WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno deciso di ristabilire piene e normali relazioni diplomatiche con la Libia e di aprire presto un'ambasciata a Tripoli. La Libia è stata, inoltre, tolta dalla lista degli Stati che «sponsorizzano» il terrorismo internazionale: una mossa che non ha applicazione immediata perché debbono trascorrere 45 giorni prima che diventi effettiva.
Avallate dal presidente George W. Bush, prese dal segretario di Stato Condoleezza Rice e annunciate dal sottosegretario David Welch, le decisioni odierne significano la chiusura di una parentesi di oltre 25 anni, durante la quale Usa e Libia non hanno dialogato, ma si sono a più riprese affrontate "manu militari".
Accadde nel 1986, quando Washington lanciò un raid aereo sul territorio libico, colpendo Tripoli e Bengasi, uccidendo 41 persone fra cui una giovane figlia adottiva del leader libico Muammar Gheddafi, come rappresaglia dopo un attentato a Berlino contro la discoteca "La Belle", compiuto da elementi legati al regime libico e costato la vita ad un militare Usa.
Dopo quei raid, la Libia lanciò contro Lampedusa due missili, che caddero in acqua a centinaia di metri dalla costa.
Nel 1988, agenti secreti libici, poi processati e condannati da un tribunale internazionale, compirono l'attentato contro il volo 103 della PanAm, esploso in volo all'altezza di Lockerbie, una località scozzese (270 le vittime, 259 a bordo del jumbo e le altre 11 a terra, in gran parte cittadini Usa).
Nel 2000, la Cia accusò Tripoli di avere armi di sterminio, un'affermazione che Gheddafi smentì. Ma la svolta nei rapporti tra i due Paesi si ebbe alla fine del 2003, quando la Libia, che s'era già assunta la responsabilità dell'attentato di Lockerbie e aveva accettato di pagarne gli indennizzi, concluse un accordo con Washington e Londra per rinunciare ai propri programmi nucleari e per armi di distruzione di massa.
Si era nel clima di tensione internazionale susseguente agli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001 e delle azioni militari in Afghanistan e in Iraq che sembravano, a quel punto, esserci rapidamente concretizzate in un successo.
Da allora gli Stati Uniti hanno progressivamente "sdoganato" la Libia, con una serie di passi d'avvicinamento successivi.
Welch ha oggi precisato che la decisione di ristabilire a pieno le relazioni diplomatiche e di riaprire l'ambasciata «è stata presa dopo che il Dipartimento di Stato ha seguito con attenzione e valutato il comportamento» di Tripoli, che ha fatto passi decisi nel prendere le distanze dal terrorismo.
La Libia ha salutato con favore la decisione americana: il ministro degli esteri di Tripoli Abdel Rahman Shalgham ha parlato di «una nuova pagina» nelle relazioni Usa-Libia.
In un'altra dichiarazione all'Ap, lo stesso ministro ha indicato che la mossa odierna non è una sorpresa e non è unilaterale, ma è il risultato «di contatti e negoziati, di un mutuo interesse, di accordi e comprensioni».
Per Welch, la decisione del Dipartimento di Stato «mostra che quando un Paese decide di aderire alle norme internazionali ne ricava dei benefici». Ma il ministro Shalgham osserva che «non è questione di ricompense, ma di interessi».
Chi non condivide la soddisfazione ufficiale americana e libica è l'opposizione in esilio, che parla di decisione «malaugurata», che «non aiuta il popolo libico che sta cercando, con l'assistenza internazionale di ottenere il rispetto dei diritti umani», ha detto dall'esilio egiziano Fayez Jibril, del Congresso nazionale libico. «Il colonnello Gheddafi userà questo avallo per stringere la presa su quanti aspirano alla libertà d'espressione e al diritto di avere una Costituzione».
Ma le risorse energetiche libiche e l'interesse per esse delle grandi Compagnie possono avere indotto Washington a chiudere un occhio sulle caratteristiche non democratiche del regime libico.
Lunedì 15 Maggio 2006, 21:05
25 Giugno 2025, 17:02
















