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FOGGIA - Sono diventate definitive le condanne di due «pistoleri» foggiani accusati del tentato omicidio aggravato dalla mafiosità di un capo-clan rivale collegato all’ultima guerra di mafia cittadina, la settima della storia trentennale della «Società», che tra settembre 2015 e ottobre 2016 registrò 9 agguati - 3 morti e 8 feriti/miracolati su entrambi i fronti - conseguenza dell’ennesima contrapposizione tra il clan Sinesi/Francavilla da una parte e la «batteria» Moretti/Pellegrino/Lanza dall’altra. I cinque giudici della prima sezione penale della Corte i Cassazione hanno confermato la condanna a 8 anni di reclusione per Luigi Biscott, foggiano di 42 anni; e ridotto da 6 anni e 2 mesi a 5 anni e 9 mesi la condanna di Ciro Spinelli, 32 anni, anche lui del capoluogo dauno. Sono stati riconosciuti colpevoli in via definitiva del tentato di Vito Bruno Lanza , 65 anni, detto «u’ lepre» nome storico della «Società foggiana». Esponente di spicco del gruppo Moretti/Pellegrino/Lanza, l’anziano mafioso rimase gravemente ferito il 17 ottobre del 2015 in un agguato sulla circumcumvallazione compiuto da esponenti della batteria rivale, i Sinesi/Francavilla.

In primo grado - sentenza del gup di Bari del 20 dicembre 2016 - Biscotti, nipote del capo-clan Roberto Sinesi, fu condannato a 10 anni per tentato omicidio aggravato dalla mafiosità e due accuse di porto e detenzione illegale di armi; a Spinelli furono inflitti 8 anni e 1 mese per concorso in tentato omicidio aggravato e armi. In secondo grado, sentenza della corte d’appello di Bari del 15 dicembre 2017, le pene furono ridotte a 8 anni per Biscotti; e 6 anni e 2 mesi per Spinelli. Contro questo verdetto c’era stato il duplice ricorso dei difensori (gli avvocati Ettore Censano per Biscotti e Giancarlo Chiariello per Spinelli) che sollecitavano assoluzione e/o riduzione di pena; e della Procura generale di Bari contro la decisione di concedere ai due imputati le attenuanti generiche, con richiesta quindi di un nuovo processo d’appello per rideterminare, aumentandola, la pena da scontare. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per e contro Biscottii; per Spinelli invece sconto di 5 mesi di pena.
I due sicari furono fermati il 17 ottobre 2015 poche ore dopo l’agguato fallito, dagli agenti della sezione criminalità organizzata della squadra mobile su decreti di fermo della Dda. Pur se si avvalsero della facoltà i tacere negli interrogatori di garanzia all’indomani degli arresti, si dichiarano innocenti.

Vito Bruno Lanza, 65 anni, fedelissimo storico del boss Rocco Moretti, ritornato in cella il 30 novembre nel blitz «Decima azione» in quanto accusato di mafia, rischiò di morire nella tarda mattinata del 17 ottobre 2015 in quello che fu in ordine di tempo il secondo dei 9 agguati dell’ultima guerra di mala. Lanza alla guida di una «city car» percorreva la circumvallazione di Foggia in direzione di via Lucera quando alle 13.30 fu affiancato da una «Golf» con tre persone a bordo: due fecero fuoco con pistole calibro 7.65 e 38. Lanza perse il controllo del mezzo e finì fuoristrada, mentre i sicari fuggirono forse convinti di averlo ucciso: la loro auto bruciata venne rinvenuta poco dopo a qualche chilometro di distanza. Un automobilista in transito diede l’allarme, Lanza fu soccorso dall’ambulanza e ricoverato in prognosi riservata agli ospedali riuniti perché alcune pistolettate lo avevano raggiunto a spalla e collo. Rimase in prognosi riservata per alcuni giorni, durante i quali la Polizia piantonò la sua stanza temendo che i sicari potessero riprovarci, prima d’essere dimesso.
Biscotti e Spinelli, ritenuti componenti del commando di sicari, furono prelevati a casa quello stesso pomeriggio, portati negli uffici della squadra mobile e fermati su decreto della Dda per tentato omicidio aggravato dalla mafia. Indagine-lampo quella della Polizia e della Dda che all’epoca aveva in corso un’inchiesta su un giro di estorsioni in città e aveva piazzato microspie anche davanti ad una sala giochi di piazza Sgaramella, ritenuto il punto da cui erano partiti i «pistoleri». Le accuse contro i due pistoleri poggiano su captazioni ambientali; rivelazioni di un pentito barese, Michele Miccoli, che ha parlato con pm e investigatori delle confidenze ricevute in carcere da Lanza sull’agguato subìto; e sull’esame «stub» positivo su una «Lancia Musa» in uso a Spinelli, dove fu rinvenuta dalla polizia scientifica una particella di polvere da sparo.

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