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Maledizione treni

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Maledizione treni

di Massimiliano Scagliarini

Ricorderemo il 2017 come l’anno in cui la Puglia ha scoperto che anche i binari, nonostante ogni evidenza contraria, possono essere pericolosi. È la maledizione della Andria-Corato, la tratta dell’incidente che a luglio 2016 ha spezzato 23 vite lasciando segni indelebili sui pendolari, sui cittadini, su tutta l’Italia. Da quel giorno nulla è stato più lo stesso, e tutti ci chiediamo quando sarà finita.

Per ora ci lecchiamo le ferite. Velocità massima a 50 km all’ora. Attenzione maniacale ai passaggi a livello aperti che finiscono sui social come fossero tragedie. Discussioni infinite, e tecnicamente poco sensate, sul binario unico come causa di ogni male. Proteste che, da un anno e mezzo, segnano la vita quotidiana di chi ogni giorno deve viaggiare per andare a scuola o raggiungere il lavoro. È un circolo vizioso dal quale non si riesce a uscire: più i treni rallentano, più la gente preferisce il bus o anche la macchina. Meno persone salgono sui treni, più le linee vanno in crisi e rischiano la chiusura. Aspettando il giorno in cui, finalmente, tutto tornerà come prima.

Diciamolo chiaramente. Quel giorno non arriverà tanto presto. Sulla rete barese delle Ferrovie Sud-Est, se tutto va bene (ma non ci scommettete troppo) a fine 2018 dovrebbe essere attivato il sistema Scmt (il pilota automatico dei treni) che permetterà di riportare la velocità a 90 km all’ora. I lavori sono in corso. Ma considerando la necessità di sostituire la quasi totalità dei binari da Bari a Taranto – quelli attuali sono vetusti e non adeguati alle norme – i tempi potrebbero allungarsi. Ferrovie Sud-Est ha promesso, entro giugno 2018, di portare i treni elettrici sulle linee baresi: una scommessa, anche questa, che tutti vorrebbero vincere.

E poi c’è la Bari-Barletta, quella dell’incidente di luglio 2016. Il raddoppio del tratto tra Ruvo e Corato è praticamente completo, ma la riapertura non potrà avvenire prima di aprile: serve l’autorizzazione da parte dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. Inizialmente dovrebbe riaprire con il limite dei 50 km l’ora, successivamente si passerà ai 110. Per quanto riguarda invece il raddoppio della Corato-Andria, l’apertura dei cantieri è prevista in questi giorni, con fine lavori tra marzo e aprile 2019. C’è poi l’interramento dei binari nell’abitato di Andria, finanziato dalla Regione per 88 milioni di euro, per il quale Ferrotramviaria deve sottoporre il progetto a validazione indipendente, poi si potrà far partire la gara d’appalto per i lavori.

La Bari-Barletta di Ferrotramviaria è spaccata in due: il buco tra Ruvo e Corato comporta il trasbordo dei passeggeri dal treno al bus, ed ha causato - comprensibilmente - una contrazione del traffico. I 110 all’ora possono essere mantenuti solo tra Bari e Bitonto, ovvero nel tratto di linea già attrezzato con il sistema Scmt che dovrebbe progressivamente essere esteso all’intera linea: al momento sono in corso i collaudi che dovrebbero consentire, entro poche settimane, di ripristinare la piena velocità fino a Ruvo.

Nel frattempo, i pendolari soffrono. E il treno, in Puglia, sta mettendo a serio rischio le statistiche in base a cui i binari sono indiscutibilmente il mezzo di trasporto più sicuro che c’è. Anche qui, parlano i numeri. Da luglio 2016 a oggi, in Puglia sono ben tre le mancate collisioni finite sotto i riflettori dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, cui si aggiunge lo svio (il deragliamento) di un treno delle Sud-Est poco fuori la stazione di Castellana Grotte il 19 dicembre. Il 5 giugno scorso, sulla linea nazionale Rfi, il probabile errore di un manutentore ha fatto sì che vicino Brindisi un treno locale (il Lecce-Bari) e l’Intercity Bologna-Lecce si siano trovati sullo stesso binario a poche centinaia di metri. Il 13 giugno, vicino Galugnano, due treni Sud-Est si sono “baciati” a bassa velocità perché uno dei due si è ritrovato con i freni scarichi e si è mosso autonomamente in discesa. L’11 settembre, vicino Ceglie Messapica, ancora una collisione mancata, ancora sulla linea della Sud-Est: i due treni sono arrivati a vedersi prima della frenata. Non ci sono state vittime, certo, ed i meccanismi di sicurezza hanno funzionato evitando lo scontro. Ma quattro casi in appena sei mesi sono un numero altissimo, che deve far riflettere.

Twitter @m_scaglia

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