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Emiliano apre uno spiraglio per un’intesa con i renziani

Il governatore: «Farò uno sforzo per riavvicinare governo e Italia Viva»

Caso Ilva, Emiliano: «L'accordo non mi soddisfa, manca la decarbonizzazione»

Michele Emiliano

BARI - Una disponibilità ad una ricucitura con il polo liberal-democratico che si va formando intorno a Matteo Renzi e Carlo Calenda, una apertura a Dario Stefano, e una nuova definizione dell’alleanza: Michele Emiliano, dopo la riunione del tavolo dei partiti e delle civiche che lo sostengono, ha scelto un lessico armonioso e dialogante per provare a spegnere i fuochi delle polemiche che hanno dilaniato il campo progressista.

«Sono pronto a fare uno sforzo, su presupposti di profonda revisione di elementi fondamentali. Se il problema della pacificazione tra Italia Viva e il Governo deve passare dalla Puglia, sono disposto a dare una mano. Bisogna ricucire a Roma, non è una questione pugliese. I pugliesi stanno tutti qua, in questa coalizione»: Michele Emiliano torna sui sui passi e apre uno spiraglio per il ritorno nella coalizione di Italia viva di Matteo Renzi, dopo aver chiuso al dialogo alla vigilia delle primarie. Il governatore rivendica la coerenza dello schema del governo romano, e l’identità tra la posizione della Regione e i provvedimenti assunti dal governo su Ilva con la decarbonizzazione, sulla Xylella e sulla Banca popolare di Bari. Ha anche riaffermato la sua propensione al dialogo con i Cinquestelle: «L’accusa che mi viene rivolta, di essere la punta avanzata della teoria che cuce Pd, M5S e sinistra è fondata: sono stato l’antesignano di questa alleanza che è quella sostiene il governo in carica, nella quale almeno Renzi sicuramente si riconosce. Peraltro qui in Puglia andiamo alle elezioni in modo separato rispetto al M5S, quindi siamo un passo in meno rispetto a quello che Renzi ha fatto nel Governo».
Al dissidente dem Dario Stefàno, inoltre, Emiliano ha offerto una sponda sul Psr: «Abbiamo trovato un Psr già esistente, che non prevedeva per esempio la Xylella al suo interno, mentre le cose sono profondamente cambiate. Dobbiamo quindi portare nel nuovo Psr grossi profili di innovazione. Tutti i militanti del centrosinistra saranno coinvolti e mi auguro che Dario Stefàno, con la sua esperienza, ci dia una mano anche alla luce delle sue competenze in materia agricola».

L’alleanza progressista cambia nome: questa è la scelta di Emiliano, condivisa anche da Sinistra italiana. «Non parleremo più di “centrosinistra” ma di “coalizione della Puglia”: il centrosinistra è generosamente impegnato a costruire qualcosa che vada oltre sé stesso, non con i trasformismi, ma con il programma e la determinazione a fare insieme delle cose». E in questo restyling lessicale, anche “le sagre” del programma potrebbero cambiare nome.
Emiliano è anche tornato sulle primarie: «Ho apprezzato le congratulazioni di Zingaretti, anche se mi aveva sempre detto che il candidato ero io e basta. Gli ho detto che noi siamo abituati alle primarie… Le abbiamo organizzate con spirito sportivo. Se le avessimo militarizzate, le avremmo delegittimate, trasformandole in una prova di forza».
«Puntiamo sui giovani e su una nuova generazione di sindaci che abbiamo tirato su. Da qui parte anche la storia di Antonio Decaro, che da assessore ora è un riferimento nazionale e lo stiamo mandando a New York per rimediare all’affaire orecchiette: è diventato classe dirigente della Puglia e dell’Italia»: il governatore ha puntualizzato come la sua scommessa politica si fondi sull’avere nelle liste molti sindaci, con i quali ha dialoga in questi anni. L’unica venatura polemica, Emiliano la riserva a Calenda: «I suoi sondaggi sulla Puglia? Non esistono. Poi siamo da sempre la terza coalizione, mentre nei duelli individuali va molto meglio…».

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