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il 25 settembre del Papa a Matera: prudenza e voto

Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, il 7 luglio a Bariincontro ecumenico per la pace

Il Pontefice a Matera celebrerà solo la messa, che si terrà nello stadio e non più in Piazza Matteotti, e reciterà l’Angelus. Una presenza di appena un paio d’ore

13 Settembre 2022

Michele Partipilo

Il 25 settembre non sarà solo giornata elettorale. A Matera si concluderà il XXVII Congresso eucaristico nazionale cui partecipano delegazioni provenienti da tutta Italia, con circa 1.500 presenze al giorno. Un grande momento di approfondimento fra sacerdoti e laici che vedrà la presenza anche di papa Francesco nella mattinata di domenica per la celebrazione della solenne liturgia che concluderà le assise. Sono passati 31 anni dall’ultima visita di un Papa, Giovanni Paolo II, nella città lucana. L’altro giorno, però, la Sala stampa vaticana ha annunciato che alla visita di Francesco saranno «tagliati» due appuntamenti: l'incontro con i profughi nella Cattedrale e l'inaugurazione della Mensa della Fraternità. Il Pontefice a Matera celebrerà solo la messa, che si terrà nello stadio e non più in Piazza Matteotti, e reciterà l’Angelus. Una presenza di appena un paio d’ore.

La Santa Sede ha motivato il cambio di programma con la coincidenza fra la visita e le elezioni. Occorre ricordare che la data del Congresso eucaristico era stata decisa a maggio 2021 e la tradizionale presenza del Papa nella giornata conclusiva era stata confermata a fine maggio, quindi ben prima che venisse fissato l’appuntamento elettorale. Il Papa avverte dunque la delicatezza del momento politico italiano e non vuole che la sua presenza a Matera possa in qualche modo favorire l’astensionismo. Tanto che lo stesso presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Matteo Zuppi – anche lui sarà presente alla tre giorni nella città dei Sassi – gli ha espresso «profonda gratitudine per la grande disponibilità ad anticipare l'orario», «in una giornata particolarmente importante per il nostro Paese, chiamato a disegnare, attraverso il voto, il suo futuro».

È palpabile dunque la preoccupazione della Chiesa per la possibilità che molti italiani disertino l’appuntamento elettorale. Si tratta di una preoccupazione forse un po’ tardiva dal momento che da tempo la Chiesa italiana ha cancellato il tema politico dalla sua agenda, evitando non solo «indicazioni» - come è laicamente giusto - ma soprattutto non promuovendo più presso i giovani alcuna forma di educazione alla cosa pubblica. «Vocazioni», energie e disponibilità sono ormai dirottate verso il sociale, settore in cui è costante e lodevole la presenza giovanile, ma generando una certa confusione fra ciò che è la politica e ciò che è la carità.

Peraltro il cambio di programma sembra dettato più da ragioni di sicurezza che dal rischio astensionismo. Durante le tornate elettorali le forze dell’ordine sono infatti mobilitate e avrebbe richiesto uno sforzo forse troppo grande garantire la necessaria presenza ad altri due appuntamenti, fra cui quello particolarmente impegnativo con i profughi. Il cardinale Zuppi, però, nel ricordare che «l'impegno civico è parte integrante del vissuto cristiano», ha tenuto a sottolineare che «il voto è un diritto e un dovere di tutti i cittadini. La Chiesa è per la libertà di coscienza, non certo per la libertà dell'indifferenza. Per questo ringraziamo il Papa per il suo gesto di attenzione che permetterà ai delegati di tutte le diocesi italiane presenti a Matera di fare ritorno nelle proprie città in tempo utile per potersi recare alle urne». In verità negli ultimi giorni il presidente della Cei ha insistito in più occasioni sulla distinzione fra libertà di coscienza e libertà dell’indifferenza. Ma si tratta di una sottolineatura difficile da capire da parte della gente comune, soprattutto se si considera che siamo ormai sempre più abituati a volare basso, a non recepire messaggi troppo sofisticati. Viviamo nell’era della comunicazione globale e purtroppo, per non essere esclusi dal discorso pubblico, è necessario che questo, pur partendo da alte premesse, poi sia calato a livello delle masse. Papa Francesco lo ha capito bene e le sue parole sono sempre chiare, alla portata di tutti, capacità che qualche volta gli ha procurato anche incidenti diplomatici (vedi la disputa con il Patriarca di Mosca a proposito della guerra in Ucraina).

Ciò non toglie però che anche nei suoi discorsi Francesco trascuri la dimensione più squisitamente politica dei problemi del nostro tempo. Ambiente, immigrati, povertà, diseguaglianze richiedono certamente un impegno morale da parte di tutti e dei cattolici in particolare, ma sono anche temi che non possono essere affrontati sulla sola base del volontariato. Esigono scelte politiche. Purtroppo chi oggi si impegna in politica non lo fa né per vocazione né per educazione, ma solo perché vi intravede la possibilità di un comodo guadagno. E in un Paese come l’Italia, che conta 40 milioni di cattolici, la Chiesa non può non avere responsabilità se si limita solo a chiedere di non confondere libertà di scelta con libertà dell’indifferenza. Siamo sicuri che se il Papa fosse rimasto quell’ora in più a Matera il dato dell’affluenza alle urne non ne avrebbe risentito. Però a volte serve poco per mettere a posto la coscienza.

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