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Diego Armando Maradona dopo 14 anni torna a Napoli e la città impazzisce

09 Giugno 2005

Diego Armando Maradona dopo 14 anni torna a Napoli NAPOLI - No, non sono affatto passati 14 anni. Diego Armando Maradona oggi a Napoli e questa sera al San Paolo, lo stadio delle gioie, poche, e dei tormenti dei tifosi napoletani, c' è tornato per l'addio al calcio di Ciro Ferrara ma il lungo esilio non ha per niente scalfito lo straordinario legame di amore della gente verso un campione immenso che ha dato alla città emozioni e vittorie.
No, quello di Maradona a Napoli non è stato affatto il ritorno del figliol prodigo. Il campione argentino non ha nulla da farsi perdonare ai suoi tifosi che gli hanno concesso tutto, anche le tante sregolatezze, a fronte del genio che ha saputo profondere in campo. Il flash back dei ricordi dei tifosi in lacrime che oggi lo hanno atteso in città ha riportato con la mente esattamente al 5 luglio del 1984 quando Maradona, arrivato a Napoli al termine di una estenuante trattativa con il Barcellona, fu presentato al San Paolo, davanti a 60 mila spettatori. Maglietta bianca, pantalone azzurro, sciarpa del Napoli subito al collo, al centro di uno stadio osannante: bastarono pochi tocchi al pallone per il primo boato, i cori, le canzoni a lui dedicate. Da allora il San Paolo divenne uno stadio azzurro, un solo colore di bandiere e sciarpe, almeno finchè non vennero i tempi bui e gli anni del declino. Era l'inizio di una straordinaria avventura per il Napoli. Due scudetti, una Coppa Uefa, una Supercoppa, una Coppa Italia ma soprattutto la capacità, assieme a compagni di prim'ordine, calciatori veri, da Careca a Giordano, solo per citare gli altri due componenti del tridente d'attacco, di fare del 'ciucciò una squadra rispettata da tutti, capace di affrontare compagini fino a quel momento più forti, di tenere loro testa e di batterle. Certo, l'inizio non fu facilissimo, i risultati vennero dopo un po' e furono notevoli.
Alla mente, nel giorno delle emozioni, tornano oggi, tanti dei quali straordinari. Come quelli contro la Lazio, nell'84-85: i romani furono sconfitti 4-0 con una tripletta del Pibe che segnò un gol direttamente da calcio d'angolo ed un altro con un pallonetto da fuori area. Ma il vero e proprio spartiacque, il gol che riscattò il Napoli da anni di insuccessi contro il nemico allora più odiato, la Juventus arrivò nell'85-86 quando Maradona, su punizione, segnò la rete che consentì al San Paolo di sconfiggere la Vecchia Signora. Lo stadio sembrò crollare per l'entusiasmo. L'anno dopo, il primo scudetto segnato anch'esso da grandi gol come quello contro la Sampdoria con un colpo di testa in tuffo, quasi tagliando l'erba del Marassi e un altro scartando tutta la difesa del Milan per il 2-1 decisivo. Quel Napoli, da allora, oltre che grazie alle invenzioni di Maradona, andò avanti, quasi d'inerzia, grazie alla sua forza, alla capacità di credere che ogni risultato era possibile. Ed era possibile anche qualche insuccesso come l'aver perso uno scudetto già vinto, consegnato al Milan stellare di Gullit, Van Basten e Rjikard. C'erano gli insuccessi ma anche i momenti difficili, le polemiche con lo storico patron Ferlaino, le litigate e il gelo con gli allenatori, Bianchi e Bigon, gli allenamenti saltati. Ma Maradona, dicono i suoi compagni di ieri e di oggi, mai in campo mancò di rispetto a un avversario. Era un generoso. In una partita, dopo aver scartato mezza squadra avversaria, passò la palla a un compagno per farlo segnare. In più di un'occasione fu visto retrocedere in difesa a difendere, con gli altri, un risultato di vantaggio. Il bello era il mezzo per raggiungere la vittoria: anche allenarsi a Soccavo con un limone gli serviva.
Gioie e dolori si alternavano, in una bilancia dettata dal destino. C'erano le amarezze come quella legata alla vicenda della paternità di Diego jr e soprattutto la più grande di tutte, quella che lo portò via da Napoli, quandò risultò positivo all'antidoping dopo una partita interna col Bari. Quattordici anni dopo Maradona è tornato. Ma in molti si chiedono se era mai andato via.
Franco Tortora
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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