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In Puglia e Basilicata

L'INCHIESTA

Il 5 per mille tutto al Nord, alla Puglia solo 13 milioni

Il 5 per mille tutto al Nord, alla Puglia solo 13 milioni

L'ospedale dedicato a San Pio a San Giovanni Rotondo

L’ospedale di San Giovanni Rotondo è l’unico a superare quota 1 milione di euro e un anonimo Paperone «premia» il Rugby di Taranto

27 Giugno 2022

Massimiliano Scagliarini

Una torta da 500 milioni di euro che, però, si fermano soprattutto al Centro-nord. Anche nel 2021 il meccanismo del 5 per mille, la quota Irpef dedicata al terzo settore, premia i big nazionali e lascia poco o nulla al Mezzogiorno e - in particolare - alla Puglia: tra i primi 1.000 percettori appena 36 sono pugliesi, soltanto uno supera il milione di euro e altri 10 incasseranno più di 100mila euro. Nel complesso questi primi 36 enti porteranno a casa circa 4,49 milioni di euro, mentre il totale generale del contributo destinato alla Puglia supera di poco i 13 milioni di euro: la quota maggiore (4,7 milioni) finirà in provincia di Bari, seguita da Foggia (3,4 milioni) e Lecce (1,9 milioni). Bari è peraltro la seconda provincia del Mezzogiorno dietro Napoli (che però pesa il doppio), mentre a Foggia (ora vedremo perché) arriva la stessa cifra destinata a Palermo.

La novità è allo stesso tempo positiva e negativa, perché - dopo una stretta che l’Agenzia delle Entrate ha messo in campo anche avvalendosi della Finanza - sono state ridotte in maniera considerevole le frodi. Ma allo stesso tempo, il sistema continua a privilegiare i soggetti più grandi, quelli che organizzano campagne milionarie basate su spot televisivi per convincere i cittadini a firmare a proprio favore. Del resto i beneficiari iscritti nel 2021 sono circa 72.500, dei quali 8mila non percepiranno nemmeno un centesimo. Ma il 16% del totale è spalmato su 17 soggetti (prima in classifica è l’Airc con 67,9 milioni) prevalentemente legati alla ricerca scientifica e all’assistenza sanitaria o - in misura minore - all’ambiente. E in questo non fa eccezione la Puglia, dal momento che il «vincitore» della gara per il 5 per mille è Casa sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, l’ospedale ecclesiastico che ha ricevuto la scelta di 26.300 contribuenti e quindi incasserà circa 1,2 milioni di euro (è al 37° posto in graduatoria assoluta). Il numero due della graduatoria è sempre sul Gargano e sempre vicino al mondo ecclesiastico: la Fondazione «Voce di Padre Pio», cioè i Frati minori cappuccini che gestiscono tra l’altro l’omonima tv dedicata al santo, hanno ottenuto altre 13mila firme che valgono poco meno di 400mila euro. Un altro soggetto giuridico dedicato al santo di Pietrelcina, che gestisce la mensa dei poveri di Foggia, percepirà circa 73mila euro.

Negli anni passati in Puglia il meccanismo del 5 per mille è stato al centro di manovre poco limpide, che hanno portato enti privati con apparenti finalità di beneficenza a ottenere cifre molto rilevanti. Il sistema, ricostruito dalla Finanza a seguito di segnalazioni della Agenzia delle Entrate, era basato sulla collaborazione di Caf compiacenti che aggiungevano il codice fiscale del beneficiario «amico» tutte le volte che il contribuente non indicava una propria scelta. Una vera e propria truffa che si smaschera facilmente (basta incrociare il codice fiscale del beneficiario con quello dell’intermediario fiscale) e che in passato ha portato a bloccare l’erogazione dei contributi a un ente privato piuttosto noto. Oggi ci sono controlli automatici che rendono più difficili certi «giochini»: l’ente di cui parliamo è ancora presente in classifica ma è caduto nelle retrovie.

Tornando alla Puglia, è molto forte la presenza di istituti di ricerca scientifica. Al terzo posto c’è infatti l’Irccs Oncologico di Bari (222mila euro), poi ci sono la Lilt di Lecce (124mila euro), l’Irccs di Castellana Grotte (108mila euro) e - molto più in basso - il «Panico» di Tricase (54mila euro). Fuori da questo schema ma sempre nel mondo del volontariato legato ai bisogni di cura, al quarto posto per importo percepito c’è l’associazione di volontariato Micro Italia di Gravina che si occupa di malattie croniche intestinali (12mila firme che valgono 222mila euro), davanti alla Amopuglia di Bari che presta assistenza domiciliare ai malati oncologici (5.051 scelte per 159mila euro).

Alla gara del 5 per mille partecipano anche le università, ma con cifre assolutamente non rilevanti. Al primo posto c’è quella di Lecce che batte i colleghi di Bari di una manciata di euro (50.747 contro 47.716 euro), davanti a Foggia che si ferma a 43mila euro. Qui la curiosità è legata alla media del contributo percepito per singolo sottoscrittore, dato che fornisce una idea di quale sia l’Irpef dell’interessato: quella dei «beneficianti» dell’Università di Bari (che ha avuto 767 firme) è di 49,73 euro pro-capite ed è la più alta tra la media Irpef dei percettori più importanti, davanti proprio all’Università di Lecce con 41,86 euro di contributo pro-capite. E’ dunque ipotizzabile che a firmare per il 5 per mille siano stati gli stessi dipendenti universitari. Da questo punto di vista, negli elenchi c’è una società sportiva, la Rugby Taranto, che otterrà 1.095 euro a fronte di una sola firma, mentre una associazione di promozione sociale (Rigenera di Bari) otterrà circa 900 euro a fronte di due scelte che valgono in media 450 euro l’una: significa che nel 2021 l’anonimo amante della palla ovale ha accumulato 219mila euro di imposte sul reddito.

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