Domenica 17 Febbraio 2019 | 17:30

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estate alle porte

Nel Brindisino, bagni più sicuri
grazie alla Guardia Costiera

Bagnanti già... in fibrillazione. Emanata l'ordinanza tesa a salvaguardare la vita umana in mare

guardia costiera

BRINDISI - L’estate è ormai alle porte e, come consuetudine, la Capitaneria di Porto di Brindisi ha emanato (e pubblicato sul proprio sito) l’ordinanza (la n° 28/2017) in tema di sicurezza balneare. Un provvedimento che trova specifica applicazione sotto il profilo della sicurezza della navigazione e della salvaguardia della vita umana in mare.

Nell’art. 1, si stabilisce che durante la stagione balneare, nell’ambito del circondario marittimo di Brindisi (dal comune di Fasano a Torchiarolo incluso), la zona di mare per una distanza di 200 metri dalle spiagge e/o dalle scogliere basse e di 100 metri dalle coste a picco è riservata alla balneazione. Il limite - come sancisce l’art. 3 - deve essere segnalato dai concessionari delle strutture balneari o, per le spiagge libere, dal Comune con gavitelli di colore rosso o arancione ancorati a fondo e posti a distanza di 25 metri l’uno dall’altro. In caso di omessa apposizione, il Comune dovrà esporre adeguata segnaletica (in italiano, inglese, francese e tedesco) per avvisare che il limite non è indicato.

Fissate anche le zone di mare vietate alla balneazione, ovvero: nei porti, nel raggio di 150 metri da ostruzioni e/o moli dell’imboccatura dei porti, all’interno dei corridoi di lancio/atterraggio delle unità da diporto, entro 100 metri dalle scogliere in costruzione o in corso di sistemazione, nelle foci, nei canali e nei corsi d’acqua demaniali marittimi comunicanti con il mare, in prossimità di tubazioni e condotte di prelievo/scarico di acqua di mare e in tutte le altre zone di mare permanenetemente o temporaneamente interdette con apposita ordinanza dell’autorità.

L’art. 5 si occupa poi del servizio di salvamento, disponendo che esso deve essere assicurato in spiagge private e libere con almeno una postazione attrezzata ben visibile e sopraelevata, in modo da essere localizzata dai bagnanti, e deve essere presieduta da almeno un soggetto munito di idoneo brevetto, con la presenza di un battello di salvataggio. Il servizio può essere svolto anche in forma collettiva e, nel caso delle spiagge libere, se il Comune non può attivarlo, deve apporre adeguata segnaletica di avviso di balneazione non sicura. Ciascuna postazione deve essere, inoltre, segnalata con bandiera bianca (indicante la regolare attivazione), rossa (balneazione pericolosa per avverse condizioni meteo) o gialla (obbligo di chiusura degli ombrelloni per il forte vento).

In tema di assistenza sanitaria, le spiagge private dovranno essere dotate di tutta una serie di attrezzature (pallone “Ambu”, bombole di ossigeno, barella, pinza tiralingua e così via) per il primo soccorso, oltre ad un defibrillatore che dovrà essere usato da personale abilitato (la cui presenza deve essere garantita per l’intero periodo di apertura al pubblico).

L’art. 6 disciplina la facoltà di utilizzare una moto d’acqua quale utile integrazione al mezzo nautico di tradizionale impiego per il soccorso, ma con tutta una serie di prescrizioni. È facoltà altresì organizzare un servizio di salvataggio mediante l’utilizzo di unità cinofile.

Resta, infine, a carico del concessionario di struttura balneare l’obbligo di porre in massimo risalto il numero blu 1530 per le emergenze in mare e di segnalare all’autorità marittima e/o alle forze di polizia gli incidenti verificatisi sul demanio marittimo e negli specchi d’acqua antistanti le rispettive attività. [p. potì]

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