Lunedì 03 Ottobre 2022 | 06:17

In Puglia e Basilicata

Lo spettacolo

Bis di Sorrentino ai David: miglior film e miglior regia

Bis di Sorrentino ai David: miglior film e miglior regia

Quasi 3 ore di diretta su Raiuno. Tra i vincitori anche la pugliese Saponangelo

04 Maggio 2022

Michele Anselmi

È andata come forse doveva andare; di sicuro come tutti si aspettavano che andasse. Il David di Donatello per il miglior film se l’è aggiudicato “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, già Leone d’argento alla Mostra di Venezia e candidato all’Oscar, poi mancato, poco più di un mese fa. In sovrappiù il regista napoletano ha vinto anche il David per la miglior regia, e davvero si sarebbe potuto evitare il bis pleonastico a vantaggio di qualche altro cineasta in cinquina.

A occhio non s’è brindato a Rai Cinema: pur vantando essa 79 candidature di peso in questa 67ª edizione, a partire da quelle piovute su “Qui rido io”. “Ariaferma”, “Freaks Out” e “Diabolik”, il massimo premio, il più ambito, alla fine è andato a un film targato Netflix, che è considerato un po’ il Grande Nemico del cinema in sala, benché non sia proprio così. Ma è anche vero che i 1.599 giurati dei David hanno operato una sorta di riequilibrio assegnando gli altri premi.
La serata su Raiuno è stata condotta dal consueto Carlo Conti, stavolta coadiuvato da Drusilla Foer, che tanto era piaciuta a Sanremo e ora ha fatto il bis, immagino per movimentare un po’, sul fronte dello spettacolo televisivo, l’andamento della premiazione, sempre tra istituzionale e soporifero. Purtroppo o per fortuna non ci sono stati schiaffoni sul palco, come all’Oscar, benché il molto arrabbiato esercente Gino Zagari su Facebook ne avesse auspicato uno sul viso di Dario Franceschini, ma è anche vero che sarebbe apparsa una gag studiata a tavolino, oltre che di pessimo gusto.

D’altro canto è pur vero che Rai e ministero della Cultura molto hanno investito, in termini di budget, su questa edizione in diretta da Cinecittà, tornata sotto la gestione pubblica con l’arrivo da Sky, in veste di amministratore delegato, del supermanager Nicola Maccanico. Tutto si tiene, sempre, nel magico mondo di Franceschini.

La ripartizione degli allori poteva essere migliore, più varia? È sempre difficile, oltre che inutile, fare le pulci alle decisioni prese dai votanti, i quali si esprimono secondo criteri per alcuni versi indiscutibili, a volte prendendoci bene, a volte magari no (ma siamo sempre nell’ambito di pareri personali). Eccone alcuni, tra i più significativi nella gerarchia giornalistica: Laura Samani miglior regista esordiente per “Piccolo corpo”, la diciassettenne Swamy Rotolo migliore attrice protagonista per “A Chiara”, Silvio Orlando miglior attore protagonista per “Ariaferma”, Teresa Saponangelo migliore attrice non protagonista per “È stata la mano di Dio”, Eduardo Scarpetta miglior attore non protagonista per “Qui rido io”
Certo sarebbe stata una bella sorpresa se, contro le previsioni della vigilia, “Ariaferma” di Leonardo Di Costanzo si fosse imposto alla voce “miglior film” o ”migliore regia”, ma è anche vero che l’intensa storia carceraria ha raccolto comunque consensi di un certo spicco: il David per la migliore sceneggiatura originale e quello per il miglior attore protagonista.

La cronaca registra, in apertura di cerimonia, il discorsetto del ministro Franceschini, il quale ha confermato l’uso delle mascherine in sala fino al 15 giugno (non avrà fatto piacere agli esercenti da giorni sul piede di guerra). A un certo punto, dipingendo una situazione travolgente sul fronte dei possibili incassi futuri, s’è lasciato sfuggire: “Io sono molto posi… ottimista”. Deve aver pensato, giustamente, che “positivo”, con l’aria che tira, suonasse maluccio.

Drusilla Foer, prima in lungo rosso fuoco e poi con pantaloni neri, ha toscaneggiato alla sua maniera, qua e là imitando Paolo Poli, intonando così così “Parlami d’amore Mariù” e “Senza fine”, leggendo con toni solenni un brano da “Il grande dittatore” di Chaplin, gridando istericamente “Sabrina!”, alla maniera di Sophia Loren, quando è stata chiamata sul palco Sabrina Ferilli, destinataria di uno dei tre David alla carriera; gli altri due sono andati all’attrice Giovanna Ralli e al regista Antonio Capuano.

Bella la frase di Marie Curie citata da Laura Samani nel ritirare il premio: “Non bisogna aver paura, ma solo capire le cose”. Fosse facile: quasi tutti i premiati, a parte i più scafati, sono apparsi schiantati dall’emozione, con una punta di melodramma partenopeo, quindi senza discorsetti pronti, tutti ringraziando la famiglia. Di contro l’undicenne inglese Jude Hill, volato a Roma per ritirare il premio andato a “Belfast”, ha dimostrato di essere il più professionale di tutti: per piglio, fluidità, scioltezza, simpatia (ha ricordato pure l’Enzo Staiola di “Ladri di biciclette” nella sorpresa generale dell’uditorio).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725