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I coniugi Ricucci

Nozze di ferro, nel Foggiano Pasqua e Pasquale festeggiano 70 anni di matrimonio

Hanno cinque figli, dodici nipoti e sono bisnonni di cinque pronipoti. Lui era impiegato delle Poste

Nozze di ferro, nel Foggiano Pasqua e Pasquale festeggiano 70 anni di matrimonio

Quando si ritrovarono all’altare, quella fresca mattina del 30 settembre 1948, non sapevano che avrebbero tagliato il traguardo dei 70 anni di matrimonio. Pasqua e Pasquale di Monte Sant’Angelo erano una delle tante coppie che con coraggio e speranza provavano a ricostruire l’Italia martoriata dalla seconda guerra mondiale. Un’avventura la loro che ha attraversato due secoli e che continua, in una grande «famiglia complicata», dicono, la famiglia Ricucci, genitori, figli, nipoti e pronipoti che oggi festeggeranno con una messa alle 12, nella chiesa di San Michele a Foggia, le «nozze di ferro» di Pasqua e Pasquale. Una favola bella e non sempre dorata quella vissuta da una coppia più forte del metallo, sì, ma esposta come tutti agli imprevisti della vita. L’ultimo in ordine di tempo la malattia di Pasquale, che lo fa parlare e ricordare a fatica, scegliendo forse fra gli episodi più significativi. Come quella volta che, facendo a piedi come sempre la dozzina di chilometri tra Macchia e Monte Sant’Angelo per tornare a casa, dovette portarsi sulle spalle l’amico fraterno Mimmo-Mimino, che la neve stava facendo congelare. Pasquale non vedeva l’ora di tornare a casa, dalla sua numerosa famiglia, ma non avrebbe mai lasciato Mimino nei guai. «A distanza di qualche anno dal matrimonio - riassume il figlio Piero - è nata Maria Grazia, poi, a quasi due anni l'uno dall'altro, ecco Lucia, me e Michelina. L'anno della svolta è stato il 1958: dopo tanti sacrifici a Monte Sant'Angelo, papà è stato assunto nelle Poste-Ferrovia a Foggia e così nel ‘59 ci siamo trasferiti in città, dove è nato Angelo Mario». Cinque figli, più la nonna materna Lucia, suo fratello Michele disabile e poi anche la nonna paterna Maria, tutti sotto lo stesso tetto, accuditi da mamma Pasqua, molto religiosa come suo marito. Una donna che ha fatto a gara nella fatica con il compagno che, per guadagnare qualche soldo in più, non rifiutava mai gli straordinari, anche se si trattava di fare la notte: prendeva il pullman e, dove non arrivavano i mezzi pubblici, macinava chilometri a piedi. E intanto Pasqua cucinava, aiutava i famigliari in tutti i modi ed era anche la sarta che rivoltava cappotti e cuciva vestiti e vestitini per tutti. «Le loro privazioni e i loro continui sacrifici ci hanno consentito di diplomarci o di laurearci», dicono i figli con gli occhi lucidi. Per Piero, oltre a diploma e lavoro, qualcosa in più: la passione per l’arte e per la musica che esprime da anni nel noto gruppo musicale di Mario Salvatore, con quel mandolino che anche oggi farà la felicità di Pasqua e Pasquale.

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