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«Fermo biologico eccessivo» I pescatori pronti alla rivolta

«Fermo biologico eccessivo» I pescatori pronti alla rivolta

«Fermo biologico eccessivo» I pescatori pronti alla rivolta

 
«Fermo biologico eccessivo» I pescatori pronti alla rivolta

Domenica 14 Luglio 2013, 09:44

03 Febbraio 2016, 03:15

di ANTONIO GALIZIA 

MOLA DI BARI - «Non possono esserci pescatori di serie A e pescatori di serie B. Dateci date uguali agli altri compartimenti marittimi, e più giorni di pesca». Le marinerie di Mola, Santo Spirito e Bari sono in subbuglio. Le delegazioni si sono riunite nel porto di Mola per manifestare il proprio malcontento e annunciare lo stato di agitazione. I pescatori contestano le disposizioni, contenute nel decreto numero 15546 dell’11 luglio scorso, a firma del Ministro delle politiche agricole e forestali Nunzia De Girolamo, che stabilisce i termini del fermo pesca.

Per le marinerie del Sud Barese, il ministero ha fissato il fermo biologico (viene così definita la sospensione delle attività di pesca per favorire il ripopolamento del mare) per 42 giorni, dal prossimo 5 agosto al 15 settembre, rispetto ai 30 giorni (dal 30 settembre al 29 ottobre) del compartimento che in Puglia comprende Brindisi, il Salento e la costa jonica, lasciando i mercati a secco di prodotti ittici proprio nel momento di maggiore richiesta. «Non ci stiamo a una discriminazione senza senso né supporto scientifico e tecnico - attacca Nicola Parente, armatore di Mola e tra i portavoce della protesta -. Considerato che le nostre marinerie operano nelle stesse zone di pesca di quella brindisina, chiediamo al ministro De Girolamo e a tutti gli organi preposti l’immediato riconoscimento delle stesse condizioni e dello stesso periodo di fermo - rimarca -, per non penalizzare gli operatori di questa zona e per non vanificare i benefìci del fermo stesso».

Aggiunge Rino Bufano, armatore di Santo Spirito: «Questo decreto aggrava una situazione già resa difficile dalle norme che impongono divieti sulla cattura di taglie minime, dal caro gasolio arrivato a 80 centesimi il litro e dal limite di 3 giorni di lavoro alla ripresa post fermo biologico rispetto ai 5 giorni la settimana concessi agli altri compartimenti».

Incalza Lino Manfredi, della cooperativa Conenna di Mola: «Con 12 giorni di lavoro la settimana e l’o bbligo al pagamento di contributi per 26 giorni al mese - lamenta - non ce la facciamo ad andare avanti. Il ministro ci dica se la vera volontà di questo decreto è quella di ripopolare i fondali o di farci cessare le attività», taglia corto. Dopo l’incontro, le delegazioni hanno convenuto che se non saranno ascoltate, insceneranno forme di protesta senza escludere il rifiuto della consegna dei documenti alla Capitaneria il 5 agosto e la continuazione della pesca.
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