Ecco: chi dice Shakespeare dice Teatro. A me, per esempio, piacerebbe fare teatro, però per farlo mi hanno detto che bisogna studiare e per studiare ci vogliono i docenti. A Bari il teatro lo insegnano direttamente, senza averlo imparato. Capito l’antifona? Non basta fare palcoscenico per dire di fare teatro. Un giorno, passando davanti ad un laboratorio teatrale vidi una ragazza che era seduta su un tufo con un cellulare in mano. Fin qui niente di strano. Poi capirete perché. Da buon barese, mi avvicinai e le dissi: - Sola...?
Lei mi guardo, poi si guardò intorno, quasi per dirmi, ma che razza di domanda mi fa questo? È cecato?
- Permette signorina….io mi chiamo Gianni Ciardo.
- E io Giulietta Capuleti e faccio l’attrice. Il mio nome d’arte è Giulietta e Romeo.
- Che bello, lei fa l’attrice? - Si - mi rispose. - Anche io avrei voluto fare l’attrice…cioè l’attore. Una volta recitai una poesia e uno mi disse: ma perché non fai teatro? Stanno tanti cani che lo fanno. Per esempio, «sei personaggi in cerca d’autore» con te farebbero sette! Eh signorina…mi piacerebbe, ma a Bari per fare teatro, ci vuole denaro liquido e così diventa poi un argomento solido.
Comunque, mentre stavo parlando con Giulietta, si presentò un tizio che mi guardò e disse: - Ehi a te….vuoi essere pugnalato?
Lì capii che quello era Romeo, quello di Giulietta. - Piacere! Io sono Gianni Ciardo, sono di Bari, città che non ha avuto la fortuna che ha avuto Verona. Voi due dovreste dire grazie a Shakespeare.
A questo punto intervenne Giulietta, dicendo: - E chi sarebbe questo Shakespeare? - Signorina, lei non sa chi è Shakespeare? Come fa a fare teatro? Non ha mai letto Shakespeare? - No, rispose Giulietta. Chi l’ha scritto?
E Romeo interrompendo la conversazione mi chiese: - Vuoi una birra? Poi, prese per un braccio Giulietta e le disse: tu se continui a frequentare gli estranei fra noi finisce male!
Giulietta cominciò a piangere dicendo: - Tu non puoi darmi tanto veleno! E Romeo replicò: - Tu mi farai morire, con tutto quello che c’è stato fra noi! - Che cosa? - disse Giulietta- cosa c’è stato? Tu mi dai solo veleno!
A questo punto, Romeo si voltò e andò via. Giulietta, rimasta male per quella reazione, mi chiese scusa dicendomi che era nervoso per fatti di famiglia.
- Perché cosa è successo fra le vostre famiglie, chiesi io. - Niente - disse Giulietta - un giorno mia madre chiese una foglia di prezzemolo alla famiglia Montecchi e le fu negata. La mamma di Romeo non volle darlo perché era una che ci teneva a mettere il prezzemolo in ogni minestra.
- Voi allora siete come i meridionali, che per una carta di pepe si guasta la minestra! - Ma che dite - disse Giulietta - era il prezzemolo che voleva mia madre, non il pepe! Comunque io amo Romeo! E nemmeno il destino ci può separare, anche se non voglio promettere niente, però per lui sarei pronta a morire.
- Non si può mai sapere - le dissi - il destino non si può prevedere. Sa quando fu sepolta Pompei? - Cos’è Pompei? - Niente lasci perdere…Pompei fu sepolta il giorno delle ceneri. - Cioè? - Niente, lasci perdere, dimenticavo che lei fa teatro. Piuttosto si è calmata? Come si sente?
- Un po’ stanca di tutta questa situazione. Mi vorrei riposare. - Tranquilla! Ha una vita davanti! - Si, solo che se mi addormento non mi sveglio più….io mi conosco. Se viene Romeo poi si preoccupa. Lui è molto sensibile. Se mi vede dormire, subito pensa a male ed è capace di tutto.
- Cioè? Se ne va con un’altra? - No, quello è capace di suicidarsi!
- Bhè e dove sta la novità? Se continuate così, farete una brutta fine. A quel punto, vidi arrivare Romeo su sedici cavalli! - Che bei cavalli? Come si chiamano? - Alfa, sono femmine, rispose Romeo. Si chiamano Alfa Romeo.
Poi, rivoltosi a Giulietta le disse: - Vieni a bere qualcosa? - Si …veleno!!! - rispose la fanciulla. Romeo, innervosito da quella risposta, andò via e Giulietta gli gridò: - Non correre!!!
- Giulietta e Romeo….certo che però - le dissi io - se vi foste chiamati Teresa e Noffrino non vi avrebbe calcolati nessuno. La gente per prendere in giro una coppia affiatata non avrebbe detto: «mo’ e chi è Giulietta e Romeo?» Non solo, ma se poi foste rimasti vivi e innamorati a vita, gli avvocati sarebbero tutti morti di fame.
- Ma perché mi dice queste cose? Lei è proprio strano… - E adesso che fa? - Adesso mi aprirò un laboratorio teatrale per conto mio e insegnerò teatro, cultura e tutto quello che ho imparato. Spero un giorno di conoscere questo Shakespeare. E tu che farai?
- Io? Io non vorrò fare più il teatro. E siccome a me piace molto la musica , spero un giorno di conoscere Guglielmo Marconi. Lei lo conosce?
- Si, come no! È quello che canta in televisione. - Si, mi farò raccomandare per entrare al Conservatorio, dove fra l’altro, passandoci davanti ho visto un cartello su cui c’era scritto: «Non suonare! Grazie».

















