il punto della situazione

Lecce e Bari, missione complessa: la salvezza un obiettivo «delicato»

Rientrati i calciatori convocati dalle rispettive nazionali, in casa del Lecce è iniziato il conto alla rovescia in vista della gara casalinga contro l’Atalanta. Bari invece è a sei giornate dalla fine

Lecce, Marilungo: «Giocare a viso aperto»

(Di Antonio Calò) Rientrati i calciatori convocati dalle rispettive nazionali, in casa del Lecce è iniziato il conto alla rovescia in vista della gara casalinga contro l’Atalanta, in calendario lunedì, alle 15, e valida per il trentunesimo turno di campionato. Out Medon Berisha, Francesco Camarda e Kialonda Gaspar, si sono allenati a parte Lassana Coulibaly, Antonino Gallo, Danilo Veiga e Riccardo Sottil, la cui presenza nella partita contro gli orobici è in forse. Nella sua carriera, l’attaccante Guido Marilungo ha indossato la maglia giallorossa nel 2009/2010, stagione nella quale ha contribuito con 35 presenze (per complessivi 2.614’) e 13 gol alla promozione dalla B alla A del team all’epoca allenato da Gigi De Canio. In seguito ha vestito la casacca della “Dea”, dalla seconda meta dell’annata 2010/2011, terminata con il salto dalla B alla A, e poi dal 2011/2012 al 2013/2014, in massima serie, categoria nella quale ha giocato anche con Sampdoria, Cesena ed Empoli. Appese le scarpe al chiodo, il calciatore originario di Montegranaro si è stabilito a Lecce, dove vive.

«L’undici guidato da Di Francesco e quello diretto da Palladino si presenteranno al faccia a faccia di lunedì entrambi con il fermo proposito di conquistare l’intera posta in palio - dice Marilungo - I salentini hanno bisogno di vincere perché sono impelagati nella bagarre-salvezza, che promette scintille sino all’ultima giornata. I bergamaschi, dal canto loro, sono abituati ad affrontare tutte le sfide con questo obiettivo, anche perché devono provare a chiudere in bellezza un campionato che, causa un avvio assai problematico, non è stato all’altezza di quello precedente e delle aspettative. La società nerazzurra oramai è tra le big del calcio italiano».

L’ex attaccante prova ad inquadrare l’incontro: «L’Atalanta proverà ad imporre il proprio gioco sin dal primo minuto, pressando alto. Ma il Lecce, non starà certo a guardare e, facendo leva sul sostegno del “Via del Mare”, si giocherà le proprie carte a viso aperto, con la necessaria accortezza, ma anche senza tatticismi esasperati. Penso che le due squadre daranno vita ad un match divertente sul piano dello spettacolo, con gol». Il problema maggiore sin qui palesato dal complesso allenato da Eusebio Di Francesco, però, è costituito proprio da una fase offensiva alquanto sterile. I giallorossi creano poche opportunità e segnano col contagocce: «Negli ultimi tempi, il Lecce è progredito anche da questo punto di vista e lo si è notato bene nell’ultima uscita, quella esterna contro la Roma, nonostante non abbia fatto centro. Ma le note positive ci sono. Ai salentini potrebbe bastare una scintilla per sbloccarsi e fare meglio negli ultimi otto turni. A questo si aggiunga che dimostrano notevole solidità. Se la giocano con personalità anche contro avversari quotati. Restano in gara sino all’ultimo minuto. Ritengo che si tratti di segnali significativi. Inoltre, l’ambiente è molto compatto, sia per quel che concerne le componenti interne al club, ovvero dirigenti, tecnici e calciatori, che come ambiente, in quanto la tifoseria è totalmente con la squadra. I supporter si rendono conto che i giocatori stanno dando il massimo pur di conquistare lo “scudetto” chiamato salvezza».
Marilungo torna sul confronto di lunedì: «Se il risultato dipendesse solo dalla caratura dei due organici, allora l’ago della bilancia penderebbe senza dubbio dalla parte degli orobici. Ma in una sfida calcistica contano anche altri fattori e pertanto il Lecce ha le sue carte da mettere sul “tavolo”. A questo si aggiunga che si torna in campo dopo una sosta ed il rendimento delle singole compagini nei match che seguono uno stop è tutto da verificare». L’ex punta del team giallorosso analizza la lotta-permanenza: «Per restare in A, Pisa e Verona dovrebbero compiere un miracolo sportivo. L’ipotesi più probabile è che resti da evitare il terz’ultimo posto, che pure porta in B. Dovranno duellare almeno in quattro, ovvero Cremonese, Lecce, Fiorentina e Cagliari, ma potrebbe essere risucchiato pure qualche altro schieramento. La “Viola” dispone della rosa di gran lunga più forte, ma è lì ed è impegnata anche in Conference League. Può accadere di tutto ed il verdetto arriverà sul filo di lana».

