Venerdì 27 Febbraio 2026 | 16:43

Presunte tangenti al Comune di Foggia, in aula ricostruita l’indagine

Presunte tangenti al Comune di Foggia, in aula ricostruita l’indagine

Presunte tangenti al Comune di Foggia, in aula ricostruita l’indagine

 
redazione foggia

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Presunte tangenti al Comune di Foggia, in aula ricostruita l’indagine

Dal danneggiamento dell’auto di un ex assessore il via alle intercettazioni su Landella e Iaccarino

Venerdì 27 Febbraio 2026, 14:30

Tutta… colpa del finestrino di auto infranto. Indagando sul danneggiamento della “Toyota Yaris” dell’ex assessore comunale Antonio Bove avvenuto il 17 settembre 2019, Procura e polizia aprirono un ulteriore filone d’indagine sfociato prima negli arresti tra aprile e maggio 2021 del presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino e del sindaco Franco Landella; quindi nel processo in corso in Tribunale da marzo 2023 per le presunte tangenti al Comune. E Landella e Iaccarino sono i principali imputati tra i 14 - ex amministratori comunali, funzionari e dipendenti municipali, imprenditori, commercianti, privati cittadini – sotto processo perché accusati a vario titolo di 19 imputazioni: 1 tentata concussione da 300mila euro; 1 istigazione alla corruzione da 1 milione; 2 corruzioni da 32mila e 20mila euro; 1 tentativo di induzione indebita a dare o promettere 20mila euro; una decina di peculati e tentativi di peculato per l’acquisto di merce privata con soldi del Comune. Nell’ultima udienza, si è parlato della genesi dell’inchiesta e di 3 dei 19 capi d’accusa, con l’interrogatorio di un ispettore della Digos che svolse le indagini. Interrogatorio che proseguirà il 25 marzo.

Rispondendo per 3 ore alle domande dei pm Roberta Bray, Miriam La Palorcia e del procuratore capo Enrinco Infante, il poliziotto ha spiegato che indagando sul danneggiamento dell’auto dell’allora assessore Bove (estraneo al processo, ma coinvolto in un altro procedimento a carico di una decina di persone relativo alla presunta compravendita di case popolari), furono disposte intercettazioni. In un colloquio captato tra una segretaria e un consigliere comunale (estranei al processo) la prima riferì al secondo la diceria su un fantomatico milione di euro incassato da Landella per l’appalto sull’illuminazione. Si aprì così il secondo filone d’indagine; e furono disposte intercettazioni a carico di Landella e di Iaccarino, sul quale già si indagava per altre vicende.

L’ispettore ha parlato di intercettazioni, pedinamenti, interrogatori, sequestri di documenti e registrazioni. L’interrogatorio si è focalizzato in questa prima parte su 3 vicende oggetto del processo: appalto illuminazione; crediti vantati nei confronti del Comune da un’azienda fornitrice di fitofarmaci per la Masseria Giardino; e da una cooperativa.

Il progetto di finanza poi saltato per la pubblica illuminazione chiama in causa Landella. La Procura gli contesta la tentata concussione e l’istigazione alla corruzione, accuse che l’ex sindaco respinge. Stando alla tesi degli inquirenti, Landella nel marzo 2020 avrebbe inutilmente preteso 300mila euro da un manager per “non mandare a puttane” il progetto di finanza cui era interessata la ditta rappresentata dalla parte offesa; avrebbe inoltre sollecitato un imprenditore a promettergli un milione perché il Comune individuasse la sua azienda quale soggetto promotore e attuatore del project financing.

L’ispettore della Digos ha quindi parlato delle intercettazioni e degli accertamenti svolti in relazione a due episodi che chiamano in causa Iaccarino e altri 3 imputati. Uno lo vede coinvolto con l’ex consigliere Antonio Caposto in un tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità: nel novembre 2020 avrebbero cercato di indurre Michele D’Alba, noto imprenditore foggiano, a promettere 20mila euro perché venisse riconosciuto in consiglio comunale il debito fuori bilancio nei confronti della coop San Giovanni di Dio di cui era presidente Raffaele Pio De Nittis, suocero di D’Alba (i due sono estranei all’inchiesta). L’altro argomento trattato dal teste d’accusa ha riguardato la corruzione contestata a Iaccarino; all’allora dipendente comunale Giuseppe Melfi, incaricato di condurre l’azienda agricola Masseria Giardino di proprietà comunale; e all’imprenditore Francesco Landini. Quest’ultimo nell’autunno 2020 avrebbe consegnato 5mila euro a Iaccarino e 4milaeuro a Melfi perché “influenzassero gli uffici comunali” in modo da sveltire la pratica per liquidare 26mila euro avanzati dalla azienda della moglie di Landini (estranea all’inchiesta) che aveva fornito fitofarmaci alla Masseria Giardino. Landella, Iaccarino, Capotosto, Melfi e Landini respingono le accuse.

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