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Foggia, mazzette anche a Pompei

Iaccarino: «Dazioni anche nel Santuario campano. Regionali? Pagai cene per Cusmai»

Foggia, mazzette anche a Pompei

L’ex consigliere comunale Leonardo Iaccarino

Foggia - Sostegno economico per la campagna elettorale del cugino Rosario Cusmai. E ancora, presunte mazzette date al sindaco Landella a Roma, lungo l’autostrada, e persino in un santuario di Pompei. L’ex consigliere comunale Leonardo Iaccarino non lesina dettagli nel colloquio investigativo con la Procura di Foggia. Dichiarazioni che in ogni caso dovranno essere riscontrate dagli investigatori della squadra mobile. Anche perché – ed è lo stesso Iaccarino ad ammetterlo davanti ai pm – i rapporti fra lui ed il primo cittadino erano pessimi. Di certo c’è che ogni parola pronunciata dall’ex politico, arrestato lo scorso 30 aprile e oggi a piede libero, lascia trasparire la presunta mala gestio di Landella.

L’APPALTO PER L’ILLUMINAZIONE PUBBLICA Iaccarino colloca la vicenda negli anni della prima amministrazione Landella, a cavallo fra il 2015 e 2015. L’appalto – il cui valore viene indicato in più di 50 milioni di euro - era stato vinto da un’azienda del Nord Italia, che secondo qualcuno sarebbe stata collegata a qualche familiare del sindaco. A detta dell’ex presidente del consiglio comunale – all’epoca all’opposizione – i consiglieri di maggioranza avrebbero avuto il “mangime”, cioè la tangente. Tanto sulla scorta del fatto che sarebbero stati gli stessi beneficiari a riferirglielo. «Ora non so se a tutti o ad una parte di tutti – precisa – però per l’approvazione di questo progetto di finanza c’è la certezza del fatto che Landella ha distribuito, anche perché gli sono arrivati i soldi direttamente dalla casa madre». A questo proposito, Iaccarino riferisce delle informazioni che gli sarebbero state rivelate da un faccendiere della società del nord: pagamento di tangenti al sindaco in giro per l’Italia. Una volta a Roma, un’altra in un santuario di Pompei, un’altra ancora al casello autostradale di Lacedonia.

IL SOSTEGNO ECONOMICO A CUSMAI Che Rosario Cusmai, componente dello staff del presidente Emiliano con delega agli enti locali, sia il cugino di Iaccarino è fatto noto a tutti. Nell’interrogatorio il politico foggiano dice di aver partecipato alle spese per la campagna elettorale di Cusmai, il quale - è doveroso precisare – è totalmente estraneo all’inchiesta. «Nel mese di settembre – racconta – si concentravano le spese maggiori che io ho dovuto affrontare per pagare una cena all’International, per pagare due cene in pizzeria e per pagare tutte le spese che si sostenevano all’interno del comitato elettorale». L’ex consigliere ricorda una cena del 30 giugno 2020, in occasione della festa per i 50 anni dell’imprenditore Francesco Landini – pure lui indagato – alla quale partecipa anche Cusmai. Pare che il padrone di casa fosse «eccitato» all’idea che al suo compleanno ci fosse un candidato alla Regione, anche perché Iaccarino andava in giro a dire che se avesse vinto Emiliano il cugino sarebbe diventato assessore all’agricoltura. «Finalmente abbiamo la fortuna di avere un futuro assessore all’agricoltura», avrebbe detto Landini. E ancora parlando con Iaccarino: « Dobbiamo dare una mano, in tutti i sensi Leo, dobbiamo far sì che si concentrino tutte le nostre energie su Rosario. Mo non posso anticipare niente però anticipa, massimo non andare oltre i cinquemila euro ma di più non possiamo».

LINGUAGGIO IN CODICE Non tangenti bensì «parametri». Un termine “innocuo” per non destare sospetti, ma ben lontano dal suo significato letterale. Iaccarino lascia intendere che questo linguaggio fosse cosa nota al comune, ma precisa di non averlo saputo direttamente, bensì tramite una terza persona. E a tal proposito tira in mezzo la moglie di Landella, Daniela Di Donna, pure lei indagata. «Quando doveva far intendere a qualcuno che doveva versare la tangente – spiega – ti diceva: “Vedi che con te non parlo né di tangenti, né di corruzioni, né di dire..”adesso chiariamo una volta e per tutte che tangenti uguale parametri». Secondo Iaccarino così la Di Donna si sarebbe espressa con l’interessato in un colloquio davanti ad un bar: “Se non rispetti i parametri stai fuori, hai capito bene? I parametri, dobbiamo guardare i parametri”». E ancora, per quanto riguarda il primo cittadino, Iaccarino precisa che pubblicamente l’amministratore non avrebbe mai, in nessuna occasione, lasciato trasparire un suo interesse affinchè un determinato affare andasse in porto. «Quando diceva: “per me è indifferente, fate quello che volete” vuol dire che c’era qualcosa che gli interessava».

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