Un legame sempre più saldo tra mare, uomini e natura si rafforza giorno dopo giorno nelle acque della Bat. È la storia del Centro recupero tartarughe marine Wwf di Molfetta e della marineria di Trani, includendovi anche la sezione locale della Lega navale: un binomio che negli anni è diventato un esempio virtuoso di collaborazione tra attività di pesca e tutela ambientale. A raccontarlo è Pasquale Salvemini, responsabile del centro molfettese, che con passione e determinazione coordina un’operazione di salvataggio che nel 2025 ha raggiunto numeri straordinari: quasi 400 tartarughe recuperate, di cui 350 già restituite al mare.
L’orgoglio stampato su volti e sorrisi dei pescatori è la migliore cartina al tornasole di quanto, per loro, tornare in porto con una tartaruga da restituire al mare sia l’equivalente di una battuta di pesca dal risultato ricco. «Ancora una volta si evidenzia il grande impegno di alcuni motopesca della marineria tranese che a pieno titolo e da diversi anni collaborano con il progetto tartarughe del Wwf Italia - spiega Salvemini -. In particolare, due imbarcazioni si sono distinte per il loro contributo, Mariachiara Daiana e San Lorenzo, con diverse decine di tartarughe recuperate ogni anno e prontamente consegnate al nostro centro recupero». Ma il lavoro non si ferma al salvataggio. C’è un’intera rete di supporto che permette alle tartarughe curate di tornare nel loro ambiente naturale. «Un impegno che si consolida ogni giorno e vede anche la piena disponibilità della Lega navale di Trani - fa sapere Salvemini -, in quanto base giornaliera da cui partono i natanti per riportare in mare tutte le tartarughe che hanno superato i periodi di degenza presso il centro molfettese. Un’operatività intensa che consente di liberare mediamente quattro tartarughe al giorno».
I numeri del 2025 testimoniano l’importanza di questa collaborazione. «Nell’anno appena trascorso il centro recupero ha lambito quota 400 tartarughe recuperate per un buon 96% da pesca a strascico, mentre la restante parte da diportisti o spiaggiamenti lungo le nostre coste - riferisce Salvemini -. Delle tartarughe accolte, 350 hanno già ripreso a nuotare libere, mentre le altre necessitano ancora di cure. La restante parte hanno bisogno ancora di tempi più lunghi per il ritorno in mare».
Le patologie riscontrate sono spesso direttamente collegate all’attività di pesca. «Annegamento, gas embolismo, presenza di ami all’interno delle tartarughe fanno sì che molti di questi animali, se non recuperati in tempo, purtroppo sono destinati a soccombere poco dopo in mare - spiega il responsabile del centro -. Una realtà che sottolinea quanto sia cruciale l’intervento tempestivo dei pescatori». Ed è proprio qui che emerge il cambiamento culturale in atto. «La sensibilità degli operatori è aumentata negli ultimi anni, ma anche quella del cittadino nel cercare di salvaguardare questa specie in grosse difficoltà nei nostri mari - osserva con soddisfazione Salvemini -: al minimo avvistamento di tartaruga spiaggiata, la gente ci chiama (346 606 2937 il numero da comporre, ndr) e ci esorta ad intervenire».
Nonostante i risultati raggiunti, l’impegno non si ferma. «Da parte nostra non molleremo un istante per cercare di sensibilizzare ulteriormente i cittadini alla conoscenza di questi splendidi e ancestrali animali», conclude Salvemini, confermando che questa bella storia di collaborazione tra Centro recupero e marineria di Trani è destinata a continuare, giorno dopo giorno, tartaruga dopo tartaruga.















