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Reverendo Vicario ed Arciprete, Reverendi Padri Carmelitani, Parroci e clero tutto, Autorità civili e militari, Carissimi concittadini!

Mi è invalso l’uso di cominciare questo mio discorso ricordando tutti i nostri concittadini che in questo anno trascorso ci hanno lasciato. Non ci può essere pienezza di gioia se non la condividiamo con le persone amate, quelle presenti in questo mondo e quelle che non ci sono più. Il loro ricordo ci da la giusta misura della fugacità della nostra esistenza e di quanto sia preziosa la vita quando è posta a servizio degli altri.

In particolare voglio qui menzionare fra tutti due uomini che hanno lasciato il segno in questa città: Enzo Incalza, già Sindaco e difensore civico, uomo di grande spessore morale, di fervida passione civile vissuta sempre in spirito di servizio con grande garbo e moderazione e mons. Angelo Catarozzolo già vicario generale della nostra diocesi, umile e appassionato servitore della Chiesa e delle comunità in cui ha svolto il suo ministero; zelante custode della rettoria del Santissimo Crocifisso e dei suoi Misteri. A loro va la riconoscenza del popolo mesagnese. 

Penso poi ai malati, agli infermi e a tutti i mesagnesi sparsi nel mondo che per ragioni diverse non possono esser qui con noi a godere del calore di questa magnifica festa. Saluto i tanti emigranti che invece son tornati come ogni anno a ripercorrere il sentiero della loro infanzia o della loro giovinezza proprio in queste giornate che profumano più che mai dell’odore della nostra terra e di questa festa dal sapore antico in cui si riannodano i fili della memoria e si consolida il senso di appartenenza alla comunità della Vergine Santa del Carmelo.

Rinnovo, infine, il sentimento di gratitudine ai preziosi volontari del Comitato Feste Patronale che pur tra mille difficoltà, anche quest’anno, sempre col soccorso della Divina Provvidenza, hanno fatto si che si potesse allestire questa splendida festa.
Cari concittadini viviamo tempi difficili: sembra che la paura sia la trama costante dei nostri pensieri, la diffidenza reciproca governa i rapporti umani così che ognuno di noi, preso dalle proprie ragioni e dai propri bisogni, guarda agli altri come ad una insidia. La pancia del popolo, l’umore viscerale ha preso il sopravvento sul cuore e sulla mente ed una scia lunga di odio sta avvelenando i pozzi mettendo il povero contro povero, il disperato contro disperato, l’italico contro l’esule, il diverso contro dall’uguale in un gioco al rialzo che non lascia presagire niente di buono per il nostro paese e per l’intero civilissimo Occidente.

Bisogna, dunque, che ognuno faccia appello alla propria coscienza morale e ascolti la voce ferma e risoluta del Santo Padre che sul tema dell’immigrazione ha detto «No all’ipocrisia di chi non vuole sporcarsi le mani, solidarietà e misericordia sono l’unica risposta sensata. Dio ha bisogno delle nostre mani per soccorrerli».

Il problema dell’immigrazione, o meglio la sua artefatta narrazione, sta oscurando una altra grande emergenza che dovrebbe avere, questa si, priorità assoluta nell’agenda politica di questo e dei governi che verranno: la povertà. Il 6,9% delle famiglie italiane, cioè più di 5 milioni di cittadini italiani, vivono sotto la soglia della povertà assoluta. Famiglie che non sono in grado di attendere alle esigenze primarie della vita quotidiana e che devono fare fronte al problema della casa, del cibo, dei beni di prima necessità. Tre milioni sono invece gli italiani in condizione di povertà relativa: magari riescono a mangiare tutti i giorni ma non riescono a pagare il mutuo della casa, le bollette del gas o della luce, le tasse, non riescono a far studiare i propri figli o a sposarli. La miseria aumenta soprattutto nelle famiglie numerose, nelle famiglie di immigrati, di separati, nei casi di persone adulte sole e si concentra prevalentemente a Sud e nelle periferie delle grandi città dove più clamorosamente si colgono i segni di questo disagio nelle lunghe code di persone che quotidianamente afferiscono ai centri di distribuzione di alimenti e beni di prima necessità.

Anche nella nostra città, ancorché più discretamente, il fenomeno è in grande aumento, così come attestato dai dati che ci riferiscono la Caritas Diocesana, l’Auser e le altre benemerite associazioni di volontariato sociale presenti nel nostro territorio e che con lodevole ed encomiabile slancio si spendono per arginare questa deriva. In questi giorni finalmente abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con queste associazioni per costruire “la rete della solidarietà sociale” con l’obiettivo di coordinare e potenziare gli interventi in favore di queste famiglie in difficoltà.

