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È allarme clima, i politici si sveglino (e i cittadini pure)

È allarme clima, i politici si sveglino (e i cittadini pure)

L'allarme crescente del riscaldamento globale

Secondo la Fondazione Soleterre, il numero di richieste pervenute sul sito Inps- parla del bisogno urgente di tutela del benessere mentale

05 Agosto 2022

Gino Dato

Il  cambiamento  climatico può trasformarsi in una catastrofe per l’intera umanità: bisogna dunque prepararsi agli  scenari peggiori. A lanciare l’appello è un gruppo internazionale di esperti guidato dall’Università di Cambridge, sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas). Negli stessi giorni appare in Italia la  Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana , in cui chiedono che il  riscaldamento globale venga messo al centro della campagna elettorale.
Delle crisi in atto, dunque, quella ambientale dovrebbe essere quella che preoccupa maggiormente gli italiani. I quali, se non fosse per qualche scricchiolio (il crollo delle partenze di luglio a 12,3 milioni dei 17 previsti), si direbbe che intanto pensano alle vacanze.

In villeggiatura - montagna o campagna o mare che sia - vince appunto la dispersione e sospensione di ogni pensiero, di ogni preoccupazione, di ogni nuvola sul futuro. Sotto il sole o sotto il vento, sotto l’acqua o la grandine, il rituale viene rispettato come se dovessimo rimandare ogni giudizio a settembre. Quando magari, insieme alle schermaglie dei partiti in cerca di voti, si ripresenteranno le bollette dell’energia consumata nei mesi precedenti e si consoliderà il carovita. I disagi sono molteplici, e non dobbiamo pensare che il corpo sociale non ne abbia colto la densità, e non abbia in qualche modo accusato il colpo. Una verifica la si può fare usando un inusitato termometro, il bonus psicologo, varato di recente.

Secondo la Fondazione Soleterre, il numero di richieste pervenute sul sito INPS al 29 luglio - oltre 130 mila - parla chiaro del bisogno urgente di individui di accedere a strumenti di tutela del benessere mentale. «Il bonus è un primo segnale di attenzione alle problematiche psicologiche, ma il volume di fondi stanziato è troppo basso rispetto al bisogno». Pesano ancora, oltre alla sperequazione ulteriore che discende dall’incremento del costo della vita, dal costo delle risorse energetiche per il movimento e il benessere, la perdurante crisi estesa all’intero sistema sanitario, poi la crisi della guerra con le sue ripercussioni geo-diplomatiche, la crisi politica che semina insicurezza, infine la crisi ambientale. Tutti questi fenomeni critici sono immediatamente percepibili: cresce il costo dei beni di prima necessità e lo vediamo al mercato e ai supermercati, il bollettino non cessa di snocciolare il numero dei suoi contagiati e delle vittime, i carichi di grano che cominciano a viaggiare non annullano gli orrori della guerra, la politica, infine, offre il suo spettacolo indecoroso.

Solo per l’ambiente la percezione che ne abbiamo è diversa, più tenue. Perché? Quel mix di riscaldamento globale, di mutazioni violente, di clima impazzito fino a ieri potevano essere intesi come «mesofenomeni», cioè eventi difficilmente misurabili, che sfuggivano alla nostra attenzione perché lontani nel tempo, graduali, quasi impercettibili. Ma la somma di tutti i piccoli scostamenti ha portato oggi a una visibilità macroscopica. Per questo le politiche dell’ambiente sono le questioni più gravi sul tappeto e dovrebbero entrare nell’agenda dei partiti e dei loro leader. Tra i firmatari della citata Lettera degli scienziati troviamo Giorgio Parisi. «Per un Paese come l’Italia, che deve importare i combustibili fossili, che siano gas, carbone o petrolio», sottolinea il premio Nobel per la fisica 2021 in un’intervista a «La Repubblica», «passare alle fonti rinnovabili renderebbe molto più stabile l’economia. […] è importante che i partiti mettano in chiaro nei loro programmi quali sono i loro progetti per la lotta ai cambiamenti climatici, per andare verso le energie rinnovabili e un mondo meno inquinato».

Un richiamo finale Parisi lo rivolge agli scienziati: «Dovrebbero dedicare un po’ più di tempo alla comunicazione, per spiegare quello che loro sanno di ciò che accade nel mondo. […] la scienza è come i fari di un’automobile: permette di vedere un po’ più in là. Ma sono i politici che devono guidare nella notte, sapendo che quei fari hanno una portata limitata. Gli scienziati cercano di illuminare quello che possono, ma non utilizzare le loro informazioni è come cercare di guidare nella notte a fari spenti».

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