Mercoledì 05 Agosto 2020 | 01:22

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FOGGIA - Lo choc del Piano di sviluppo rurale rischia di mandare gambe all’aria diverse aziende agricole del Foggiano. Le banche, infatti, cominciano a chiedere alle imprese di rientrare dalle anticipazioni concesse. Ma se i soldi del Psr non arrivano e chi non possiede risorse proprie (oppure le ha già finite confidando nelle riserve finanziarie del piano) non può far fronte agli impegni già assunti, si corre il pericolo di un effetto domino su decine di piccole aziende in piena attività. È quello che teme la federazione regionale dei dottori Agronomi e forestali all’indomani del dato ormai acclarato (da Agea) sulla quota di 142 milioni già irrimediabilmente perduta dalla nostra regione, un ammanco di cassa vero e proprio su quello che all’origine era il Psr finanziariamente tra i più dotati del paese con 1,6 miliardi di euro e che determinerà successivi tagli alla dotazione finanziaria anche del prossimo piano rurale.

In questa situazione che vede le imprese tra l’incudine dei fondi perduti e il martello delle banche, gli agronomi ritengono che debba essere la Regione ad assumere l’iniziativa. Come? «Ci sono i meccanismi di conciliazione da attivare - dice Vincenzo Bisaccia, agronomo, specializzato nel credito in agricoltura - quello che finora è mancato è il confronto fra le banche e la Regione su come evitare che al danno delle mancate erogazioni si aggiunga ora la beffa per le imprese di rischiare il fallimento. Sarebbe un grave danno per il tessuto economico della provincia di Foggia e dell’intera regione, parliamo infatti di aziende attive, in grado di stare sul mercato e che esportano i propri prodotti all’estero».
La gran parte delle aziende foggiane è ricorsa al Psr per finanziare l’acquisto di nuove macchine agricole. Molti agricoltori, agli albori dello strumento finanziario, avevano infatti deciso di anticipare in alcuni casi l’investimento contando sull’integrazione economica. Le banche avevano sostenuto questo piano, le imprese concessionarie organizzavano meeting in Capitanata per promuovere i marchi migliori e in diversi casi entravano in gioco anche le società finanziarie per la sottoscrizione di mutui e prestiti. Oggi che il quadro sembra precipitare, gli agronomi temono il profilarsi di nuovi e più inquietanti scenari: «I ritardi nei pagamenti fanno peggiorare il rating dell'impresa agricola con il risultato che la stessa si vede negata il credito per la gestione aziendale, necessario per affrontare le spese colturali annuali. La situazione, pertanto, man mano peggiora e rischia di precipitare».

Problemi ancor più insormontabili per i giovani agricoltori, per i quali il Psr aveva previsto misure dedicate di sostegno: «Oggi si trovano, in solitudine, ad affrontare un muro di gomma, solo per aver avuto il coraggio di investire. Si tratta di aziende attive - sottolinea la federazione degli agronomi - innovative e redditizie, attualmente nella fase pre-contenzioso nei rapporti con le banche, per questo bisogna agire in fretta».

Secondo Bisaccia la mediazione della Regione diventa necessaria per allentare la presa delle banche sulle imprese e favorire l’applicazione di strumenti idonei come l’accordo per il credito: «Proprio il finanziamento sulle macchine agricole - ricorda l’agronomo foggiano - è avvenuto su basi ormai superate, con prodotti di finanziamento fino a 5 anni quando ormai la robustezza dei mezzi in circolazione nelle nostre campagne permette di prolungare il periodo di ammortamento fino a sette anni. Ebbene venire incontro alle imprese significa proprio questo, rendere i piani di rientro più agevoli. Tenuto conto inoltre che la crisi di molte imprese deriva dalle difficoltà di mercato di produzioni quali l’olio e il pomodoro». «Gli agronomi - rivela la federazione - conoscono queste realtà proprio perché seguono le aziende nella formulazione dei progetti e nella loro realizzazione. Questi professionisti, all'interno dell'organismo Banche-Imprese, si propongono di fornire supporto tecnico sulla creazione di valore nell'azienda agricola e sui prodotti di finanziamento più idonei, al fine di pianificare il rientro graduale delle esposizioni; ciò nell'interesse di tutti: banche, aziende e Ente regionale».

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