La povertà è spesso l’esito di un altro dramma sociale che è la mancanza, la perdita o la progressiva precarizzazione del lavoro di cui sono soprattutto vittime i nostri giovani. La parte migliore della nostra società è lasciata marcire nel limbo di una attesa senza speranza, nell’inedia dell’ozio o nella provvisorietà imposta da una selva dei contratti a termine che sono una moderna e legittimata forma di schiavitù.

In questa situazione le risposte che la nostra città riesce a dare sono ancora fragili, ma non vi è dubbio che, pur in un contesto generale di crisi, a Mesagne si assiste ad un certo dinamismo imprenditoriale, sul fronte soprattutto dell’enogastronomia, del turismo culturale, del commercio, dell’innovazione tecnologica e del terziario che ridanno fiato alla speranza e che soprattutto fanno dire che questa città mantiene una buona capacità di attrarre investimenti perché il suo sistema sociale e produttivo è integro e non contaminato dalla corruzione e dal infiltrazioni mafiose.

In questo senso giova ricordare lo sforzo sinergico e ormai strutturato che le associazioni di volontariato come Libera, le agenzie educative laiche e religiose, il mondo della scuola fanno per tenere alta la guardia sul tema della legalità con esperienze di punta considerate ormai come modelli avanzati di antimafia sociale.

Nel mare immenso del bisogno di lavoro anche l’aver creato uno sportello informativo pubblico per ascoltare, formare, orientare i nostri giovani nel ginepraio confuso del mercato del lavoro e magari far incontrare la domanda con l’offerta potrà dare un contributo utile.

Queste grandi emergenze sociali, immigrazione, la povertà e la mancanza lavoro, creano quelle clamorose disuguaglianze che spesso generano un moto irrefrenabile di rabbia, un senso di clamorosa ingiustizia che rischia di disarticolare l’unità nazionale e di rompere il patto di solidarietà sociale.

Di fronte a questa deriva morale e alla complessità delle urgenze sociali non serve la contrapposizione ideologica, la faziosità della politica urlata, non bisogna seguire il suono del piffero magico dei tanti tribuni del popolo che soffiano sul fuoco della discordia, che inoculano l’odio nella rete come sangue nelle vene, per trarne consenso e potere. Serve l’ascolto, la comprensione, il confronto e semmai la condivisione.

Da questo punto di vista la nostra città vanta una consuetudine al confronto e alla partecipazione straordinarie che costituiscono il miglior antidoto contro questa deriva amorale, e questo grazie sopratutto alla sua antica e robusta rete associativa che cresce sempre di più e che sta consentendo a questa città raggiungimento di risultati straordinari sul fronte ambizioso della cultura, del civismo e della solidarietà. A tutti coloro che con spirito libero e solidale operano a servizio della città va il mio grazie.

La nostra città, dunque, dovrebbe ritrovare, nel segno di Maria Vergine Madre, quella pacificazione sociale, quel senso solidale di comunità che ci ha consentito sempre nei momenti difficili di superare le asperità della vita. Noi siamo qui oggi, comunità laica e comunità di fede, per perpetrare il rito della consegna delle chiavi nelle mani di Maria e affidare alla sua infinita misericordia le sorti di questa città tanto cara e tanto bella. Siamo qui per riflettere sul senso profondo della nostra esistenza e sulla necessità di ricomporre, nella storia, nella tradizione e nella devozione al culto mariano il legame di solidarietà del nostro popolo, che in questo tempo grigio, continua ad accendere lampi di luce per generosità, operosità, per genio e intraprendenza che fanno rinvigorire l’orgoglio dell’essere mesagnesi e la speranza che un mondo migliore sia ancora possibile. 

Mi ritrovo ancora una volta qui con voi a da Sindaco di fronte alla mia amata città. E credetemi ogni volta che lo faccio sento addosso tutta la responsabilità di dovervi parlare con franchezza e onestà senza nascondere le difficoltà umane che sono parte integrante di un ruolo così delicato. Ma ogni anno è il senso di appartenenza alla mia comunità che mi consente di superare qualsiasi timore e di dirvi di avere coraggio insieme a me, di guardare oltre i problemi di una pur complicata quotidianità. Ci ha sempre contraddistinto la capacità di ritrovarci intorno a ciò che ci rende “mesagnesi”. Non smettiamo mai di esserlo fino in fondo con orgoglio. E non smettiamo mai, insieme, di fare sempre quello che è giusto. Anche se quello che è giusto, spesso, costa fatica. Consegno alla Vergine del Carmelo le speranze che porto nel cuore e che riguardano il futuro dei figli di questa meravigliosa Città.

Buona festa a tutti!

Mesagne, 15 luglio 2018 Pompeo Molfetta

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