Martedì 23 Aprile 2019 | 00:45

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Corruzione elettorale

Lecce, voti e favori sessuali in cambio di case: arrestati politici e dirigenti Comune

Ai domiciliari gli ex assessori Monosi e Pasqualini. Ci sono 46 indagati

«Questo è il programma ma accetto proposte»

Ex amministratori comunali, consiglieri comunali, alcuni dei quali ancora in carica, e dirigenti del Comune di Lecce sono stati arrestati in queste ore dai militari della Guardia di Finanza. Tra loro, ai domiciliari, l'ex assessore e attuale consigliere comunale Attilio Monosi (centrodestra), il consigliere comunale del PD Antonio Torricelli, l'ex assessore della giunta Perrone Luca Pasqualini (centrodestra). Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Gli arresti sono stati richiesti dai Pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci. Sono 46 le persone indagate, tutte a vario titolo accusate per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione  elettorale, abuso d’ufficio e falso ideologico. Voti elettorali sarebbero stati 'scambiati' con alloggi popolari.

CASE IN CAMBIO DI SESSO - Luca Pasqualini, uno dei tre consiglieri comunali arrestati oggi dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sugli alloggi popolari scambiati con voti elettorali, avrebbe agevolato l’assegnazione di un alloggio popolare al quartiere Stadio ad una donna che, per ottenerlo, si sarebbe «concessa» al politico in due occasioni. Il risvolto emerge a pagina 15 dell’ordinanza dove il gip scrive come il politico, in qualità di responsabile all’Ufficio Casa del Comune di Lecce, «si faceva promettere e dare utilità consistite in prestazioni sessuali da (***) effettivamente intervenute in almeno due occasioni». Atti che sarebbero stati preordinati all’assegnazione, illegittima per gli investigatori, di un alloggio Erp alla donna e al marito all’oscuro dell’accaduto. La donna, sempre secondo l’ordinanza, avrebbe dato la disponibilità 'a ricambiarè con atti sessuali l’impegno del politico a concludere la vicenda dell’assegnazione. E ciò - per gli inquirenti - sarebbe effettivamente avvenuto nell’ufficio di Pasqualini, come specifica il gip, in due occasioni, a giugno e a novembre del 2014. Nel pomeriggio intanto gli investigatori della Guardia di Finanza hanno effettuato una perquisizione negli uffici comunali acquisendo ulteriore documentazione

I DETTAGLI DEI PROVVEDIMENTI - I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nei confronti di nove persone (di cui due in carcere, 5 agli arresti domiciliari e due con obblighi di dimora). I provvedimenti restrittivi eseguiti oggi riguardano gli arresti in carcere di Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, soggetti ritenuti legati alla malavita organizzata, accusati del pestaggio, nel 2015, dell’uomo che nel 2013 con la sua denuncia dette il via all’inchiesta penale. Arresti domiciliari per gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini, attualmente entrambi in carica come consiglieri comunali nel centrodestra, per il consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, anche in carica, per il dirigente comunale Lillino Gorgoni e per Andrea Santoro, quest’ultimo accusato nell’ambito dell’episodio di pestaggio del denunciante. La sua posizione é stata valutata meno grave rispetto a quella degli altri due aggressori finiti in carcere. Obbligo di dimora per Monica Durante e Monia Gaetani, entrambe leccesi, che fungevano - come ipotizzato dagli inquirenti - come «collettore elettorale», mettevano cioè in contatto gli abitanti della zona 167 della città, considerata l'epicentro del voto di scambio, con gli interessati ad ottenere i voti elettorali. Per altri cinque dipendenti comunali in servizio presso l’ufficio casa e ufficio patrimonio, é stata chiesta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. In totale gli indagati nell’inchiesta sono 48, per 34 dei quali (tra cui compaiono ex dirigenti ed ex funzionari comunali, oltre a persone ad aver beneficiato indebitamente dell’alloggio) non é stato preso alcun provvedimento, come nel caso del senatore Marti. L’ordinanza è stata firmata dal gip di Lecce Giovani Gallo. Le indagini sono cominciate nel 2013 dopo la denuncia di un cittadino.

IPOTESI INVESTIGATIVE - L’ipotesi investigativa è che gli indagati nell’inchiesta sui voti elettorali ottenuti in cambio di case popolari a Lecce, si spendessero per procacciare voti in favore dei candidati del proprio partito per aumentare il proprio peso all’interno di esso e nei confronti del suo leader.
Dalle intercettazioni telefoniche e dai capi di imputazione che compaiono nella corposa ordinanza, ci sono anche nomi di vari big della politica locale e nazionale, ma il loro coinvolgimento nel mercato illecito dello scambio di voti in cambio di alloggi popolari é stato escluso dagli investigatori. Le indagini a loro carico non hanno prodotto alcun elemento che ne attestasse il coinvolgimento.
L’ordinanza firmata dal gip di Lecce Giovani Gallo è stata depositata dalla Procura di Lecce, su coordinamento del Procuratore Leonardo Leone De Castris, nel novembre 2017. É composta da oltre 800 pagine nelle quali vengono ricostruiti su fonti di prova, concrete, episodi e modalità con cui avveniva il giro del mercato illecito legato all’assegnazione degli alloggi popolari in cambio di voti elettorali.

LE PAROLE DEL SINDACO - «La mia città è oggi nei titoli di testa dei notiziari on line, televisivi, radiofonici. Un’indagine avviata diversi anni fa su un tema delicatissimo - interferenze nell’assegnazione degli alloggi popolari, sulla quale sono in passato più volte intervenuto pubblicamente - è giunta oggi alla notifica di una serie di provvedimenti cautelari nei confronti di consiglieri comunali e all’arresto di cittadini. I reati contestati sono gravi, considerato il rilievo sociale legato a bisogni di famiglie private del diritto alla casa». Lo afferma in un post su Facebook il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, commentando l’operazione della Guardia di Finanza nell’ambito della quale è stata notificata ad ex amministratori comunali, a consiglieri e dirigenti comunali, una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone (di cui due in carcere, cinque agli arresti domiciliari e due con obblighi di dimora).
«Chi crede nei principi costituzionali non può che tenere sempre a mente la presunzione di innocenza degli indagati che non sono al momento neanche imputati; chi conosce il diritto penale sa che quelle formulate sono solo ipotesi che dovranno essere confermate in un eventuale processo. E’ doveroso - aggiunge - leggere con calma gli atti e attendere rispettosamente le altre fasi del procedimento penale, anche come manifestazione di attenzione nei confronti degli indagati e dei loro familiari. Per quanto riguarda le conseguenze sull'amministrazione si dovrà ora provvedere, con ossequio alla previsione di legge, alla momentanea surroga dei consiglieri comunali colpiti dal provvedimento di custodia cautelare. Ogni diverso altro commento oggi rischia di assumere significati impropri». 

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