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L'inchiesta sulla bancarotta

Bari calcio, faro dei pm sul «re» dei bar: era l'uomo di Giancaspro

Riflettori sul ruolo di Orlando Malanga (non è indagato): sarebbe stato anche collettore con la tifoseria organizzata. «Mai asserviti, mai venduti»

Bari calcio, faro dei pm sul «re» dei bar: era l'uomo di Giancaspro

Malanga (a sinistra) in campo allo stadio

BARI - Secondo chi lavora sull’ipotesi di bancarotta, il suo ruolo è molto simile a quello del facilitatore. Come mister Wolf, lui risolve problemi. È un uomo che in questi mesi è stato di casa nella sede della Fc Bari. E, per quanto allo stato non risulti indagato, alla Procura interessa anche capire meglio certi meccanismi. Quelli in base a cui Orlando Malanga, che ufficialmente non ha alcun ruolo nell’organigramma biancorosso, è diventato l’uomo di fiducia del presidente Giancaspro per i rapporti con la tifoseria.

Nelle carte dell’inchiesta per bancarotta coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai sostituti Giuseppe Dentamaro e Larissa Catella non mancano alcuni spaccati sui rapporti quotidiani del presidente. È qui che è spuntato, appunto, Malanga. Il suo nome è noto non solo nel mondo del tifo organizzato (volto noto anche ai tempi di Paparesta), ma anche a molti baresi. Pur non avendo nemmeno lì alcun ruolo formale (le aziende sono infatti intestate alla moglie), Malanga è considerato il gestore di fatto di Pane e Pomodoro e di Torre Quetta, le due spiagge comunali di Bari. A lui, fin dai tempi di Paparesta, sarebbero riconducibili anche i bar dello stadio San Nicola. Del resto, la gestione delle attività economiche collegate alla squadra è uno dei temi di maggior interesse in una indagine che punta a dimostrare l’insolvenza della società.

ORLANDO (A SX) SEMPRE SUL TERRENO DI GIOCO

Malanga, sia chiaro, è un incensurato che con la giustizia non ha nulla a che fare. Ma dagli atti dell’inchiesta condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria, emerge quasi un ruolo di stretto collaboratore di Giancaspro, spesso presente negli uffici della società, quasi sempre ospitato in tribuna vip, a volte inquadrato dalle telecamere mentre assiste da bordocampo a partite e allenamenti. E - soprattutto - anche interfaccia della società. C’è il caso, ad esempio, di un imprenditore che, creditore di Giancaspro, sarebbe stato convinto proprio da Malanga a rinunciare al decreto ingiuntivo nei confronti del Bari (il creditore interessato, sentito a verbale, ha però smentito la circostanza). O anche, come la «Gazzetta» ha raccontato ieri scatenando un vivacissimo dibattito, il caso dei rapporti con i tifosi (a questo proposito, alcuni gruppi organizzati Bulldog, Re David, Seguaci della Nord e La Bari siamo noi) hanno ribadito la loro totale estraneità: «Mai asserviti, mai venduti»). Malanga, secondo chi indaga, avrebbe anche avuto in qualche modo libero accesso - in nome e per conto della società - a maglie e tute biancorosse. Ma anche, ai biglietti dello stadio.

È troppo presto per dire se l’inchiesta di Bari approderà a qualcosa di simile a quanto accertato dalla Procura di Torino in merito ai rapporti tra la Juventus e le tifoserie. Ma, certo, è convinzione degli investigatori baresi che la presenza di Malanga abbia contribuito in qualche modo a tenere tranquilla la piazza. Non è un caso, forse, che gli appuntamenti pubblici organizzati dai tifosi si siano svolti proprio a Pane e Pomodoro, cioè a «casa» di Malanga.

Anche questo tema, dunque, sia pure minore, rientra tra quelli oggetto degli approfondimenti compiuti nell’ambito dell’inchiesta sulla Fc Bari. Un fascicolo che si è arricchito di recente con la testimonianza della responsabile amministrativa biancorossa, Antonella Indiveri, che si aggiunge alle numerose deposizioni di altre persone che a vario titolo hanno avuto in questi mesi rapporti con Giancaspro. Anche da queste dichiarazioni sono giunti elementi, e torniamo al cuore dell’inchiesta, ovvero i conti del Bari e l’origine dei soldi investiti nel club, che hanno indotto la Procura a chiedere il fallimento. Il 9 agosto il Tribunale esaminerà i presupposti per la dichiarazione di insolvenza cui punta la Procura.

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