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IL CASO POLITICO

Dietro la sfida Conte-Di Maio il rebus ricandidature

Dietro la sfida Conte-Di Maio il rebus ricandidature

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, separati in casa Cinque Stelle

La bollente estate del Movimento Cinque Stelle condizionata dalla diversa visione sull'invio di armamenti in Ucraina

23 Giugno 2022

Michele Partipilo

Si profila un’estate calda, anzi caldissima. E non solo per le temperature sul filo dei 40 gradi, ma anche e soprattutto per gli effetti della guerra in Ucraina. Accanto alle difficoltà in campo energetico, industriale e agricolo che già sperimentiamo da alcune settimane e che innescano un vertiginoso aumento dei prezzi, ora bisogna guardare anche al rischio di terremoti politici. Il primo Paese a farne le spese è la Francia. La gioia del presidente Emmanuel Macron per la rielezione è durata lo spazio di una tornata elettorale. I risultati finali delle elezioni per l’Assemblea nazionale vedono una situazione di sostanziale ingovernabilità poiché Macron può contare solo su 245 parlamentari, a fronte dei 289 necessari per la maggioranza assoluta necessaria per governare con tranquillità. Colpiscono gli 80 seggi conquistati dalla destra di Marine Le Pen rispetto ai nove ottenuti al primo turno. A condizionare le scelte dei francesi proprio le difficoltà registrate nelle ultime settimane, con il forte rincaro dei costi energetici e quindi gli aumenti dei prezzi, a cominciare dalle materie plastiche, croce e delizia della nostra civiltà.

Macron paga l’appoggio incondizionato offerto all’Ucraina e dettato anche dal tentativo di guadagnarsi sul campo la leadership europea, dopo l’uscita di scena di Angela Merkel. Fino alla vigilia elettorale Macron si è speso a 360 gradi organizzando incontri, elaborando piani di pace, guidando missioni in Ucraina insieme con altri leader europei, compreso il nostro Mario Draghi. Ma in un’epoca in cui si ragiona sempre meno con la testa e sempre più con la pancia – e talvolta anche con altre parti del corpo – difendere democrazia e diritti umani non paga se sull’altro piatto della bilancia ci sono aumento dei prezzi, perdita di comodità, malessere sociale. In Italia il terremoto – per ora con scosse di media capacità distruttiva – sta colpendo i 5Stelle. ll motivo ufficiale della violenta spaccatura che si è determinata nel Movimento e che vede da un lato il leader Giuseppe Conte e dall’altro il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è dato dall’opposta posizione sull’invio di altri armamenti all’Ucraina. Apertamente contrati Conte e i suoi, favorevole invece Di Maio e gli altri. È probabile che anche senza la crisi ucraina il movimento fondato da Grillo e Casaleggio si sarebbe trovato a fare i conti con la sua fragilità politica e programmatica. Ciò che sembra davvero provocare moti sussultori e ondulatori è l’avvicinarsi delle elezioni politiche del 2023, quando dallo storico 32% dei consensi conquistato nel 2018 rischia di passare al 12-13%, secondo quanto accreditato dagli ultimi sondaggi, con una linea di tendenza che punta decisamente al basso.

In termini concreti significa che quasi i due terzi degli attuali deputati e senatori pentastellati non saranno rieletti e, a causa della riduzione dei parlamentari, strenuamente voluta da loro stessi, quel terzo rimanente si dovrà restringere ulteriormente. Non a caso a innescare lo scontro sul sì al nuovo invio di armi all’Ucraina è stato Beppe Grillo quando ha confermato la regola dei due mandati. Significa che tutta la prima fila attuale dei parlamentari 5Stelle non potrebbe ricandidarsi, almeno non sotto le insegne grilline. La vicenda Ucraina sarebbe a questo punto il detonatore di una crisi inevitabile che cova sotto la cenere da tempo e che ha visto ben 94 parlamentari pentastellati cambiare casacca nel corso della legislatura.

In una situazione così delicata e con una leadership incerta come quella di Conte, che ha dovuto pure superare l’insidia di un ricorso in Tribunale, la guerra non fa altro che esacerbare gli animi, esaltare incapacità decisionali e rendere instabile una maggioranza picconata più dall’interno che dall’esterno. Sono imprevedibili le conseguenze che una scissione dei 5Stelle avrebbe sulla tenuta del governo. Anche le mai troppo celebrate capacità del premier Draghi e la moral suasion del presidente Mattarella – nelle ultime settimane più silenzioso del solito - potrebbero non bastare a garantire la fine naturale della legislatura. Il terremoto economico provocato dalla guerra in Ucraina richiede peraltro decisioni immediate, responsabili e coraggiose. Se durante la pandemia si è largheggiato con la politica dei ristori, fortemente sostenuta dalla Lega, oggi non è più possibile incrementare il debito pubblico con la stessa leggerezza. Però c’è già tutto il mondo agricolo messo alle corde dalla siccità che già bussa a denari. Ma lo stesso potrebbe dirsi del comparto della pesca come degli autotrasportatori.
Senza contare che guardiamo tutti con trepidazione all’evoluzione della situazione sanitaria, con un virus che non molla la presa e che quest’autunno quasi certamente tornerà a farsi pericoloso, visto che ancora oggi con temperature da forno contiamo ogni giorno dai 15 ai ventimila contagiati e una sessantina di morti. Insomma, nel cuore di un’altra tempesta perfetta come fu quella della pandemia, potremmo ritrovarci senza un governo o, al massimo, con una sua sbiadita imitazione. Tutta colpa di Putin, di Zelensky e del caldo?

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