Bari, Di Gennaro: «Sì, Longo può incidere»

(Di Pierpaolo Paterno) A sei giornate dalla fine, il Bari è chiamato a giocarsi tutto con la pressione di una classifica che scotta e un calendario tutt’altro che semplice. Si parte lunedì al San Nicola contro il Modena. In questo contesto si inserisce l’analisi dell’ex biancorosso Antonio Di Gennaro su un finale tra la necessità di fare punti contro avversari di alto livello, il peso degli scontri diretti e una squadra che sembra aggrapparsi troppo ai singoli, con interrogativi aperti anche sulla gestione tecnica di Moreno Longo.

Di Gennaro, il Bari torna in campo lunedì contro il Modena. Un’altra lotta per rimanere in B. Ma si va verso il record negativo di presenze al San Nicola.

«Dopo l’11 giugno del 2023 è cambiato tutto totalmente. C’è una situazione in divenire e non sappiamo cosa accadrà. Molto dipenderà dall’esito della stagione. La delusione è tanta. L’ambiente è indifferente. Questo è l’aspetto più preoccupante. La gente ha perso ogni interesse. Si va allo stadio per fede, ma nel cuore dei tifosi si è spento tutto».

A sei giornate dalla fine, con il Bari in piena zona retrocessione, pesa più la testa rispetto alle gambe?
«Sì. Mi auguro che in questa sosta sia stato fatto qualcosa per incentivare una condizione che manca da ottobre. Anche con Longo, ho visto tanta discontinuità. La testa e la qualità dei giocatori fanno la differenza. Se si va in C, ci perdiamo tutti».

Dopo le sconfitte contro Frosinone e Carrarese, che tipo di reazione si aspetta da una squadra fragile e discontinua?
«Se non c’è la reazione, si retrocede. Contro la Carrarese, il Bari non sembrava una squadra di calcio. È crollato in maniera vistosa e questo dà fastidio. Che senso ha poi andare a fine partita sotto la Curva? Un atteggiamento da squadra senza personalità».

Il calendario propone subito sfide durissime contro Modena, Monza e Venezia. Adesso il Bari deve fare punti a tutti i costi a prescindere dal nome dell’avversario.
«Quella col Modena è un filo più facile. Le altre due non sono ancora sicure di andare in A. Devi far punti con tutti. Anche un pareggio potrebbe essere utile».

L’unico vero scontro diretto sarà tra un mese contro la Virtus Entella. Forse troppo tardi perché sia una partita decisiva?
«Sfida troppo in là. Il futuro si decide nelle prossime tre».

Da considerare anche le gare contro Avellino e Catanzaro, che non hanno obiettivi morbidi?
«Gli irpini non regaleranno nulla. Anzi, se possono, ti sfondano. Il Catanzaro potrebbe essere già ai playoff».

Le tante sfide dirette tra le concorrenti possono abbassare la quota salvezza?
«Certo. Il Pescara sarà la vera mina vagante avendone cinque. È quella che gioca meglio di tutti. Sarà l’ago della bilancia per la salvezza. Un gruppo rinforzato con elementi giusti. Se, invece, prendi Cuni sai bene che non segna nemmeno in allenamento. Idem Darboe».

Questa squadra sembra dipendere molto dai gol di Emanuele Rao e Gabriele Moncini. Quanto è rischioso dipendere da così poche alternative offensive?
«Gytkjaer ormai è un corpo estraneo. Rao ha fatto molto, ma si deve perfezionare. E se manca lui, chi fa gol? È rischiosissimo dipendere da Rao e Moncini. Longo deve inventarsi qualcosa a livello tattico».

Lunedì arriva il Modena, la squadra con la migliore difesa della B?
«Pensavo vincesse il campionato. Un club di prospettiva. Sottil fece bene ad Ascoli con Polito. Ha un parco attaccanti importante. Gente di categoria che ha la giocata e risolve le partite. Quello che manca al Bari».

Può essere davvero l’ultimo treno per restare agganciati alla salvezza?
«Battere il Modena può generare una svolta psicologica. Modena è davvero l’ultimo treno».

Pensa che Moreno Longo abbia lo spogliatoio in pugno nonostante le esternazioni al vetriolo dopo Bari-Carrarese?
«Me lo auguro. L’anno scorso dopo Cosenza si spaccò tutto. D’ora in poi, solo Longo può salvare il Bari».

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