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IL CASO

Tentato omicidio al boss Francavilla e al figlio, fermato imprenditore di Foggia

Tentato omicidio al boss Francavilla e al figlio, fermato imprenditore di Foggia

I rilievi della Scientifica a Nettuno (foto Ansa)

Il provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti di Fratianni dopo l'assalto fallito nella casa di Nettuno dove il pregiudicato è agli arresti domiciliari

06 Agosto 2022

Redazione online

FOGGIA - Provvedimento di fermo nei confronti dell'imprenditore foggiano 56enne Antonio Fratianni, poiché gravemente indiziato, quale esecutore materiale, del tentato duplice omicidio, pluriaggravato commesso a Nettuno (Roma) il 2 marzo 2022 in danno del boss Antonello Francavilla e di suo figlio quindicenne. E' l'atto emesso dalla Squadra Mobile di Roma e di Foggia, coadiuvate dagli agenti della Squadra Mobile di Trieste, dando esecuzione alla sanzione emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Antonello Francavilla è ritenuto al vertice della «società foggiana» (la mafia che opera a Foggia), e del figlio 15enne. La mattina del 2 marzo scorso Francavilla venne raggiungo da numerosi colpi di arma da fuoco e nella raffica di proiettili venne ferito accidentalmente anche il figlio di quest’ultimo. Il fermo di Fratianni è una costola dell’operazione con cui il 21 luglio scorso gli agenti hanno arrestato sette persone tra cui l’altro boss, Emiliano Francavilla ritenuto al vertice del clan Sinesi-Francavilla, perché avevano progettato di uccidere la sera del 26 giugno proprio l’imprenditore edile foggiano. Agguato poi sventato grazie al tempestivo intervento della polizia. A quanto si apprende dalle indagini il movente del duplice tentato omicidio si celerebbe dietro una importante somma di denaro, circa 600mila euro che Fratianni avrebbe dovuto restituire ad Antonello Francavilla.

In particolare, il 2 marzo 2022 Francavilla e il minore venivano attinti da numerosi colpi di arma da fuoco all’interno di un’abitazione sita a Nettuno in via Greccio 14, ove lo stesso era sottoposto agli arresti domiciliari. La serrata e tempestiva attività d’indagine avviata dalla Squadra Mobile capitolina e dall’omologo ufficio investigativo di Foggia, con il coordinamento della D.D.A. di Roma, ha consentito di ricondurre l’episodio delittuoso ad ambienti criminali foggiani e di individuare in Antonello Francavilla l’obiettivo principale dell’agguato, accertando l’accidentalità del coinvolgimento del figlio. Elementi utili all’individuazione dell’autore del delitto sono stati acquisiti anche attraverso il proficuo collegamento investigativo tra la Direzioni Distrettuali Antimafia di Roma e Bari. Dalle risultanze di altra attività d’indagine della Procura di Bari, infatti, è emersa la figura dell’odierno indagato, le cui dichiarazioni, correlate alla ricostruzione dei suoi spostamenti in occasione dell’evento criminoso del 2 marzo hanno evidenziato una connessione con l’esecuzione dell’azione delittuosa.

Ulteriori indizi probatori sono emersi dagli sviluppi investigativi di un successivo procedimento instaurato presso la D.D.A. del capoluogo pugliese, relativo alla pianificazione dell’omicidio dell’imprenditore ad opera di sette soggetti - tra i quali un esponente di primissimo piano della consorteria mafiosa «Sinesi-Francavilla» - componenti un commando determinato ad uccidere la vittima designata. Nei loro confronti lo scorso 21 luglio, la Squadra Mobile di Foggia ha eseguito un provvedimento di fermo disposto dalla D.D.A. di Bari – poi convalidato dal Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia, competente per la procedura di convalida, che ha altresì emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i delitti di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina, tutti aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa.

Di estrema rilevanza, nell’ambito delle investigazioni, anche alcuni apporti dichiarativi che hanno contribuito a rafforzare la gravità del quadro indiziario in ordine all’individuazione dell’autore materiale, consentendo di risalire al movente del delitto, scaturente dalla mancata restituzione di un’elevata somma di danaro al Francavilla, dallo stesso prestata all’odierno indagato. Conseguentemente sono state individuate anche le motivazioni alla base del recente fallito agguato nei confronti dell’imprenditore, derivanti dal tentato duplice omicidio verificatosi a Nettuno.

L’indagato, irreperibile sul territorio italiano all’atto di emissione del provvedimento di fermo, lo scorso 2 agosto, subito dopo aver varcato il confine italiano, è stato rintracciato a bordo di un veicolo mentre transitava sull’autostrada A4 Torino-Trieste e fermato all’altezza dello svincolo di Duino, nel Triestino. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste, a seguito di convalida del fermo, richiesta dalla Procura del capoluogo friulano, competente per territorio, in data odierna nei confronti dell’arrestato, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Quarantaquattro anni, foggiano, Antonello Francavilla sta scontando agli arresti domiciliari condanne definitive per una pena complessiva di 13 anni e 4 mesi di reclusione sia per il concorso nell'importazione di 300 quintali di hashish dal Marocco, via Spagna, a Foggia, sia per associazione mafiosa. E' stato inoltre condannato (e pende il ricorso in cassazione) a sei anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I DETTAGLI -  Subito dopo essere scampato miracolosamente all’agguato, Antonello Francavilla, ritenuto al vertice dell’omonimo clan Foggiano, dichiarò agli inquirenti che quella mattina del 2 marzo scorso era al telefono quando sentì bussare alla porta. Dall’altra parte un uomo si qualificò come poliziotto, ma quando gli aprì la porta venne travolto da una pioggia di proiettili. Si nascose in camera per ripararsi. Il boss ha raccontato agli inquirenti di aver urlato al figlio di nascondersi. Ciò nonostante quest’ultimo, di appena 15 anni, rimase gravemente ferito. Una ricostruzione che all’epoca dei fatti non convinse gli agenti di polizia.

A seguito delle indagini che hanno portato al fermo di Antonio Fratianni, l’imprenditore edile di 56 anni accusato di essere l’autore materiale del duplice tentato omicidio, i poliziotti hanno ricostruito con esattezza la dinamica dell’agguato. Quella mattina Fratianni si recò a casa a Nettuno di Francavilla, dove quest’ultimo stava scontando i domiciliari. Mentre lo stesso Francavilla stava preparando un caffè, Fratianni avrebbe estratto la pistola e fatto fuoco colpendo accidentalmente anche il figlio, che è stato dimesso dopo diverse settimane di ricovero in ospedale ma le cui condizioni di salute restano preoccupanti. Il giorno seguente all’agguato, il 3 marzo scorso, l’imprenditore si è recato presso la sede della Dia di Foggia, dichiarando di essere vittima da anni di estorsioni da parte di Antonello Francavilla.

L’accusa si poggia principalmente sulle dichiarazioni rese da Domenico Sollazzo, dipendete «infedele» di Fratianni, colui il quale nella pianificazione dell’agguato allo stesso imprenditore (che si sarebbe dovuto consumare il 26 giugno scorso), ha ammesso di essere stato costretto da Emiliano Francavilla e Michele Ragno a piazzare un gps sotto l’auto di Fratianni. Inoltre le analisi dei tabulati telefonici dimostrerebbero la presenza di Fratianni sul luogo del duplice tentato omicidio.

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