l'evento
Emanuele Trevi torna in Puglia per presentare «Mia nonna e il Conte»
Appuntamenti oggi a Bari e domani a Bisceglie e il 31 a Nardò per presentare un' opera intima e poetica
«Mi ha sempre fatto piacere ascoltare le persone anziane. È nella mia natura. Invecchiando, pensiamo molto a loro. Quando si è giovani i vecchi sono una barzelletta, poi ti identifichi di più e tutto ha un valore più intenso».
Meditazione filosofica sul tempo quella di Emanuele Trevi (Premio Strega 2021), una delle voci più raffinate della narrativa contemporanea, che torna in Puglia per presentare il suo nuovo libro Mia nonna e il Conte (Solferino, pagg 128, euro 15). Un’opera che, fedele alla sua poetica, scava nei solchi della memoria per restituire una forma di eternità alle persone amate.
Pagine piene di intimità dove nel microcosmo quotidiano si muove Peppinella, nonna materna dell’autore, «Regina domestica» calabrese che incarna il concetto di «Nonnarcato». «Nei miei libri non invento nulla. Scrivere certe storie significa farle rivivere, riportarle a galla da quel dimenticatoio vago in cui conserviamo i ricordi. Mi interessano gli esseri unici, irripetibili che sfuggono alle determinazioni culturali. È questa l’essenza della letteratura per me» sostiene Trevi. Poi prosegue «Mia nonna possedeva un arcaismo profondo, tipicamente calabrese, ben diverso da quello pugliese. La sua storia d’amore sbocciata tra gli 87 e i 92 anni, può apparire buffa per la riservatezza e l’impaccio di persone d’altri tempi. Ma ciò che ha colpito il pubblico è l’idea che la vita si riapra quando sembra non avere più nulla da offrire» spiega lo scrittore.
La vicenda si svolge in un paese della Calabria, tra i pomeriggi televisivi trascorsi a guardare «Beautiful» e il giardino di famiglia, un hortus conclusus, dove il giovane Trevi trascorreva le estati immerso nella lettura. La routine di Peppinella, viene scossa dall’arrivo di un Conte ultraottantenne, studioso di storia borbonica. Da una semplice richiesta di passaggio attraverso il giardino, nasce un legame tenero e gratuito, un amore tardivo, privo di ansie, vissuto con la grazia dell’età avanzata.
«È importante cogliere degli aspetti che risuonano nella mente di un lettore che non conosce quel giardino» evidenzia il critico letterario che oggi alle 20 a Bari al Nuovo Cinema Splendor parteciperà a «Transiti« (iniziativa Apulia Film Commission): dialogo tra settima arte e letteratura con esplorazioni di alcuni suoi lavori fino a Mia nonna e il Conte. Domani Trevi alle 19 sarà a Bisceglie alle Vecchie Segherie Mastrototaro (via Porto 35, presentazione curata da Paola Romano) e sabato 31 gennaio a Nardò: incontro alle 18 al Museo Diocesano nel contesto della rassegna «Amore e Psiche» (conversazione con Federica Rega). «Scrivere è faticoso e incerto, non si impara mai del tutto. È una attività che crea uno spazio di solitudine e indipendenza. È come un bambino che si costruisce una tenda in camera sua: vuole una casa nella casa. È questa l’immagine più pertinente di chi legge o scrive. Per me ogni libro deve essere una questione di vita o di morte, richiedendo un impegno assoluto» conclude Trevi.