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Fc Bari

Baricalcio, per il Tribunale: «Giancaspro può disperdere il patrimonio»

Per i giudici, però, è sufficiente che i beni della società, e in particolare i crediti vantati dalla Lega, siano trasferiti su un conto corrente vincolato, senza necessità di sottoporli a sequestro conservativo

Paparesta Giancaspro

Paparesta e Giancaspro

BARI - Sono stati «acquisiti elementi sufficienti ad integrare il pericolo di dispersione del patrimonio della società». Lo scrive il Tribunale di Bari, sezione fallimentare, nel provvedimento con il quale ha motivato la sussistenza delle esigenze cautelari con riferimento al rischio di dissipazione dei beni della FC Bari 1908 dell’ex patron del Bari calcio Cosmo Giancaspro, di cui la Procura di Bari aveva chiesto il sequestro.

Per i giudici, però, è sufficiente che i beni della società, e in particolare i crediti vantati dalla Lega, siano trasferiti su un conto corrente vincolato, senza necessità di sottoporli a sequestro conservativo. Il Tribunale porta a supporto di tale valutazione una serie di circostanze relative anche alla gestione della cassa della società del Bari e alla questione del pagamento degli F24. La responsabile amministrativa della società, ascoltata dalla Procura il 19 luglio scorso, «ha riferito - spiega ancora il Tribunale - che il giorno prima aveva visto la figlia (di Giancaspro, ndr) e il fidanzato portare via dallo stadio due borsoni che contenevano materiale sportivo della società», a dimostrazione di una «attività distrattiva posta in essere da persone vicine al liquidatore in epoca successiva al deposito della istanza di fallimento».

Giancaspro, inoltre, «era solito fare grosse anticipazioni a mezzo della carta di credito personale - avrebbe riferito la stessa testimone - e compensare i crediti mediante prelievi dalla cassa contanti. Anche a non volerle connotate come sintomatiche di una condotta distrattiva, - dicono i giudici - costituiscono senza dubbio una grave irregolarità della gestione». La Procura ha poi documentato che a giugno la società ha assunto tre lavoratori, tra cui la figlia dell’attuale liquidatore, Cosmo Giancaspro, all’epoca presidente del Cda. "Comportamento - dicono i giudici - che denota spregiudicatezza e trascuratezza degli interessi sociali e dei creditori».

Nel provvedimento è riportato anche lo stralcio della relazione depositata il 24 luglio dai curatori del fallimento di un’altra società di Giancaspro, la Finpower Srl, per evidenziare la mancanza di collaborazione dell’imprenditore. «Oltre a non aver rispettato l’impegno di convocare le assemblee della società controllata, subito dopo la decisione del reclamo avverso la sentenza di fallimento, al fine di risolvere la situazione di conflitto di interesse in cui il medesimo versava, non aveva nemmeno provveduto a consegnare la documentazione contabile e amministrativa richiesta. Si tratta, all’evidenza, - dicono i giudici - di un comportamento contrario agli obblighi imposti all’amministratore di società fallita che corrobora l'assunto della probabile reiterazione della condotta anche nella presente procedura concorsuale». 

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