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Pensavano fosse acqua

Andria, bevono bisolfito
un morto e un ferito grave

I due lavoravano in un vigneto: hanno ingerito un antiossidante usato in agricoltura che era in una bottiglietta di plastica

Andria, bevono bisolfitoun morto e un ferito grave

TRANI - Erano assetati e hanno bevuto da una bottiglia di plastica con l’etichetta di una nota marca d’acqua minerale naturale. Che non era «purissima». Anzi conteneva una soluzione di metabisolfito, un antiossidante usato in agricoltura. Risultato: un morto ed un ferito per avvelenamento nelle campagne di Montegrosso, frazione di Andria.
Sarà l’autopsia disposta dal pm di Trani, Mirella Conticelli, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo d’inchiesta, a far piena luce sulle cause del decesso del 69enne andriese Emanuele Cioce. L’esame autoptico, che sarà eseguito lunedì pomeriggio (in mattinata in Procura ci sarà il conferimento dell’incarico), servirà anche a capire se l’entrata in circolo del bisolfito si sia combinata in un mix letale con altre sostanze (come ad esempio medicinali) o se il decesso sia stato concausato da eventuali patologie di cui il 69enne avrebbe potuto soffrire. Cioce è morto mercoledì pomeriggio mentre veniva trasportato al pronto soccorso di Canosa dal gestore del vigneto, nelle campagne di Montegrosso, dove si era recato in compagnia di un parente. I due erano andati a dare una mano per il raccolto dell’uva, intendendo aiutare il vignaiolo con cui pure ci sarebbe un rapporto di parentela. Nello stesso campo era giunto un 40enne autotrasportatore di Corato che doveva trasportare l’uva ad una cantina di Locorotondo. In previsione del trasporto, l’uva, dopo il taglio, era stata protetta col metabisolfito contenuto proprio nella bottiglia di plastica, evidentemente usata anche come misurino. La bottiglia sarebbe stata lasciata dall’autotrasportatore nei pressi del camion dove i due, avendola vista e credendo si trattasse d’acqua, erano andati per dissetarsi.
Il malore è stato improvviso. L’uomo che era in compagnia di Cioce, un suo parente di 50 anni, ha scampato il peggio ed ora è ricoverato, sotto stretta osservazione, a San Giovanni Rotondo. Intanto nel registro degli indagati della Procura di Trani è stato iscritto il 40enne autotrasportatore coratino, accusato di omicidio colposo e lesioni gravissime colpose. Una tragedia certamente figlia dell’imprudenza. Le indagini sono condotte dalla Polizia che ha compiuto una prima ricostruzione dell’accaduto, acquisendo, tra l’altro, le dichiarazioni del gestore del vigneto e dell’autotrasportatore. 

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