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In Puglia e Basilicata

Il progetto

Foggia: materie prime dagli agrumi, nasce una start-up rivoluzionaria

agrumi

AraBat, l'idea anti-crisi viene presentata oggi nell'ateneo.

23 Febbraio 2022

Massimo Levantaci

L’ambizione che si pone il progetto della startup foggiana AraBat (acronimo di arance e batterie) è davvero altissima. Produrre le materie prime che già scarseggiano, e che sul mercato ormai si trovano a peso d’oro tanto da mettere in crisi il sistema produttivo globale a partire dall’energia. Parliamo di carbonato di litio (utilissimo per le batterie dei telefonini e praticamente introvabile), manganese, cobalto, in seguito se tutto andrà bene anche rame, alluminio, grafite.

Una startup a impatto zero o quasi, che nasce a Foggia nello Star facility center dell’università dauna diretta dal prof. Mario Francavilla e che si propone di andare in produzione «entro fine anno». Oggi alle 12 la presentazione in Regione (sala convegni 5° Piano via Gentile 52 a Bari), l’obiettivo è sviluppare in Puglia il prototipo e poi crescere anche non necessariamente con l’aiuto di un grande partner tecnologico. «Noi ci crediamo - dice alla Gazzetta Raffaele Nacchiero, ingegnere gestionale, foggiano classe ’98 ceo di Arabat - siamo in cerca di partner investitori, però nel nostro business plan ci piacerebbe seguire le linee di ampliamento di grandi competitor internazionali nati proprio come noi: una piccola startup, un piccolo laboratorio, il prototipo dimostrativo, quindi l’ingresso in produzione. Puntiamo a processare 50 tonnellate di batterie l’anno, per cominciare. Stiamo lavorando per giungere all’ottenimento del prototipo entro l’anno».

Il cuore di Arabat sono loro, cinque giovani e un “grande vecchio” che ha tenuto a battesimo un anno fa questo gruppo di professionisti così innovativo e originale. I cinque giovani sono, oltre a Nacchiero, Vincenzo Scarano classe ’98 economista; Giovanni Miccolis ingegnere gestionale di Noci classe ’98; Giovanni Renna economista classe ’88 nato in Germania da genitori pugliesi; Leonardo Binetti di San Marco in Lamis ingegnere dei materiali classe ’93 e il mentore del gruppo, Gian Maria Gasperi, biologo, storico esperto di green economy che stamane coordinerà il tavolo al quale sarà presente l’assessore all’Ambiente Anna Grazia Maraschio.

«AraBat - dice Gasperi - è una rarità nell’intero panorama europeo per le sue finalità produttive: impiegare gli scarti degli agrumi, in modo inedito e sostenibile, per riciclare le batterie esauste e recuperarne i metalli preziosi. Si punta così a offrire una soluzione concreta, alternativa e circolare, al problema della gestione anche dei rifiuti pericolosi».
«Il processo di riciclo delle batterie esauste - spiega Nacchiero - avviene attraverso gli scarti degli agrumi. Polverizzate le batterie esauste, il trattamento di lisciviazione verde si ottiene attraverso un mix di scarti di agrumi come bucce arance e acido citrico. Questo mix importante (nelle bucce delle arance sono presenti gli zuccheri riducenti come cellulosa e glucosio: ndr) favorisce il trattamento sulla polvere delle batterie esauste. Il processo ci consente dunque in una seconda fase di estrarre i metalli preziosi sonno forma di idrossidi».

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