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Blitz Imperial a Foggia

Usura, condannato a 3 anni dovrà risarcire 10mila euro al «Buon Samaritano»

Riconosciuto colpevole di 8 episodi di usura ai danni di un anziano per prestiti annuali di 2500 euro

Usura, condannato a 3 anni dovrà risarcire 10mila euro al «Buon Samaritano»

FOGGIA - Riconosciuto colpevole di 8 episodi di usura ai danni di un anziano per prestiti annuali di 2500 euro e impegno a restituire la somma con interessi versando 500 euro al mese, è stato condannato a 3 anni di reclusione e a pagare un risarcimento di 10mila euro alla fondazione antiusura «Buon Samaritano», il foggiano Aniello Palmieri, foggiano di 62 anni soprannominato «Piscitill’», già condannato per mafia negli anni Novanta nel maxi-processo «Panunzio». La sentenza di primo grado è stata pronunciata dal gup del Tribunale dauno Carlo Protano al termine del processo abbreviato che ha comportato la riduzione di un terzo della pena. Palmieri, arrestato il 14 giugno scorso nel blitz «Imperial» con altri 3 coimputati e inizialmente finito in carcere, resta ai domiciliari che gli furono concessi lo scorso 13 luglio. Si dice innocente.

Tre filoni processuali L’inchiesta «Imperial» a carico dei 4 foggiani arrestati a giugno dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale dauno si è divisa in tre tronconi: un imputato, Francesco Lioce , ha patteggiato nei mesi scorsi una condanna a 1 anno e 10 mesi; per altri due - Antonio Battiante e Gaetano Carella - il processo con rito ordinario davanti alla sezione collegiale del Tribunale è alle prime battute (prossima udienza a fine mese per l’interrogatorio dei primi testimoni d’accusa, il «Buon samaritano» si è costituito parte civile anche in questa tranche processuale); e c’è poi Palmieri che ha optato per il giudizio abbreviato conclusosi ora con la condanna a 3 anni.

Accusa e difesa Il processo davanti al gup si è concluso in un’unica udienza. Il giudice prima di entrare in camera di consiglio ha dato la parola a pm e legali per requisitoria e arringa. Il pm Giuseppe Murano ha chiesto la condanna di Palmieri a 6 anni; come condanna dell’imputato e risarcimento li ha sollecitati l’avvocato Maria Laura Trisciuoglio, legale del «Buon Samaritano»; l’avv. Mario Antonio Ciarambino ha invece sollecitato in prima battuta l’assoluzione di Palmieri, sostenendo che le dichiarazioni della parte offesa non sono riscontrare e quindi è vero quando detto da Palmieri che ha parlato di prestiti erogati a un amico senza chiedere tassi usurari; in seconda istanza il difensore ha chiesto la condanna al minimo della pena con il riconoscimento delle attenuanti generiche, che però sono state negate dal gup: l’avv. Ciarambino ha preannunciato appello contro il verdetto di primo grado.

Fondazione soddisfatta Sulla sentenza di primo grado è intervenuto l’ingegnere Pippo Cavaliere, «storico» presidente del Buon Samaritano fondato dalla Chiesa 20 anni e che è sistematicamente parte civile nei processi per usura: «A fronte dell’ingordigia umana che specula sullo stato di bisogno di persone in difficoltà» scrive in una nota «la condanna dura ed esemplare emessa a distanza di soli 4 mesi all’arresto, è la migliore risposta che il sistema giudiziario potesse dare ad un caso di usura emblematico, in cui prepotenza, spregiudicatezza e assenza di scrupoli sono andati oltre ogni limite fino a spingere la vittima ad un tentativo di suicidio. Ma l’esito e la tempistica del processo dimostrano che all’usura si può uscire, con la collaborazione e la denuncia, ripristinando così una condizione di vita serena e riacquistando fiducia in se stessi».

Debitore tentò suicidio L’inchiesta «Imperial» coinvolge 4 foggiani accusati a vario titolo di 23 episodi di usura nei confronti di una mezza dozzina di debitori per fatti avvenuti tra il 2008 e il 2016: a fronte di prestiti modesti, oscillanti da 100 euro a poco meno di 4mila euro, i debitori si sarebbero impegnati a restituire il capitale ricevuto in poco tempo e versare interessi oscillanti tra il 60% e il 583% su base annua, secondo i calcoli di investigatori e Procura. L’inchiesta poggia su testimonianze delle parti offese, acquisizione di documenti, intercettazioni. Il punto di partenza dell’indagine fu la denuncia presentata il 30 gennaio del 2016 da un anziano foggiano che qualche giorno prima aveva tentato il suicidio ingerendo farmaci, per le difficoltà finanziarie in cui si trovava. Raccontò ai poliziotti che, una volta andato in pensione, aveva deciso di aprire una piccola attività commerciale, ma erano subentrati problemi economici e nel corso di sei anni aveva chiesto soldi in prestito a 3 dei 4 imputati. E il primo a cui si rivolse fu proprio Palmieri.

La posizione di Palmieri A Palmieri il pm contesta 8 episodi di usura dal 2008 al 2015: avrebbe prestato al pensionato-commerciante la prima volta prima 3000 euro e nelle successive 2500 euro all’anno - dice l’accusa - pattuendo la restituzione di capitali e interessi attraverso rate di 500 euro al mese. Palmieri respinse le accuse rispondendo alle domande del gip nell’interrogatorio di garanzia all’indomani dell’arresto: parlò di prestiti erogati e rinnovati annualmente a un amico, che si impegnò a restituirgli entro un anno la somma ricevuta, senza interesse, versando 250 euro al mese. L’accusa la racconta in maniera diversa. «La vittima di anno in anno rinnovava gli accordi con Palmieri, fin quando a seguito del tentato suicidio della parte offesa» scrisse il gip nell’ordinanza cautelare «il pensionato fu impossibilitato a recarsi a lungo presso la propria attività commerciale. Il che turbò fortemente chi era solito incontrare la vittima nel negozio di quest’ultima, per cui cominciò un’attività di monitoraggio finalizzata a carpire informazioni su dove reperire il debitore e su quali fossero le sue reali condizioni di salute. Questo non perché chi lo cercava fosse realmente interessato alla sua guarigione, ma solamente perché doveva continuare a pagare le somme di denaro per estinguere i debiti contratti negli anni. Lo stesso Palmieri si recò nel negozio della parte offesa chiedendo informazioni su dove fosse il titolare». Il presunto usuraio, rispondendo anche su questo punto al gip, replicò di aver cercato il debitore perché non gli versava più quanto pattuito, senza peraltro trovarlo e non occupandosi più della vicenda.

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