la storia

Quando i socialdemocratici guardavano verso l’American way of life

Michele donno

Capitolo importante del socialismo democratico italiano nell’immediato dopoguerra fu il rapporto con gli Stati Uniti d’America. La storiografia politica ne ha fornito interpretazioni diverse ed estreme...

Capitolo importante del socialismo democratico italiano nell’immediato dopoguerra fu il rapporto con gli Stati Uniti d’America. La storiografia politica ne ha fornito interpretazioni diverse ed estreme: dai socialdemocratici «servi degli americani» sino al Partito socialista dei lavoratori italiani protagonista decisivo delle elezioni politiche del 1948 e della sconfitta del Fronte popolare; in altre parole, la scelta occidentale dell’Italia, in quelle elezioni, sarebbe passata anche attraverso la «provvidenziale» scissione di palazzo Barberini del 1947. Per converso, il mito negativo della «sovranità limitata» dell’Italia, rispetto agli Stati Uniti, si sarebbe alimentato del «tradimento» degli scissionisti di Saragat nei confronti del movimento operaio e popolare.

Gli studi sull’antiamericanismo nella sinistra italiana sono oramai significativi, nonostante se ne sia trascurata la faccia complementare, cioè l’analisi dell’americanismo, inteso non solo come adesione alle strategie internazionali del blocco occidentale nei decenni della guerra fredda ma, in particolare, come approvazione del sistema di vita e dei valori della cultura americana.

È utile per questo ricordare che le componenti socialdemocratiche (minoritarie) della sinistra italiana, rifiutando l’opzione comunista sovietica, fin dal 1946, ne affiancarono la critica radicale ad una particolare attenzione nei confronti dell’altro modello di società, quello capitalistico statunitense, di cui si apprezzava il realizzarsi della democrazia politica, pur ribadendo alcune critiche al sistema economico. Dunque, con il progressivo dispiegamento del piano americano di aiuti promosso dal segretario di Stato, Marshall, e man mano che le posizioni «terzaforziste» perdevano terreno rispetto alla contrapposizione fra i due blocchi, l’attenzione per l’American way of life divenne aspetto distintivo del socialismo democratico, nel campo politico e culturale della sinistra italiana.

L’americanismo ebbe molte vie di collegamento e di influenza verso l’opinione pubblica in Italia: la diffusione degli aiuti del piano Marshall fu accompagnata da una campagna propagandistica intorno al modello di vita americano; furono allestite mostre itineranti su vagoni ferroviari, gare motociclistiche, premi e diplomi, depliant propagandistici periodici sulle realizzazioni operate. E le analisi della stampa socialdemocratica, in particolare del quotidiano ufficiale del PSLI, L’Umanità, possono risultare interessanti per motivare, fuori dagli schematismi politici e ideologici, l’attenzione verso la realtà statunitense intesa come cultura antitotalitaria, democratica, propugnatrice delle idee di libertà e di progresso. Una cultura verso la quale, nonostante il permanere, all’interno del mondo socialdemocratico, di un radicamento nell’ideologia marxista (in particolare, nell’umanesimo marxista), veniva rivolta un’attenzione non effimera né pregiudizialmente critica.

La stampa socialdemocratica fornisce interessanti materiali per lo studio dell’americanismo, inteso soprattutto come costume, modello di vita, sistema sociale e culturale; in particolare, nel triennio 1947-1949, cioè in quel periodo cruciale per le scelte italiane, compreso fra il lancio del piano Marshall nel giugno 1947, le elezioni politiche dell’aprile 1948 e l’adesione al Patto atlantico nel marzo 1949. Le analisi sul sistema di vita americano furono pubblicate insieme a interventi dedicati al sistema sociale ed economico dell’URSS: costante era la denuncia dell’«equivoco» e delle «menzogne» sovietiche, che divenne terreno di un’intensa battaglia culturale per i socialisti riformisti italiani.

Sono i primi anni della Ricostruzione, quando il socialdemocratico Tremelloni, ministro per la Cooperazione economica europea, sostenuto da Einaudi e De Gasperi, era impegnato nella redazione del Piano quadriennale italiano (1948-1951) per l’attuazione degli aiuti del piano Marshall, e nella sinistra riformista si apriva la discussione sulla pianificazione economica; essa era ritenuta strumento di governo strategico, soprattutto nella direzione, da tempo auspicata, della creazione degli Stati Uniti d’Europa: il piano di aiuti americani, infatti, esigendo il coordinamento degli stessi da parte dei diversi paesi europei aderenti, appariva il volano per i successivi processi d’integrazione nel Vecchio continente.

L’American way of life, che si presentava nei suoi diversi aspetti agli occhi dei parlamentari del PSLI, in particolare Saragat, Matteo Matteotti (figlio di Giacomo), Calosso, Paolo Treves (figlio di Claudio), Vigorelli, in viaggio negli Stati Uniti, fra il 1947 e il 1949, era proposto in una serie di articoli riguardanti il sistema sociale e culturale americano. Il cinema e la televisione, il frigorifero, il telefono, le metropoli e l’automobile, i rodei, l’igiene pubblica, i ristoranti, gli autobus, i luna park, la metropolitana, i parchi pubblici, i grattacieli e le luci di Manhattan, il jazz, i bianchi e i neri, passavano davanti al lettore con immagini e racconti coloriti, divertenti, molte volte compiaciuti, al centro dei quali vi era una sensazione precisa: quel sistema di vita frenetico era la piena esaltazione della libertà e delle occasioni. Scriveva Matteotti, al rientro dagli USA, nel 1947: «Ho constatato che il movimento sindacale è una cosa seria; è fattore fondamentale di progresso, di vera democrazia ed è ormai elemento di influenza politica, poiché vi è una forza poderosa costituita da 13 milioni di lavoratori organizzati. La lotta di classe in America non può essere misurata con il metro europeo, poiché le ricchezze di quel continente sono tali che il livello di vita di tutte le classi è assai più alto di quello europeo. Quella che in Italia è la lotta per il pane quotidiano, là è la lotta per il confort della vita».

Gli Stati Uniti, progressivamente, divennero il principale punto di riferimento culturale dei socialdemocratici italiani, fra i quali, certamente, non mancarono aspre critiche, ma queste facevano parte di una più generale considerazione equilibrata, e a volte benevola, del sistema americano, derivante da una visione più laica e spregiudicata nei confronti di coloro che, nelle due guerre mondiali, si erano rivelati difensori della democrazia in Europa, a fronte degli orrori dei regimi totalitari europei, dell’est e dell’ovest, nei loro diversi segni politici e ideologici.

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