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Il caso

Da Bari a Mosca: il giallo della reliquia che piaceva allo «zar» Putin

Putin e la reliquia di San Nicola

L’invio dei resti di San Nicola al patriarca Kirill nel 2017. La Chiesa ortodossa sollecitò il Papa

21 Maggio 2022

Michele Partipilo

BARI - «Non ho nulla da dichiarare». La riservatezza di monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo emerito della Diocesi di Bari-Bitonto è inespugnabile. Per chi lo conosce non è una novità, ben sapendo quanto sia attento a misurare l’uso e il peso delle parole. Men che mai sarebbe intervenuto in un caso controverso come quello della presunta truffa per l’acquisto di un palazzo a Londra da parte della Santa Sede e che vede tra gli imputati il cardinale Angelo Becciu. Il nome di mons. Cacucci – come riferito ieri dalla Gazzetta – è emerso infatti durante l’udienza nel processo con altri nove imputati tra finanzieri, funzionari vaticani, un sacerdote, e l’esperta di intelligence Cecilia Marogna. Proprio quest'ultima, in una deposizione letta dal suo avvocato in aula, sostiene di aver fatto da tramite con emissari inviati da Putin. Il loro obiettivo: chiedere che venissero donate a titolo definitivo le reliquie di San Nicola portate in Russia durante il trasferimento temporaneo dal 22 maggio al 28 luglio 2017, quando per la prima volta in 930 anni un frammento del corpo del Santo aveva lasciato Bari.

Stando al suo racconto, Marogna si sarebbe fatta tramite della richiesta russa con il cardinale Becciu, che avrebbe ricevuto gli inviati russi e che avrebbe chiesto a papa Francesco un’opinione in merito. Tuttavia – sempre secondo la versione dell’imputata – fu lo stesso cardinale a riferire che le reliquie potevano essere donate solo dal loro custode, cioè mons. Cacucci. Il quale, sentito sempre da Becciu, avrebbe opposto un netto rifiuto.

Già nel 2017, quando su richiesta del patriarca Kirill il papa acconsentì al trasferimento temporaneo della reliquia (un frammento di 13 centimetri di una costola sinistra del Santo) molti baresi erano scettici sulla sua restituzione. Le cose per fortuna andarono come previsto e la costola tornò nella tomba del vescovo di Myra. Subito dopo, vista l’enorme partecipazione popolare, con lo stesso Putin accorso a venerare la reliquia nella cattedrale del Cristo Salvatore, sarebbe arrivata la richiesta di donazione.

Se è vero che mons. Cacucci si è trincerato dietro il no comment è altrettanto vero che nelle dichiarazioni della Marogna affiorano alcune incongruenze. La prima e più vistosa è che né mons. Cacucci né un qualunque altro vescovo possono disporre a loro piacimento di reliquie o altri beni devozionali. L’arcivescovo di Bari è delegato pontificio per la Basilica di San Nicola e dunque risponde al Papa e solo a lui per tutto ciò che concerne la venerazione del Santo, a maggior ragione se si tratta di un tema così delicato come la cessione delle reliquie. In proposito va detto che non sono infrequenti richieste di donazioni di reliquie o di trasferimento temporaneo: giungono tanto a Bari quanto in altre località che custodiscono i resti di santi particolarmente venerati (Assisi, Padova, Cascia, Roma…). Quindi se richiesta davvero c’è stata, non poteva essere mons. Cacucci da solo a decidere e sicuramente ne avrà parlato con il Pontefice.

Altro elemento singolare nella versione della Marogna è che sia stato Putin a chiedere la donazione delle reliquie, quando invece un’istanza di Kirill – visto il particolare momento storico e a quel tempo la grande vicinanza con Francesco – sarebbe stata più considerata. Il patriarca russo, infatti, criticato dai suoi per l’incontro con il Papa a Cuba nel 2016, per recuperare consensi e credibilità, non aveva esitato a chiedere il trasferimento temporaneo della reliquia. E Francesco aveva acconsentito, ma solo dopo aver consultato mons. Cacucci.

Si ha l’impressione che mescolare la devozione del popolo russo a San Nicola, i rapporti con Bari e le presunte volontà di Putin alla già intricata vicenda processuale imperniata sulla figura del cardinale Becciu serva a confondere ulteriormente le acque. Una delle più efficaci tecniche per costruire fake news consiste nell’intrecciare fatti veri con fatti veri ed è quello che sembra stia accadendo. Mai come in questo caso il silenzio di mons. Cacucci appare saggio e degno di apprezzamento.

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