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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Managerialità nella giustizia? Non è un’eresia

Toghe

Bisogna costituire al più presto un comitato di persone animate da buona volontà, per aiutare la Magistratura ad uscire dal tunnel autodistruttivo in cui si è infilata

23 Maggio 2022

Enzo Augusto

Bisogna costituire al più presto un comitato di persone animate da buona volontà, per aiutare la Magistratura ad uscire dal tunnel autodistruttivo in cui si è infilata. Tra parentesi, e scusandomi per l’excursus, faccio presente che parlo da esperto di questo percorso essendo transitato dal Pci al Pd (attraverso gli step Pci, Pds, Ds, Pd, come dice Berlusconi) ed avendo assistito alla trasformazione di un partito di massa (un grande partito che nel bene e nel male, più nel bene che nel male, ha contribuito in maniera decisiva al riscatto di grandi masse di lavoratori e di popolo) in un partito di élite che ha come base sociale il ceto abbiente e riflessivo, ed a cui, con testimonianza di eroismo, sono tuttora iscritto. Ha perso gli operai che votano Lega. Ha perso i poveri che votano Movimento 5 Stelle per il reddito di cittadinanza. Ha perso i giovani che non votano e, se votano, votano i cespugli di sinistra o Fratelli d’Italia.

Un partito alla Macron che i miei amici francesi di sinistra votano, pur turandosi il naso, e non votano Mélenchon perché populista. Ora, a parte il fatto che populista non è una brutta parola se etimologicamente significa stare dalla parte del popolo. Penso alla grande guerra patriottica e popolare dell’Armata Rossa. Alla canzone popolare di Fossati e al romanzo popolare di Monicelli. Il fatto è che Mélenchon è l’unico politico di sinistra che parla ai giovani. E anche se talvolta sbaglia, sbagliare per sbagliare, in pari causa turpitudinis, direbbero i giureconsulti, meglio sbagliare con i giovani che con i pensionati. L’avessimo, in Italia, qualcosa che almeno gli assomigli. Ma questo è un altro discorso, e sono andato abbondantemente fuori tema.

Tornando alla Magistratura, non c’è dubbio che si stia facendo male da sola. Non credo che la politica, seppur lo volesse, sia in grado di mettere in atto una strategia punitiva o repressiva. La Legge Cartabia non serve a niente e non mi pare abbia possibilità afflittive. I referendum sono stati evirati da una Corte Costituzionale presieduta da Amato con taglio politico piuttosto che giuridico. Eliminando i quesiti più popolari ha condannato l’istituto al fallimento perché non si raggiungerà il quorum. Ha poi dato il contentino con la sentenza del doppio cognome. È facile prevedere che la pronuncia, giustissima sul piano dei principi, avrà scarsi effetti pratici. Saranno pochissime le donne che si avvarranno della opportunità. Sia per scarsa utilità, sia per una mentalità subalterna. È questa la grande battaglia che il femminismo non vince, perché non la combatte. Il cambiamento di una mentalità subalterna culturalmente. Altro che doppio cognome e quote rosa. Ma anche questa è un’altra questione e mi scuso per l’ulteriore excursus.

Bocciata la Legge e i Referendum, la Magistratura diventa uno strenuo difensore dello status quo. Va tutto bene madama la marchesa, e non disturbate il manovratore. Intanto la credibilità va a rotoli e il sistema non funziona. Ripeto ciò che dico da anni, anche se non piace, e non capisco perché, ai miei amici magistrati che avrebbero tutto da guadagnare, perché sono bravi e coscienziosi e avrebbero/hanno tutto l’interesse a far funzionare a pieno regime il sistema (che invece non funziona affatto come penso anche loro, che sono persone oneste, non avranno difficoltà a riconoscere). Nel sistema bisogna introdurre forti dosi di managerialità. Bisogna aumentare la produttività in senso qualitativo e quantitativo, il che non è impossibile o in contraddizione.

Così come autonomia e indipendenza non sono in contraddizione con produttività e controllo di risultati. Anzi. E i magistrati bravi, che sono la enorme maggioranza, avrebbero tutto da guadagnare invece di far quadrato sulla corporazione. Sappiamo tutti che in un’azienda privata a molti giudici verrebbe contestata scarsa produttività oltre che negligenza e imperizia. Non è che debbano essere licenziati, per carità, ma almeno trasferiti ad altra funzione. Sappiamo tutti che ci sono magistrati che sbagliano con inesausta frequenza. Non licenziati, ma trasferiti a funzioni in cui fanno meno danni, per esempio organi collegiali. E i drammi «vite distrutte, carriere troncate, imprese rovinate con danni economici incalcolabili», che il Giudice Apollonio ritiene incidenti di percorso e danni collaterali, sono drammi veri. E chi sbaglia non può uscirsene indenne. Nessuno può sbagliare impunemente. È al di fuori di ogni logica e di ogni etica. Non si può eludere o rifiutare la valutazione. Almeno non si faccia carriera e si evitino altri danni. Questo percorso deve (avrebbe dovuto) farlo la magistratura, così come risolvere il problema del «correntismo» su cui non mi dilungo per amore di patria. Se non lo fanno i giudici, qualcuno, prima o poi, lo fa per loro. Si rendono conto che alcune questioni sono insostenibili e alcune pretese indifendibili?

Poi c’è lo sciopero. Il problema non è se è legittimo o meno. Se è giusto o sbagliato. O la bassa percentuale di adesione, che dimostra che la maggioranza dei magistrati non e d’accordo con l’associazione. E questo è un segnale pericoloso per l’unità della categoria. A parte tutto questo il problema vero è che dello sciopero non se ne è accorto nessuno degli utenti. In una situazione di sfascio è rimasto senza conseguenze pratiche. Anzi la bassa partecipazione può rivelarsi un boomerang, un assist per la politica. E questo dovrebbe far riflettere. Subito un comitato per «salvare il soldato giudice», sulla falsariga del soldato Ryan. O almeno un consulente di immagine (suggerirei Zelensky).

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