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I fatti del 2015-2016

Puglia, lettere esplosive ad aziende «firmate» da due anarchici presi a Torino

In manette sono finiti un 34enne di Maglie e un 30enne di Foggia. Nel mirino anche l'azienda di ristorazione Ladisa

Puglia, lettere esplosive: dietro gli attentati due anarchici arrestati a Torino

BARI - Le lettere esplosive inviate tra il 2015 e il 2016 ad alcune aziende di Bari. Gli assalti e i volantinaggi contro le sedi della Ladisa. Gli scontri durante le manifestazioni di protesta all'esterno dei centri per immigrati di Palese e Restinco. C'è un filo rosso che unisce la cellula anarchica smantellata la scorsa settimana a Torino e le attività della galassia antagonista in Puglia. Tra le sei persone finite in carcere la scorsa settimana durante lo sgombero dell'ex Asilo ci sono anche, secondo le indagini della Digos, le menti delle azioni di sabotaggio contro le strutture di accoglienza dei migranti: non solo quelle pugliesi, ma anche quelle lucane. 

Nell’elenco degli arrestati (l’accusa è, tra l’altro, di associazione sovversiva) figurano due anarchici pugliesi. Antonio Rizzo, 34 anni, di Maglie, e Lorenzo «Larry» Salvato, 30 anni, di Foggia, entrambi residenti a Torino e ritenuti animatori del centro sociale sgomberato. Insieme a loro una vecchia conoscenza dell’anarchismo e delle questure di mezza Italia, Giuseppe De Salvatore, più noto come Beppe Distrozione, passaporto svizzero e discendenza pugliese. Proprio dal trasferimento a Lecce di Rizzo e De Salvatore, dopo che nel marzo 2015 era stato notificato loro il divieto di dimora a Torino, parte - secondo le indagini - una lunga serie di atti intimidatori in Puglia.


Nel fascicolo della Digos di Torino è confluita infatti l’indagine aperta dal pm barese Giuseppe Gatti sulle lettere esplosive. La prima, il 12 agosto 2015, viene recapitata negli uffici dell’agenzia marittima «Lorusso&C» nel centro di Bari. Altre due, il 18 febbraio 2016, arrivano nelle sedi delle agenzie Asco di Bari e Morfini di Molfetta. Quattro giorni dopo, il Centro meccanografico postale di Bologna intercetta due buste destinate alla ManitalIdea di Bari e alla redazione romana di «Repubblica», quest’ultima contenente un messaggio di rivendicazione. L’ultimo plico esplosivo, l’8 marzo 2016, viene recapitato a Roma a una società collegata con la Ladisa ristorazione di Bari. Dietro molte di queste buste, e di quelle consegnate in altre parti d’Italia, potrebbe eserci una unica mano.


L’unica busta a provocare danni è stata quella inviata alla Lorusso, dove è rimasto ustionato in modo non grave il presidente della società. La chiave - secondo le indagini - è proprio la protesta anarchica nei confronti dei centri di rimpatrio. Sul blog Macerie (e poi tra i file contenuti nei computer sequestrati) la Digos ha trovato un opuscolo, intitolato «I cieli bruciano», che riporta l’elenco delle aziende appaltatrici dei centri di accoglienza di Bari e Brindisi. Le agenzie di viaggio, appunto, ma anche le imprese di costruzione responsabili della manutenzione e la Ladisa che gestisce la mensa del centro di Torino e che per questa è stata oggetto di azioni dimostrative degli anarchici all’esterno di alcune scuole del capoluogo piemontese. Secondo gli investigatori, quell’opuscolo è una sorta di «chiamata alle armi» delle altre realtà dell’anarchismo italiano: De Salvatore è intercettato al telefono mentre tiene i contatti con una cellula leccese, di cui fa parte anche una ricercatrice universitaria che vanta una lunga lista di denunce.


Gli anarchici gestiscono una serie di «telefoni delle espulsioni», le linee cellulari usate per tenere i contatti con i migranti ospiti dei centri. Il numero è scritto in volantini inseriti all’interno di palle da tennis che vengono lanciate al di là della recinzione. La Procura di Bari ha ascoltato per mesi il telefono di riferimento del Cie di Palese. Ed ha ascoltato una delle arrestate mentre spiega a un immigrato che «quello che facciamo noi da fuori è tipo rompere i coglioni alla ditta che si chiama Ladisa», perché - annota la Digos - «secondo loro trae profitto dai cittadini extracomunitari detenuti all’interno del Cie» e «l’intento del disturbo è quello di far recedere tale ditta dall’effettuare la fornitura». Sulla linea al servizio del Cie di Brindisi, la Digos barese ha ascoltato De Salvatore mentre detta la linea della protesta: «È bene che sia così che ci sia casino tutte le sere nei Cie perché quei posti devono essere distrutti, perché non è accettabile, fa schifo. Infatti la questione di bruciare i Cie è stata una questione che secondo me alla fine risultava vantaggiosa per quello. Perché se i Cie bruciano non ci sono posti e se non ci sono i posti non ci possono tenere la gente. Adesso ci troviamo nella situazione in cui di oggi se doveste bruciare un posto letto ci sarebbe un posto in meno. E non ci sarebbe nessun altro dove mettere quella persona»,


«Non è quindi una mera coincidenza», secondo il gip Silvia Salvadori di Torino, che dopo l’arrivo in Puglia di De Salvatore e Rizzo (fino all’arresto residente a Bologna), ritenuti i leader della cellula anarchica piemontese, siano cominciate «le prime azioni di protesta e/o criminose in solidarietà con gli stranieri» ospitati a Bari. Sempre il blog Macerie, il 9 luglio 2015, annuncia la campagna di azione contro il centro di Bari: la pomposa firma («Non facciamo parie di partiti politici, né dì associazioni. Non siamo giornalisti anzi... siamo alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere») è la stessa usata dal gruppo di Torino.

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