Domenica 21 Luglio 2019 | 17:51

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«Non siamo contro qualcuno in particolare, vogliamo solo dire con questa protesta che ci siamo anche noi». Eccoli i lavoratori del GrandApulia, invidiati e ammirati fino alla mattina di venerdì 25 novembre; oggi appesi a un filo, delusi e amareggiati da un sogno diventato incubo per loro. Sono in tutto ottocento, unità in più o in meno, tutti neassunti; ieri mattina in 250 - fonte della Questura - hanno formato il presidio davanti al Palazzo di città. Perchè qui? «Abbiamo scelto una sede simbolica - risponde Giusi Sciarappa, portavoce dei lavoratori - semplicemente perchè il Comune rappresenta la casa di un’intera comunità. E questa vicenda colpisce al cuore una moltitudine di foggiani». Lei era nel blocco del pilotage del grande centro commerciale, teneva i rapporti con le imprese e le ditte che stavano facendo gli allestimenti nel GrandApulia. Una neoassunta anche nei: «Stavo completando il periodo di formazione, quella mattina quando sono entrate le forze dell’ordine ognuno svolgeva precisi compiti in vista dell’imminente inaugurazione. Gli operai sono stati fermati con gli attrezzi in mano. Siamo rimasti tutti spiazzati, è come se avessero fermato un treno in corsa. E comunque vogliamo ringraziare le forze dell’ordine per la gentilezza che hanno usato nei nostri confronti, per aver compreso la situazione. Ma molti di noi sono ancora scioccati».

I ragazzi dall’altra parte del marciapiede intonano slogan da stadio, sono tutti molto giovani e parecchi di loro alla prima esperienza lavorativa. «Noi siamo state assunte da Manganaro, come commesse», rispondono con l’aria impaurita Roberta e Valentina. Anche Luigi è un ragazzo alle prime armi: «Ora che mi avevano preso a un colloquio mi ritrovo senza lavoro già prima di cominciare. Dovevo andare in uno dei bar di Sarni. Una disdetta, ma speriamo che qualcosa si aggiusti». Sono tanti, forse la maggioranza, coloro che invece un lavoro già lo avevano e oggi sentono più forte il peso della beffa. Pasquale, 22 anni, stava dietro il bancone del bar delle Rose a Lucera: «Ho deciso di licenziarmi per andare a lavorare al GrandApulia, ero convinto di aver fatto la scelta giusta. Ma voi che dite? Si sblocca tutta questa storia? Il Natale porta serenità nelle famiglie, speriamo che anche la magistratura lo capisca». I lavoratori sono tendenzialmente tutti dalla parte di Sarni, non potrebbe essere altrimenti. Sull’inchiesta della magistratura e in particolare sulle accuse gravi, soprattutto in materia ambientale, cercano però di essere cauti: «Ci siamo affidati a Sarni, lui è il nostro papà», taglia corto la portavoce.

La beffa non riguarda ovviamente solo i lavoratori, c’è tutto un modo economico-finanziarioche si agita in questi giorni burrascosi dietro il GrandApulia. I lavoratori riferiscono che ci sono ancora contratti in essere «a mille euro al giorno» per il noleggio dei gruppi elettrogeni da parte di diverse ditte che ovviamente sono stati spenti la mattina del 25. Zara, uno dei marchi più attesi, aveva programmato nel fine settimana del 26-27 novembre l’arrivo di 50 Tir carichi di merce per l’allestimento dell’enorme spazio acquistato all’interno del centro commerciale. Le ditte sono riuscite a riprendere ciò che poteva essere trasportato in tempi brevi, soprattutto le merci deperibili come è avvenuto nel caso di Coop. Ma il GrandApulia oggi sembra la Costa Concordia adagiata sul fianco, un’enorme teoria di capannoni circondata dal nastro del sequestro giudiziario e dentro il vuoto che proprio ieri, giornata dell’inaugurazione, doveva essere pieno di visitatori e clienti negli ottanta negozi. Un’attesa tradita, ma almeno tra i lavoratori aleggia un certo ottimismo. «Si mettano la mano sulla coscienza...».

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