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C'è la droga dall'Albania
dietro la faida nel Gargano

La morte del boss Notarangelo riconducibile alla guerra tra i gruppi Raduano e Perna, un tempo alleati

C'è la droga dall'Albaniadietro la faida nel Gargano

VIESTE - Solo qualche giorno fa l’agguato (mancato) al boss Raduano, ora l’assassinio di Gianbattista Notarangelo, cugino del boss «Cintaridd» ucciso nel 2015. La guerra di mafia sul Gargano è riesplosa. Sullo sfondo il controllo della droga con le nuove rotte tra Puglia e Albania che hanno scelto il promontorio come sbarco naturale.
La situazione in provincia di Foggia torna ad essere pericolosa e inquietante, anche perché si spara con molta facilità: l’ultimo episodio l’altra sera a Cerignola, con quattro colpi di pistola che hanno raggiunto Leonardo Digirolamo (è ricoverato in rianimazione ma non in pericolo di vita all’ospedale Tatarella) davanti ad un circolo ricreativo, pare anche in questo caso per una questione di droga.

È evidente che lo scenario più preoccupante rimane quello sul Gargano, soprattutto dopo quest’ennesimo episodio di Vieste. Le indagini sono a tutto campo. Ci sono cinque sospettati, sottoposti all’esame stub per la ricerca di residui di polvere da sparo su mani e vestiti prima di essere rilasciati e gli esiti di questi accertamenti si conosceranno solo nei prossimi mesi, nell’indagine sull’omicidio di Giambattista Notarangelo. Le persone sottoposte a stub da squadra mobile foggiana e carabinieri sono ritenute schierate con i due clan in guerra, che sostanzialmente sarebbero riconducibili a Marco Raduano e Girolamo Perna, giovani viestani un tempo ritenuti vicini e che ora sarebbero su fronti contrapposti. Entrambi sono miracolati nella guerra di mala viestana che dal 26 gennaio 2015 a oggi conta 7 omicidi, 4 agguati falliti, 1 lupara bianca: Perna sfuggì ai killer la sera del 28 settembre 2016 quando fu ferito davanti casa dov’era ai domiciliari, e la sera dell’11 marzo 2017 quando era in auto con moglie e bambine e si salvò dalle pistolettate esplose da due sicari per aver risposto al fuoco mettendoli in fuga; Raduano fu ferito solo di striscio da mitragliate e fucilate esplose la sera del 21 marzo scorso da due killer appostati vicino l’abitazione, in attesa che il sorvegliato speciale rincasasse entro le 21.

E Giambattista Notarangelo ucciso 48 ore fa con quale dei gruppi sarebbe schierato, sempre che lo fosse? La sua morte è la risposta all’agguato fallito ai danni di Raduano di 16 giorni prima? «La posizione di alcune persone è fluttuante» spiega una fonte investigativa. La situazione di qualche anno fa - un unico clan facente capo ad Angelo Notarangelo, ritenuto referente sulla zona viestana del clan dei montanari riconducibile alla famiglia Libergolis - è da tempo superata, sia perché i vertici dei Libergolis hanno riportato pesantissime condanne nel maxiprocesso alla mafia garganica con ergastolo ad un fratello e 26 anni a testa ad altri due; sia perché l’omicidio di Angelo Notarangelo del 26 gennaio 2015 ha segnato la rottura del gruppo. Peraltro quando si guarda ai presunti attuali schieramenti bisogna allargare lo sguardo anche oltre i confini viestani: le batterie sarebbero alleate chi con i garganici di Monte Sant’Angelo chi con mattinatesi e manfredoniani.

È anche evidente che la «saturazione» del territorio annunciata dal ministro degli Interni, Minniti, deve andare avanti. Ma c’è sempre un problema di organici delle forze dell’ordine, nonostante il rafforzamento nel presidio del territorio con reparti speciali. Per questo motivo il sindacato Sap diserterà martedì la festa della polizia.

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