Giovedì 21 Febbraio 2019 | 14:53

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Dal Montenegro in Puglia

Contrabbando bionde in Puglia, dopo 25 anni prescritta anche associazione mafiosa

A 18 anni dall’inizio del processo, si chiude con una condanna, 14 assoluzioni, tre proscioglimenti e 32 non doversi procedere per prescrizione dei reati - anche di quello di associazione mafiosa - la vicenda relativa al presunto contrabbando di sigarette

sigarette contrabbando

foto d'archivio

BARI - A 25 anni dai fatti e a 18 anni dall’inizio del processo di primo grado, si chiude con una condanna, 14 assoluzioni, tre proscioglimenti e 32 non doversi procedere per prescrizione dei reati - anche di quello di associazione mafiosa - la vicenda relativa al presunto contrabbando di sigarette dal Montenegro in Puglia.

Nel processo, in cui la Dda di Bari contestava i reati di associazione mafiosa, contrabbando, armi, droga, riciclaggio e rapine, erano imputate 50 persone tra le quali l’imprenditore di Massa Carrara Giancarlo Corbelli, produttore di motoscafi offshore, e numerosi esponenti dei clan mafiosi della Sacra Corona Unita salentina e della Camorra campana.
Il processo è uno degli stralci scaturiti dalle indagini a carico del premier montenegrino Milo Djukanovic (la cui posizione fu archiviata perché godeva dell’immunità diplomatica).
Nei confronti di Corbelli, difeso dall’avvocato Nicola Lerario, i giudici del Tribunale di Bari hanno dichiarato «non doversi procedere per ne bis in idem», in quanto già giudicato e assolto per gli stessi reati. I fatti contestati dalla Dda di Bari risalgono agli anni 1994-1998.

Oltre ad alcune assoluzioni nel merito per reati di armi, droga e riciclaggio, i giudici hanno dichiarato prescritti i reati di mafia e contrabbando per molti esponenti di clan mafiosi, tra i quali il camorrista Ciro Armento e i salentini Salvatore Buccarella, Erminio Cavaliere e Giuseppe Rogoli.
Unica condanna, a 4 anni e sei mesi di reclusione per armi, è stata inflitta nei confronti del pregiudicato Domenico Velluto. Il Tribunale ha ordinato anche la restituzione agli imputati dei beni sequestrati anni fa, auto e somme di denaro, tranne una Ferrari appartenente ad uno degli imputati per mafia.

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