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Telecamere sul lavoro: si ribella all'assenteismo e manda a processo 10 colleghi

Bufera nel Consorzio di Bonifica della Capitanata

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Denuncia la sua azienda dopo averle coperto le spalle «per anni». Il custode-idrovorista Matteo Pio Ciavarella, si è deciso a vuotare il sacco - almeno stando alla sua versione - perchè stanco di subire «ingiustizie e angherie» da parte dei colleghi e dell’azienda per cui ancora è sotto contratto, nonostante da maggio non gli venga più pagato lo stipendio. Il Consorzio di bonifica della Capitanata è finito alla sbarra per una vicenda di «mobbing», la sentenza del giudice del lavoro è attesa «per fine novembre», riferisce alla Gazzetta l’avvocato Luca Castello legale di Ciavarella. La storia è abbastanza curiosa e per certi versi inverosimile, se non fosse confermata da un’inchiesta della magistratura.

«Ciavarella - racconta il suo avvocato - era custode degli impianti di proprietà del Consorzio a Palude Lauro e Palude Grande, nei pressi del lago di Lesina. Nel luglio 2016 alcuni ispettori dell’ente, recatisi a Palude grande, notarono la presenza di alcune videocamere non autorizzate dal Consorzio piazzate all’interno della struttura e fecero immediatamente rapporto. Ciavarella, che aveva dichiarato di non saperne nulla di quell’impianto di videosorveglianza, fu licenziato in tronco». Ma a dicembre dello stesso anno, il colpo di scena: «La Procura chiede al Consorzio la restituzione del sistema di videosorveglianza che aveva provveduto a far installare per tenere sotto controllo la zona. A quel punto - dice l’avvocato Castello - decisi di diffidare l’ente di bonifica chiedendo l’immediata reintegra sul posto di lavoro del dipendente». Ciavarella torna così in servizio il 3 gennaio 2017, ma il rapporto di lavoro, già logoro, è ormai compromesso. «Il dipendente - ragguaglia il legale - viene invitato a riprendere servizio nell’area di Palude grande, ma il mio assistito non può più farlo: ha una lesione al tendine della spalla, dovrebbe operarsi. Sottoposto a parere medico, lo specialista conferma: Ciavarella può svolgere le sue mansioni stando però seduto. Ma questo parere - riferisce ancora l’avvocato - viene inizialmente sottaciuto al lavoratore, il quale viene ripetutamente invitato a recarsi a Palude grande per andare a prenderselo da sè il referto perchè il medico, nell’epoca della posta elettronica, lo aveva consegnato lì. Ciavarella però a Palude grande non può andare perchè non può guidare a causa della spalla dolorante e nessuno può accompagnarlo. Alla fine, dopo varie insistenze, il parere medico viene finalmente notificato dal Consorzio al lavoratore via Pec solo nel marzo di quest’anno».

L’acquisizione del referto medico non cambia però di una virgola l’idea del Consorzio che vuole che Ciavarella torni nel posto in cui aveva sempre lavorato. «Il lavoratore viene così privato anche dello stipendio - dice l’avvocato - e decide di far causa all’azienda». Ma perchè tutta questa acrimonia nei confronti del custode-idrovorista? Il Consorzio di bonifica, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla vicenda (secco «no comment, piena fiducia nei magistrati», risponde il presidente Giuseppe De Filippo), avrebbe un conto aperto con il Ciavarella: «Il lavoratore - ragguaglia sempre l’avvocato - è accusato di aver denunciato per assenteismo molti suoi colleghi. È tutto scritto nei turni di lavoro già acquisiti dalla Procura di Foggia: Ciavarella faceva turni massacranti, anche h24, ma sui rapporti risultavano appena otto ore perchè il resto della giornata se lo “spartivano” gli altri dipendenti che avrebbero dovuto presentarsi in servizio». Insomma Ciavarella sosterrebbe pure di aver lavorato per conto di altri, a che titolo e perchè lo avesse fatto per diverso tempo è un altro filone dell’inchiesta. Il lavoratore accusa l’azienda di «averlo pedinato nel periodo maggio-ottobre 2016 anche per questo - afferma Castello - denunciamo il Consorzio per mobbing». Il caso del custode «mobizzato», o presunto tale, era stato secretato dalla Procura per permettere le indagini, ma ora che i magistrati hanno tolto i vincoli la famiglia ha chiesto aiuto anche ai media.

A PROCESSO 10 COLLEGHI - L'inchiesta è proseguita, e ora 10 colleghi di Ciavarella dovranno comparire davanti al gup il prossimo 5 dicembre, accusati di truffa. I dieci sono Leonardo Fallucchi, Mario Pertosa, Raffaele Zuffrano, Luigi Montorio, Giovanni Valente, Guido Pertosa, Angelo Montemitro, Giovanni Rattenni, Raffaele Limosani, Antonio Cicilano, tutti della provincia di Foggia. L'inchiesta è stata condotta, tra gli altri, dai Marescialli della Guardia di Finanza di San Severo Giuseppe Panunzio, Daniele Nicolamme, Eugenio Grimaldi.

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