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Bari, cloro «sporco» ad Aqp: 2 arresti. In manette imprenditore, chieste 4 interdizioni

La perizia dell'Iss due anni fa. Manager Aqp rischia interdizione

Aqp, è tornata la Finanza  «Sul cloro analisi parziali»

BARI - Le forniture di cloro per i potabilizzatori di Aqp sono state truccate, con un prodotto destinato in realtà ad utilizzi industriali e non adatto per il consumo umano. Ne è convinta la Procura di Bari, che ha ottenuto gli arresti domiciliari per Donato D’Agostino, 62 anni, vicepresidente di Confindustria Bari e amministratore della omonima società barese di forniture chimiche, e del chimico Francesco Loliva responsabile del laboratorio interno. Le accuse dei pm Claudio Pinto e Luciana Silvestris, coordinati dall'aggiunto Lino Giorgio Bruno, sono state formulate anche sulla base di una perizia dell'Istituto Superiore di Sanità e riguardano 7 persone più la società Chimica D'Agostino in base alla legge 231: le ipotesi di reato, a vario titolo, sono turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture e truffa aggravata e continuata in danno di Acquedotto Pugliese (che risulta parte lesa). Un alto dirigente di Aqp, l'ex capo degli appalti Nicola Cianci, oggi alla guida di Aseco (la società che gestisce i rifiuti) rischia invece l'interdizione.
L’operazione condotta dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della Finanza di Bari al comando del colonnello Pierluca Cassano, è stata chiamata “Labarraque” ed è partita dalla denuncia di un concorrente della Chimica D’Agostino che aveva partecipato alle procedure di appalto svolte dal 2012 al 2016.

Il gip Abbattista ha anche disposto il sequestro di 1,1 milioni di euro ritenuti profitto del reato. "Dalle indagini - secondo il comandante provinciale delle Fiamme gialle, Nicola Altiero - è emerso un quadro di grave alterazione delle procedure di gara, in base a cui la società D'Agostino non avrebbe nemmeno potuto partecipare a quel tipo di appalto perché non in possesso dei requisiti previsti dal capitolato. Eppure poteva contare sulla benevolenza di alcuni dipendenti di Acquedotto Pugliese". Per i quattro (l'ex dirigente degli appalti, Maurizio Cianci, e i funzionari Marco Scannicchio, Vincenzo Introna e Nicola Troccoli, nel frattempo trasferiti ad altro incarico, cui è contestato anche il falso in atto pubblico) la Procura ha chiesto l’interdizione: il gip deciderà dopo l’interrogatorio. Per quanto inizialmente l'accusa avesse ipotizzato anche un attentato alla sicurezza alimentare, in conseguenza dell'uso di cloro industriale, i successivi accertamenti disposti dalla Procura di Bari hanno escluso ogni possibile rischio: l'acqua che arriva nei rubinetti pugliesi, e che viene sottoposta a continui campionamenti, è assolutamente sicura e in linea con i parametri di legge. Tuttavia - in base agli atti di indagine - il prodotto venduto da Chimica D'Agostino (la cui linea di difesa smentisce questo assunto, sostenendo di aver rispettato le leggi vigenti) non era conforme a quanto richiesto: l'azienda dichiarava di produrre in proprio la sostanza ma invece acquistava cloro industriale al 18%, contenente impurità come i bromati, e lo sottoponeva poi a diliuizione per portarlo al 12% richiesto: le perizie svolte durante l'indagine hanno però evidenziato che a volte la concentrazione del prodotto consegnato era dell'8-9% in quanto Aqp non svolgeva alcun tipo di verifica. La situazione - spiegano fonti dell'azienda - è comunque cambiata: ora il cloro (fornito da altra azienda) viene regolarmente monitorato.

GLI ARRESTATI NON RISPONDONO AL GIP -  Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Donato D’Agostino, amministratore unico e rappresentante legale della 'Chimica D’Agostinò e Francesco Loliva, responsabile del laboratorio interno della società, da ieri agli arresti domiciliari su disposizione della magistratura barese per i reati di turbata libertà degli incanti aggravata continuata, frode nelle pubbliche forniture continuata e truffa aggravata continuata in danno di Acquedotto Pugliese. L'inchiesta riguarda nove presunte gare truccate risalenti agli anni 2012-2016 per la fornitura di ipoclorito di sodio destinato alla potabilizzazione dell’acqua. Negli interrogatori di garanzia dinanzi al gip del Tribunale di Bari Giovanni Abbattista, entrambi gli indagati, difesi dagli avvocati Alessandro Dello Russo e Michele Laforgia, hanno dichiarato di non essere in grado di rispondere, considerata la complessità delle accuse, la mole dell’ordinanza, l'impossibilità di esaminare gli atti di una indagine che è durata ben quattro anni e di accedere alla documentazione aziendale, riservandosi di farlo in seguito. L’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dai pm Luciana Silvestris e Claudio Pinto, ha accertato irregolarità nelle procedure di gara con la falsificazione della documentazione e delle analisi di laboratorio e fornendo in alcuni casi un prodotto con una concentrazione di cloro al di sotto di quella prevista dalla norma. Nell’inchiesta risultano indagate complessivamente 13 persone, tra le quali anche funzionari di Aqp. Per quattro di loro, Nicola Troccoli, Vincenzo Introna, Maurizio Cianci e Marco Scannicchio, la Procura ha chiesto l’interdizione che sarà valutata dal gip dopo gli interrogatori che si terranno i prossimi 16 e 17 gennaio.

TROVATE BOTTIGLIE D'OLIO A FUNZIONARIO - Ventisette bottiglie di olio extravergine di oliva prodotte dalla masseria 'Ciura' riconducibile all’imprenditore barese Donato D’Agostino furono trovate dai finanzieri a casa del funzionario di Aqp Nicola Troccoli durante una perquisizione nel giugno 2015, nell’ambito dell’indagine su presunte gare truccate per forniture di ipoclorito di sodio destinato alla potabilizzazione delle acque. Si tratta di «elementi non idonei ad integrare indizi di reato di corruzione - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Giovanni Abbattista - ma sicuramente utili a dare conto della collusione» tra il pubblico ufficiale, segretario delle commissioni di gara, e l’imprenditore. "L'ennesimo cadeau - scrive il gip - consegnato strategicamente al funzionario per garantirsi il favore della sua funzione in ogni momento». Nell’ordinanza il giudice sottolinea «i rapporti privilegiati intercorrenti con funzionari e dipendenti di Aqp» e "un atteggiamento benevolo degli stessi».

«Con tali condotte - spiega il gip - la società barese creava i presupposti per una sorta di monopolio di fatto nella fornitura di ipoclorito di sodio, pur somministrando un prodotto non conforme, per qualità, alla normativa di riferimento, quindi non adatto al processo di potabilizzazione, e corrompendo ed adulterando, di conseguenza, le acque destinate all’alimentazione. Il tutto - conclude - nella pressoché totale assenza di controlli o procedure di verifica sulla qualità del prodotto e sul titolo percentuale di concentrazione dell’ipoclorito». L’attualità del pericolo di reiterazione, anche se gli investigatori rassicurano sui rischi per la salute pubblica, deriverebbe dal fatto che la società è ancora impegnata in forniture «in esecuzione di contratti conclusi nel febbraio 2018».

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