politica
Chiusa la giostra dei fondi la Puglia sempliciotta si dia una bella raddrizzata
«Gotham city, per ora, deve rimanere un deserto. E chi aveva pianificato un’attività e magari deciso di venire a investire in Puglia, è rimasto in mutande. Tutto fermo, reset, punto e a capo»
Si chiama Fesr-Fse 2021-2027, in tutta Italia elargisce ben 42,7 miliardi di euro. È un po’ come il Pnrr, una pioggia di soldi che rimetterebbe in sesto in due giorni l’Uganda che sta morendo di fame, se lì fossero in grado di utilizzarli. La doccia di soldi europei è piovuta anche sulla Puglia: dal 2021 sono arrivati 5,4 miliardi di euro per il Programma regionale. Ma ora, all’improvviso, il rubinetto per una buona parte di quei fondi si è chiuso.
Addio alle risorse per Contratti di Programma (grandi aziende), Pia (medie aziende) e mini-pia (piccole aziende). Qualcosa in questi 5 anni è andato storto. E il blocco, adesso, sta gettando l’intero sistema imprenditoriale pugliese (dai capitani d’industria ai piccoli artigiani) nel panico.
Al netto delle legittime lagnanze di Confindustria e dell’assordante silenzio dei sindacati sul tema, infatti, le domande sono già arrivate a quota 4.450 assorbendo ben oltre la disponibilità riservata sino al 2027. E la Regione, solo ora, ha scoperto di avere a malapena i soldi per coprire le procedure già autorizzate, anzi forse neanche tutte. Insomma, bisogna fermare la macchina mangia-soldi, bloccare all’improvviso quasi 4mila aziende che hanno superato l’accesso (solo 700 sono al traguardo finale, in attesa della delibera bancaria) e ricominciare tutto daccapo. Come? Non si sa.
In questi 5 anni, da quando sono partiti i bandi, pare che nessuno si sia preoccupato di monitorare l’avanzamento di spesa; nessuno abbia lontanamente controllato se le domande superavano la disponibilità finanziaria ogni volta che venivano ammesse dal sistema. Cioè nessuno ha vigilato sulla piattaforma «Puglia semplice», che sarebbe meglio chiamare «Puglia sempliciotta»: rubinetti sempre aperti ma procedure decisamente a rilento, a giudicare le proporzioni degli iter conclusi.
Nei tempi dell’algortimo imperante e dell’intelligenza artificiale, frotte di pubblici impiegati, dirigenti, società controllate della Regione, direttori-manager e srl a capitale pubblico, non sono bastate ad impedire che la cassaforte venisse svuotata in anticipo. Ed ora tanti imprenditori (ci sono anche quelli veri, che investono, creano posti di lavoro, rimettono in piedi settori in crisi o scoprono nuove frontiere di business) rischiano di rimanere in mutande con i loro progetti.
È un po’ quello che è accaduto col superbonus al 110% per l’edilizia ai tempi del Governo Conte: una pacchia per improvvisati edili e committenti che si rifacevano il muretto a secco o i cappotti sui terrazzi. Una bolla felice - come quelle che fanno scoppiare ogni tanto la Borsa - che prima o poi ti presenta il conto. E infatti il conto è arrivato anche da lì.
Si guardi ai mini-Pia pugliesi: se sei un commercialista a partita Iva che vuole aprirsi uno studio professionale, per questi bandi vali come una start-up che decide di investire sui brevetti della fisica nucleare: hai diritto al finanziamento. Ed ecco i liberi professionisti rimettersi a posto il trulletto in valle d’Itria trasformandolo in studio per farla diventare resort; o agricoltori aggiustare la masseria dove invece di far scorrazzare i conigli far arrivare frotte di turisti incantati pieni di dollari. Che meraviglia i Mini-Pia Turismo! Una gallina dalle uova d’oro: 800 milioni di euro ingoiati in pochi anni. Un quinto della torta magica, disponibile sino al 2027, è già mangiucchiata.
E il bello è che non bastava mai. Più domande arrivavano in questi anni, più la Regione di Emiliano - per sfrecciare come un treno sulla rampa della crescita - incrementava le percentuali di aiuto: tutte aumentate del 15%. Così il pil della regione correva all'impazzata e tutti applaudivano alla locomotiva del Sud, anche se non importava dove andava.
Le magie, ahimè, poi svaniscono. È arrivato Decaro-Batman e ha sentenziato: «La giostra è finita». E il fido aiutante Pellegrino-Robin ha chiuso il rubinetto della Regione. Gotham city, per ora, deve rimanere un deserto. E chi aveva pianificato un’attività e magari deciso di venire a investire in Puglia anche se l’unico collegamento tra Bari e Lecce (la ss16) è un tratturo, i treni funzionano a singhiozzo e i fornitori arrivano dopo una settimana, è rimasto in mutande. Tutto fermo, reset, punto e a capo. Ciaone, ci spiace care multinazionali dei Contratti di Programma, care aziende meccatroniche dei Pia e cari artigiani innovatori dei mini-Pia, prendetevela con i liberi professionisti dei trulletti.
Toccherà prenderle altrove quelle risorse, pur di metter una toppa. Andando a bussare alle porte di Palazzo Chigi (dove la Puglia non la accolgono proprio col tappetino rosso..) o a Bruxelles, dove ricorrere all’amicizia col vicepresidente dell’Ue Fitto (Decaro ne è stato supporter alle votazioni dell’Europarlamento della nuova Commissione) per rinegoziare i rivoli del Fondo di sviluppo e coesione. Ammesso che ci siano margini, perché da quelle parti, in Europa, hanno da tempo deciso che i soldi sono vincolati (alla Difesa, all’housing sociale, alla svolta green etc.) e chiederne altri svincolandoli dalla fonte con qualche rimedio, per di più dopo aver finanziato le «villette», non sarà facile.
Speriamo bene, ma intanto auguriamoci almeno che non cominci il tran tran dello scaricabarile («è tutta colpa di Emiliano-Joker»). Perché la verità, purtroppo, è che non sono gli strumenti che usi a mangiarti i soldi o ad affossarti gli investimenti, ma la struttura che deve governarli rendendoli efficaci e misurabili e che, a ben vedere, aveva la testa girata dall'altra parte. L’assalto alla diligenza, ormai, si è consumato e non c’era un vigile urbano adeguato a gestire il traffico.
Certo, una revisione dello «strumento» degli aiuti sarebbe utile, magari vincolandoli all'occupazione e alle forniture in Puglia, in modo da far rimanere quel fiume di soldi a beneficio del territorio. Ma forse una bella raddrizzata ai mille conducenti della macchina, gli uffici che vidimavano di tutto, non guasterebbe. Ecco, Batman e Robin, guardino bene anche dentro casa, nella grande macchina-Regione, prima che qui in Puglia, per cantare le glorie del Pil e del sistema produttivo ci restino solo i commercialisti nei trulletti o gli agriturismi di charme.