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In Puglia e Basilicata

La polemica

Tap, il gasdotto infiamma il M5S
«Elettori traditi». Emiliano: ci sono io
Vd: Dibattista disse: via in 15 giorni

Tap o non Tap: il dilemma del Movimento 5 stelle

In rivolta i comitati no tap in Puglia dopo le scarse speranze di un blocco dell'opera. Il sindaco di Melendugno: bloccate i lavori. Entro domani il Governo decide

16 Ottobre 2018

Graziana Capurso

LECCE  - Tap o non Tap questo è il dilemma (politico) che si sta abbattendo sul Movimento 5 Stelle. Una battaglia che non si gioca in Puglia, anzi in Salento, ma in tutta Italia diventando una roulette russa per una delle due forze al governo del Paese. Dopo l'incontro voluto dal premier Giuseppe Conte ieri, lunedì 15 ottobre, a Palazzo Chigi in cui il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ha espresso nuovamente il "no" della comunità salentina per la realizzazione del progetto del Tap. L'ormai noto Gasdotto Trans-Adriatico, che collegherà l'Azerbaijan all’Italia con approdo attraverso una condotta sottomarina a San Foca di Melendugno, in Salento, è completato al 98% in Grecia e Albania  ma sta subendo rallentamenti via terra in Puglia a causa di un sequestro disposto dalla Procura di Lecce, di un’ordinanza del Comune di Melendugno e di un divieto normativo sullo spostamento di un migliaio di ulivi presenti su 7 degli 8 km del tracciato del gasdotto prima del primo novembre. 

Ad innescare la miccia sono le dichiarazioni del Presidente del Consiglio che ha frenato gli animi spiegando che l'iter non si può più bloccare, perché (a conti fatti) costerebbe troppo. Al tavolo di confronto hanno preso parte anche alcuni esponenti della politica salentina a Cinque Stelle (consiglieri regionali e comunali) e i ministri dell'Ambiente, Costa e del Sud, Lezzi, che a seguito di un'analisi tecnica durata ben due mesi e mezzo, ammettono (pur precisando che serviranno altre 24/36 ore per verifiche) che il percorso per fermare il progetto è stretto e che un eventuale revoca comporterebbe un costo eccessivo da far pagare al paese per una causa di risarcimento danni.

Valutazioni contraddittorie visto che il Movimento aveva fatto dello stop al Tap uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale tant'è che in un video lo stesso Dibattista annunciò in campagna elettorale che Tap sarebbe stato cancellato in due settimane. Una rinuncia (sebbene alimentata da sopravvenute valutazioni economiche) che suona come una beffa, o un «tradimento», per le migliaia e migliaia di persone che avevano creduto a quell'impegno. 

Situazione che rappresenta un assist per una campagna contro i pentastellati, a cominciare dal Governatore Emiliano che ha invitato gli elettori M5S ad unirsi a lui per fare battaglia insieme.

LE PAROLE DEL SINDACO POTì - «Tap ha commesso delle illegalità e illegittimità: ci sono errori progettuali e falsificazione dei documenti, quindi si vogliamo che il progetto si fermi, non per responsabilità politica ma per responsabilità di Tap stessa. Se il governo va avanti - ha dichiarato il sindaco si Melendugno - ci comporteremo come ci siamo comportati con il governo Pd. Posso affermare che non ci sono documenti per fare il calcolo tra costi e benefici. Non esista nessun accordo che preveda penali, ci sono solo supposizioni fatte in Azerbaijan».

La polemica si incendia e il primo ad additare M5s è Michele Emiliano: «Visto che non hanno il coraggio di fare quello che avevano promesso di fare, almeno accolgano i suggerimenti della Regione Puglia: decarbonizzazione dell’Ilva e spostamento del Tap. Mi auguro che il Movimento 5 Stelle con queste due retromarce, che rappresentano un tradimento verso il loro elettorato, almeno si sforzi di dare una mano alla Regione Puglia, dato che sono al governo, per realizzare questi due obiettivi, che sono inferiori alla chiusura Ilva e alla eliminazione Tap ma almeno garantiscono di più la salute e l’ambiente della Regione Puglia». «Mi ricordo ancora - commenta il governatore pugliese - il comizio di Di Battista in campagna elettorale quando disse ai pugliesi 'se ci votate, noi in 15 giorni cancelliamo questa opera', riferendosi al Tap. Il ministro Barbara Lezzi mi fece una sfuriata dicendo che loro avrebbero eliminato il Tap e che io stavo facendo 'il poliziotto buono' del PD suggerendo delle soluzioni di mediazione, quando proponevo di decarbonizzare Ilva e di spostare 30 km più a nord il gasdotto». 

IL COMMENTO DI FITTO - «Che l’Ilva non potesse diventare un Parco divertimenti e che il Tap era in una fase troppo avanzata per poterla fermare ne eravamo consapevoli, ma abbiamo preferito perdere le elezioni Politiche pur di non prendere in giro i pugliesi con affermazioni del tipo 'Il Tap lo blocchiamo in due settimane' (Alessandro di Battista) o il Governo mente, noi la bloccheremo' (Barbara Lezzi). Noi il 4 marzo abbiamo perso le elezioni, ma il Movimento 5 Stelle, oggi, perde la faccia!». Lo afferma in una nota il presidente di Noi con l’Italia, Raffaele Fitto.

LA PROMESSA (MANCATA) DI DI BATTISTA - «Con noi al governo, quest'opera la blocchiamo in due settimane». Questa la promessa solenne che nel 2017 Alessandro Di Battista fece ai suoi elettori e a centinaia di manifestanti durante un comizio a San Foca, in Salento. Proprio a pochi passi dal cantiere del gasdotto Tap. Promessa che però ora il Movimento Cinque Stelle, che in Salento ha ottenuto un record di preferenze, non sta mantenendo. Scatta così la rabbia dei comitati No Tap che furiosi e parlano di «tradimento». (VIDEO FACEBOOK)

Parole dure quelle di Emiliano a cui i pentastellati pugliesi hanno risposto al vetriolo: «Michele Emiliano farebbe bene a tacere. Non accettiamo lezioni da un componente di spicco del partito che questa opera l’ha voluta e che con la sua inerzia è stato uno dei principali responsabili per l’arrivo di Tap in Puglia». «Se solo lo avesse voluto Emiliano avrebbe potuto fermare Tap in qualsiasi momento. Negli ultimi 3 anni noi del M5S Puglia abbiamo profuso un impegno totale per fermare TAP, l'ennesimo abominio partorito dai professionisti della malapolitica dei precedenti governi Pd. Abbiamo lavorato giorno e notte da semplice forza di opposizione - aggiungono i cinquestelle - sia nelle istituzioni sia sul territorio, al fianco dei cittadini. Nel corso delle manifestazioni alcuni di noi sono stati anche feriti in seguito agli scontri che sono nati».

LA RABBIA DEI NO TAP - «Non arretreremo di un passo» ha spiegato il portavoce dei No Tap, Gianluca Maggiore. «Qui ci sono degli impegni politici presi - ha spiegato il portavoce dei No Tap, Gianluca Maggiore durante un sit in a Brindisi - e vanno rispettati. C'è una forza di governo che, come uscito ampiamente su moltissimi media, ha contatti con chi finanzia il gasdotto, e c'è una forza di governo, che è andata al governo con la parola onestà. Chiariamo un attimo cosa vogliamo fare. Se non siete in grado di fermare un’opera, perché illegale e non ha nulla di strategico e perché ve lo chiede la popolazione che vi ha eletto, dimettetevi».

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