 21 Marzo 2019 | 00:26

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ambiente

Altamura, sette «no»
al deposito nucleare

I consigli comunali di Altamura, Matera, Gravina, Santeramo, Irsina, Spinazzola e Poggiorsini metteranno nero su bianco di non essere candidabili ad ospitare il parco tecnologico in cui confluiranno le scorie nucleari

murgia

Murgia

di ONOFRIO BRUNO


ALTAMURA - Un unico «no» che vale per sette. Questo pomeriggio, alle 16.30, al Teatro Mercadante, si riuniranno in seduta congiunta i consigli comunali di Altamura, Matera, Gravina, Santeramo, Irsina, Spinazzola e Poggiorsini per dichiarare nero su bianco di non essere candidabili ad ospitare il parco tecnologico in cui confluiranno le scorie dell’eredità nucleare ed i rifiuti radioattivi. L’obiettivo è scongiurare del tutto la possibilità che il territorio murgiano, a cavallo fra Puglia e Basilicata, possa rientrare nei siti idonei.
I sette consigli approveranno un documento unitario in cui faranno richiesta alle rispettive Regioni di dichiarare le aree del territorio regionale e dei sette Comuni «non disponibili alla localizzazione del deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi e del Parco tecnologico».

Il documento sarà poi trasmesso al Consiglio dei Ministri, ai Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente ed alle rispettive Regioni. La questione è particolarmente delicata e tiene sul filo del rasoio alcune regioni italiane tra cui la Puglia e la Basilicata. Più volte è circolata l’ipotesi del territorio murgiano come idoneo ma ad oggi non c’è alcuna ufficialità in quanto non è stata ancora pubblicata la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi). L’iter, infatti, si è fermato di colpo sebbene si attendesse di conoscerla già entro la fine dell’estate. Tanto che la parlamentare altamurana del Partito democratico, Liliana Ventricelli, ha presentato una nuova interrogazione alla Camera dei deputati per «capire i motivi dei ritardi» e per «chiedere di rendere l’iter trasparente in modo da non creare timori e non alimentare spettri».

La procedura per la realizzazione del deposito nucleare prevede che i territori possano dichiarare di non candidarsi, di fatto escludendosi. Ed è quello che faranno i Comuni di Altamura, Matera, Gravina, Santeramo, Irsina, Spinazzola e Poggiorsini oggi. E’ prevista la partecipazione dei sindaci, dei rispettivi consiglieri comunali e di altre autorità nonché cittadini, associazioni e comitati che tengono alta la guardia.
Il consigliere regionale Gianni Stea (Schittulli-Ncd-Area Popolare) bolla il deposito nucleare come «velenoso regalo» da respingere «mostrando unità e compattezza», perché lo sviluppo del territorio è nella «direzione di un turismo ecocompatibile e di un ritorno alle tipiche attività legate all’artigianato e all’agricoltura».
La Sogin, società che ha le competenza sul nucleare italiano, descrive il deposito come una struttura che consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività. Dei circa 90mila metri cubi di rifiuti radioattivi, il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro.

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