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Nel Brindisino

Fasano, certificato di invalidità all'80% ottenuto dietro pagamento: condannato

Fasano, certificato di invalidità all'80% ottenuto dietro pagamento: condannato

Nei guai un 52enne. Un anno e 10 mesi inflitti al già noto responsabile di un patronato

27 Luglio 2022

Mimmo Mongelli

Nuovi guai, sempre per la stessa condotta, per il responsabile di un patronato che ha sede a Fasano. Questa volta G.T., fasanese di 52 anni, oltre a spillare soldi ad un cittadino con la promessa di fargli ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile e la relativa pensione, ha confezionato «un verbale di visita medica della commissione per l’accertamento di invalidità civile falso, poiché nello stesso veniva indicata una percentuale di invalidità pari all’80% invece del 67% effettivamente riconosciuta».

Per questi fatti, a conclusione del processo, il Tribunale di Brindisi (giudice Maurizio Rubino) ha condannato il sindacalista a un anno e dieci mesi di reclusione, nonché al pagamento delle spese processuali. Contestualmente il giudice ha condannato il 52enne fasanese al risarcimento dei danni subiti dalla persona che ha truffato - danni che ha liquidato in 3900 euro -, nonché alla rifusione delle spese di lite sostenute per la costituzione in giudizio, che ha liquidato in 2736 euro. La parte offesa si era costituita parte civile nel processo affidando la tutela delle proprie ragioni all’avvocato Pasquale Di Natale.

Nei motivi della decisione, che il giudice ha depositato contestualmente alla sentenza, il Tribunale ha ricostruito nel dettaglio la truffa. Un fasanese, invalido civile, “volendo conseguire un aumento della percentuale di invalidità già riconosciutagli al fine di ottenere la corresponsione della relativa pensione, si rivolse (i fatti risalgono all’aprile del 2016-ndr) al responsabile della sede di Fasano di un patronato affinchè avviasse la relativa pratica. Quest’ultimo - riassume il giudice - gli fece credere che ne aveva diritto ed iniziò a domandargli il versamento di somme di denaro di importo variabile perché la pratica andasse a buon fine».

Non parliamo, stando a quello che la vittima del raggiro ha dichiarato prima agli investigatori e poi confermato in aula, di bruscolini: in totale il sindacalista gli chiese circa 5000 euro. Quei soldi dovevano servire per comporre un contenzioso che l’invalido civile aveva con Equitalia e che era ostacolo insormontabile per percepire la pensione di invalidità.

«Trascorso un po’ di tempo - si legge nella sentenza - e a seguito del versamento di ripetute somme di denaro l’imputato finalmente gli consegnò un verbale di visita apparentemente redatto dalla competente commissione medica per l’accertamento dell’invalidità civile, dal quale risultava che gli era stata riconosciuta una percentuale di invalidità permanente pari all’80%. Malgrado ciò - prosegue la sentenza -, trascorse altro tempo senza che l’invalido percepisse il predetto emolumento e l’imputato, con il pretesto di fargli conseguire le somme dovute a titolo di arretrati, domandò ed ottenne dalla persona offesa ulteriori somme di denaro finché quest’ultima, insospettita dal suo comportamento, si rivolse al responsabile di un altro patronato e, tramite quest’ultimo, apprese che il verbale che gli era stato rilasciato era falso, giacché la percentuale di invalidità riconosciutagli era pari al 67%.

Capendo di essere stata truffata, la persona offesa sporse querela presso i carabinieri di Fasano i quali, alla richiesta dell’imputato di ricevere la somma di 125 euro, fotocopiarono le banconote che gli sarebbero state consegnate, constatarono a distanza la consegna del denaro e, successivamente, sottoposero a perquisizione personale il sindacalista sulla cui persona furono rinvenute e sequestrate le banconote».

Il responsabile del patronato, che non è affatto nuovo a fatti del genere, ha scelto di non presenziare al processo a suo carico e, tanto meno, di sottoporsi ad esame. Concluso il dibattimento il giudice è arrivato alla conclusione che «può ritenersi provata la penale responsabilità dell’imputato in ordine ai reati a lui ascritti».

Di qui la condanna a 1 anno e 10 mesi. Condanna che si «somma» a quella che la stessa persona ha riportato nei mesi scorsi sempre per aver spillato soldi a pensionati e indigenti per istruire pratiche fantasma. Dopo che i raggiri sono venuti alla luce grazie agli accertamenti a suo tempo effettuati dagli investigatori della Guardia di Finanza della compagnia di Fasano, il 52enne è finito sotto processo ed è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 2600 euro per truffa aggravata, falso e ricettazione. La pena sarebbe stata molto più alta - 5 anni e 6 mesi di reclusione - ma l’imputato ha beneficiato dello «sconto» di un terzo previsto dal Codice per la scelta del rito abbreviato. Rispondeva di 11 capi di imputazione. Sei le vittime - quelle che si sono fatte avanti o che sono state identificate dagli investigatori delle Fiamme gialle -, due delle quali, madre e figlio, si erano costituite parti civili in quel processo. Nei giorni scorsi è arrivata quest’altra condanna. Per un fatto «fotocopia».

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