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La sentenza

Sanità, ok del Tar sui tagli a Casarano: è un ospedale di base

I giudici respingono il ricorso del Comune e spiegano perchè i numeri sono corretti.

sanità

BARI - La rimodulazione dei reparti nell’ospedale di Casarano è legittima, perché discende dall’applicazione di criteri imposti con decreto ministeriale. Non ci sono i numeri, insomma, per mantenere il punto nascita e la chirurgia pediatrica al «Ferrari». Dopo aver respinto le richieste cautelari, il Tar di Bari sconfessa anche nel merito le obiezioni del sindaco di Casarano: in materia di programmazione sanitaria la Regione può muoversi con discrezionalità quasi assoluta, ma in questo caso - dicono i giudici amministrativi - altro non ha fatto che applicare il Dm 70, che - nel confronto con gli altri ospedali del Leccese - imponeva di classificare Casarano come ospedale di base.

Non è la prima volta che i Tar smorzano una guerra di campanile a stampo sanitario, con i sindaci che continuano a sperperare soldi (pubblici) per ricorsi destinati a essere respinti (Fasano impugnò la chiusura di un reparto in cui lavorava un consigliere comunale di maggioranza). Stavolta, però, i giudici (Seconda sezione, presidente Serlenga) hanno compiuto un esame approfondito dell’assetto dei servizi in tutta la Asl. Un esame da cui emergono - anche - le pesanti contraddizioni: il sindaco Gianni Stefano chiedeva di classificare il «Ferrari» come ospedale di primo livello a danno di Gallipoli, ma poi pretendeva di mantenere la chirurgia pediatrica che è prevista solo in quelli di secondo livello. Eppure per settimane ha organizzato presidi all’esterno del reparto per impedire alla Asl di Lecce di effettuare il trasloco al «Fazzi», costringendo ad intervenire anche il prefetto.

Dall’esame dei numeri è emerso che - nonostante le proteste del sindaco - i primi a non fidarsi dell’ospedale di Casarano sono proprio gli abitanti del posto: «L’asserita preminenza dell’ospedale di Casarano sul piano dell’offerta quantitativa e qualitativa dei servizi sanitari - scrivono i giudici - non trova obiettivo riscontro». Il riferimento è al 40% di ricoveri inappropriati (quelli che nei piccoli ospedali spesso si fanno solo per giustificare l’esistenza stessa dei reparti), alla costante riduzione dei parti nel periodo 2005-2015 («con una punta di soli 384 parti nel 2015, di cui il 47% con taglio cesareo»), alla barzelletta del pronto soccorso (dove i codici rossi sono appena lo 0,87% del totale degli accessi). E poi la ciliegina sulla torta: «Dall’analisi dei ricoveri erogati nel periodo 2013-2015 ai residenti nel distretto socio-sanitario di Casarano risulta altresì che oltre il 50% di questi sono stati effettuati in ospedali diversi da quello di Casarano». Un cittadino del posto su due, in altri termini, preferisce farsi curare al «Fazzi» piuttosto che partorire a Tricase.

Ecco perché, argomenta il Tar, le scelte della Regione (che ha anche sforbiciato il numero di posti letto in alcuni reparti e ha soppresso la terapia intensiva spostandola a Copertino insieme al punto nascita) «sembrerebbero orientate a ridurre inutili duplicazioni e ad articolare la miglior possibile offerta sanitaria sul territorio»: la scelta di classificare Gallipoli, Scorrano e Tricase come ospedali di primo livello si spiega perché «sono apparsi i più funzionali a servire i diversi ambiti territoriali salentini». Gallipoli, in particolare, può servire meglio la costa ionica «in quanto più facilmente raggiungibile» perché ubicato a ridosso della statale, mentre quello di Casarano si trova all’interno del paese. La Regione (difesa dagli avvocati Giovanni Sala, Filippo Panizzolo e Rossana Lanza) ha insomma dimostrato che quelle fatte nel riordino non erano scelte punitive. A giugno il sindaco Stefano e il governatore Michele Emiliano si erano scambiati una lettera di scuse reciproche per i toni aspri utilizzati nella polemica dei mesi precedenti, e il sindaco ha rilanciato sull’ipotesi di un nuovo ospedale di primo livello Casarano-Gallipoli. Ma non ha rinunciato al ricorso. [m.scagl.]

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