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In Puglia e Basilicata

LA STORIA

Il fenomeno Mario Fargetta fa ballare tanti pugliesi

Il fenomeno Mario Fargetta fa ballare tanti pugliesi

Il dj Mario Fargetta sarà ospite sabato 24 settembre del Dh Theatre di Bisceglie

Il popolare dj si racconta in discoteca: «Amo la vostra terra, tifo Lecce»

21 Settembre 2022

Fabiana Pacella

Lo sguardo richiama due caporali (o virgolette per essere più popolari) ruotate in senso orario di appena 90 gradi per aprire un discorso diretto sul mondo. Semplice e cristallino. Indagatore quanto basta. Indossa t-shirt, jeans skinny, sneakers e braccialetti che ingannano sul sottofondo che accompagnerà l’intervista. Il caso, si sa, può molto più delle apparenze, al posto della dance parte il pianoforte di Peter Wood in The year of the cat. Sarà una chiacchierata godibile, non c’è che dire.

«On a morning from a Bogart movie, in a country where they turn back time» e di botto, senza inutili cornici, Mario Fargetta è una persona, che racconta il personaggio lungo l’arco di una canzone. Pungolato dalle domande in battere e levare. Il dj che da oltre 30 anni riempie piazze e dancefloor, cavalcando mode, temperie e gusti come se il tempo fosse concetto relativo, stimolo e non limite, è un animale da palco dietro la consolle, una voce amica e certa quanto i suoi mix sulle frequenze di radio M2o, uno che pare di conoscere dai banchi delle elementari per tutto il resto. Pronto alla quinta tappa in Puglia di un tour estivo senza precedenti, per numeri e voglia di vivere del pubblico, dopo Leverano, Gallipoli, Castellaneta e Talsano, GetFar sbarca sabato 24 a Bisceglie (Bat) al Dh Theatre, quel Divinae Follie in cui la maggior parte dei pugliesi ha celebrato il suo battesimo del fuoco discotecaro, con un format ad alto tasso emozionale, il DeejayTime.

Insieme ai colleghi e amici di una vita Albertino, Molella e Prezioso super Mario porta in scena uno spettacolo di due ore. «Abbiamo messo insieme il gruppo forte di quel decennio irripetibile, che va dal ‘90 al 2000, per proporre uno spettacolo che racchiude sonorità di quegli anni incredibili insieme a sound moderni - spiega il dj e produttore discografico nato a Lissone , e con radici meridionali. L’assist al sud arriva subito dopo. La Puglia è una regione caldissima, che ti dà tante soddisfazioni, da sempre. Era così in passato, è così oggi», ribadisce senza risparmiarsi in selfie, battute e abbracci sinceri di carne e di cuore con chi in lui riconosce il compagno di momenti straordinari. Un tempo si autografavano poster e cartoline, oggi gli smartphone abbattono il muro del tempo, ma quello del suono…quello è affar suo. E suo soltanto.

Cosa avrà GetFar di diverso da tanti altri altri, per piacere a figli e genitori indistintamente e surfare fiero la cresta dell’onda di un mare straordinario ma periglioso come quello della musica? «Non ci si deve fermare. Occorre stare sul pezzo, studiare il mercato discografico, le classifiche, i gusti e le tendenze, ciò che accade nel mondo. Lo faccio da produttore discografico, e poi ho la fortuna di lavorare a radio M2o dove arrivano prima tutte le canzoni che potrebbero essere le hit dei mesi a venire».
Ma non basta, dai. Non peccare di umiltà, Mario. «Devi saperci fare, è vero – si scioglie -, ci devi mettere del tuo. Sta lì la qualità perché ormai tutti sono capaci di mettere musica in discoteca, mixare e fare dei cambi. Occorre saper coinvolgere e far ballare la gente, in mano ho anche uno strumento, il microfono, per il colpo di genio, per stupire, coinvolgere se e quando l’attenzione cala. Dopo due anni di restrizioni durante l’estate la gente si è scatenata, aveva voglia di dance come accadeva anni fa, è stata una stagione bellissima».

Una svirgolata sulle sue velleità da calciatore val bene un endorsement al Lecce in serie A. Che te ne pare dei giallorossi? «Bè una gran bella squadra fin dalla prima partita di campionato – e già s’è guadagnato striscione e ola in curva, senza saperlo -. Io sono juventino eppure mi sento più vicino al Lecce in questo momento…». Al Stewart è alle battute finali, il sax di Phil Kenzie segna la fine dell’intervista. Poche battute ancora… Da un po’ Mario si fa chiamare GetFar, posposizione del suo cognome. «Andare lontano» significa. «È una sintesi perfetta, il senso di tutto», dice coi “caporali” verso l’orizzonte. Schivo se la penna prova a trivellare più a fondo, lì dove batte il cuore.Ma lui è uno che tra un palco e l’altro, quando avanza la notte e il pubblico si scalda, chiama i figli al telefono. «Ciao amore di papà», pensando di non esser visto. Il suo pubblico lo sa e gliene rende merito continuando a vibrare per lui. E quando incalza l’alba e l’adrenalina inizia a scendere, messi a tacere i mixer «mi chiedo se ho fatto il mio lavoro fino in fondo, e se l’ho fatto bene e ho fatto divertire la gente allora è tutto ok. Sono all’altezza del mio pubblico, che mi vede come un punto di riferimento, mi ama e mi rispetta». Che ci sia reciprocità, come in ogni storia d’amore che si rispetti, è fuor di dubbio.

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