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Via dei Muratori

Barletta, trentadue sentenze
per la strada della discordia

La vicenda per la realizzazione di una striscia d'asfalto: l'ennesima pronuncia dà ragione a impresa e Comune

Barletta, trentadue sentenzeper la strada della discordia

BARLETTA - «Domani, non fra 100 giorni». Così rispondeva l’imprenditore Aldo Musti a chi gli chiedeva quando (volendo…) avrebbe potuto realizzarsi il completamento di via dei Muratori, dopo la sentenza numero 829/13 pronunciata dal Tribunale amministrativo regionale, che riconosceva la proprietà comunale dei suoli e la fattibilità dei lavori.
Oggi, dopo la pubblicazione (avvenuta venerdì scorso) della sentenza numero 5908/17 del Consiglio di Stato che, chiudendo definitivamente la vicenda, dà (nuovamente) ragione a Musti e al Comune di Barletta, lo stesso Musti osserva: «Ormai non ci sono più alibi per non realizzare finalmente la strada: se qualcuno dovesse, come si dice, ancora “remare contro”, sarebbe evidentemente in mala fede».
L’imprenditore aggiunge: «Il Consiglio di Stato, confermando la sentenza del Tribunale amministrativo regionale di Bari, ha definitivamente riconosciuto l’inammissibilità di tutti i gravami proposti da chi si opponeva alla realizzazione di una viabilità provvisoria. Le cause, in altre parole, non dovevano neppure essere iniziate, perché chi si opponeva non aveva alcun titolo o ragione per opporsi».
Ancora: «Vi è di più: il Tribunale di Trani, con una recente sentenza, ha disposto il dissequestro e la restituzione al Comune di Barletta dell’area di via dei Muratori che era sottoposta a sequestro penale e che è tornata da giorni nella piena disponibilità dell’ente civico».
Musti, ovviamente soddisfatto dalla nuova sentenza favorevole, a chi gli chiede quando (volendo…) potrebbe ultimarsi via dei Muratori risponde «non domani e nemmeno fra 100 giorni. Ieri!».
Senza tralasciare un dato statistico-paradossale che «fotografa» questa storia non ancora finita: l’ultima sentenza del Consiglio di Stato è la 32esima (sì, avete letto bene: la 32esima!) decisione ottenuta in giudizio da Musti sull’annosa questione.
E se Musti non avesse avuto la tenacia (e il portafogli adeguato) per provare a ottenere riscontro in giudizio di ciò che lui riteneva corretto e fondato? Qualcuno, a Palazzo di Città, sarà mai stato sfiorato dal dubbio che quel cittadino, con ogni probabilità, aveva effettivamente ragione e magari sarebbe stato il caso di riconoscergliela senza pervicaci dinieghi e qualche utile risparmio per le sofferenti casse comunali?
[r.dal.]

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