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L'intervista

«La campagna vaccinale funziona: meno accessi ma la guardia resti alta»

L'osservatorio dal pronto soccorso del San Paolo

«La campagna vaccinale funziona meno accessi ma la guardia resti alta»

BARI - «Non bisogna abbassare la guardia. Se si continuano a tenere comportamenti responsabili, con il contributo fondamentale delle vaccinazioni, ne possiamo uscire».
Il dottor Guido Quaranta, direttore facente funzioni del pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, fa previsioni ottimistiche per il futuro. Tutto, però, a condizione che l’allentamento delle restrizioni non venga interpretato come un liberi tutti.

Dottor Quaranta, com’è la situazione attuale nel vostro ospedale?

«Attualmente abbiamo due reparti aperti, area medica Covid e pneumologia Covid, mentre prima erano tre. I posti occupati sono rispettivamente 18 e 16. C’è anche un altro reparto al Sant’Elia dove ci sono 16 letti per i malati più quattro o cinque postazioni per i pazienti per i quali non è ancora stata accertata la positività: qui i posti occupati complessivamente sono soltanto due. Devo specificare però che nessuno si trova in gravi condizioni».

Il progressivo calo dei contagi avrà certamente avuto le sue ripercussioni anche sugli accessi al pronto soccorso…

«Assolutamente sì. Nell’ultima settimana c’è stato un calo piuttosto drastico. Prima arrivavano circa dieci pazienti al giorno, adesso un paio. Venerdì sono arrivate due persone giovani, una di 39 e l’altra di 46 anni, entrambe non vaccinate e senza patologie pregresse. Non sono gravi però necessitano di cure adeguate. Ormai è cambiata la tipologia degli utenti, e questo senza dubbio è merito della campagna di vaccinazione. Gli anziani, la categoria più fragile, ormai sono quasi tutti vaccinati e in ospedale non ne arrivano più. In casi rarissimi abbiamo visto casi di persone vaccinate con una dose finire in pronto soccorso, e in ogni caso avevano sintomi molto lievi. La Regione sta facendo uno sforzo incredibile per vaccinare quanta più gente possibile, la macchina organizzativa è stata molto efficiente».

A breve i reparti Covid saranno riconvertiti. Come vi state organizzando?

«Siamo in attesa di conoscere dalla Regione quali saranno i provvedimenti che dovremo adottare. Noi mercoledì abbiamo fissato una riunione con il direttore sanitario per decidere il da farsi. Poi decideremo nel dettaglio quali azioni intraprendere. Nell’attesa di indicazioni più specifiche è stato abbozzato un cronoprogramma. In primo luogo dovremo dimettere i pazienti non gravi che possono proseguire la terapia a casa. In media l’ospedalizzazione da Coronavirus dura circa 15 giorni, per cui a breve queste persone saranno dimesse oppure trasferite in apposite strutture post Covid».

Teme che con l’allentamento delle restrizioni la curva dei contagi potrebbe risalire?

«I ragazzi devono essere più attenti, anche perché non sono vaccinati Il Covid è un virus pericoloso, non una semplice influenza. Una parte dei pazienti ha complicazioni gravi anche dopo la malattia, i postumi non sono ancora ben conosciuti. Se assumiamo comportamenti dissennati, come ad esempio stare in una stanza affollata senza distanziamento né mascherina, i contagi torneranno a salire. Atteggiamenti molto disinvolti possono compromettere tutto. L’allerta deve rimanere alta».

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