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Il caso

Barletta: nuova sede Barsa, il giallo dell’estate

Il Comune di Barletta

Il Palazzo di Città

In concorrenza con il Palazzo di Città la società del padre di un neo consigliere comunale. Nella vicenda si innesta anche il mistero di una mail inviata (e cancellata) alla società del Comune per partecipare all’asta

11 Agosto 2022

Maria Pia Garrinella

BARLETTA - I gialli, si sa, d’estate sono i libri più letti, sono appassionanti. Alla pari della vicenda di cui si narra che, alcuni tratti da romanzo giallo li ha, a cominciare dalla suspense. Su tutti vi è una mail scomparsa, poi ritrovata, anzi recuperata, o meglio ancora inoltrata dal mittente, perché l’originale era stata cestinata e poi eliminata anche dal cestino. Ma i computer hanno «buona memoria»  e nulla si può nascondere a un buon tecnico informatico. E poi, ancora, il «buono» della storia, osteggiato nel suo obiettivo in un percorso che pur potendo essere un rettilineo e senza ostacoli, si ritrova a dover fare i conti con inattese difficoltà.

La protagonista di questa vicenda è la Barletta servizi ambientali, la società che si occupa di servizi ambientali, il cui socio unico è il Comune, già da prima delle elezioni di giugno scorso era intenzionata ad acquistare una nuova sede legale, all’asta e, nella volontà e nei progetti dell’amministrazione, sia comunale sia di Barsa, anche i terreni intorno (questi non all’asta) per trasferirvi anche il parco mezzi. Il tutto col duplice obiettivo di abbattere i costi di locazione, 180.000 euro l’anno, dell’attuale sede e centro raccolta e offrire alla società un patrimonio immobiliare che la renda competitiva nella prospettiva di contrattazione all’interno dell’Ambito regionale ottimale (Aro) Bat.

Tale volontà era stata resa pubblica dall’amministratore unico di Barsa, avv. Michele Cianci, perché, il 10 giugno scorso, all’assemblea che avrebbe dovuto dare il benestare all’operazione di acquisto, il collegio sindacale non si era presentato. Dieci giorni dopo, però, il problema era risolto: ci sono tutti, l’amministrazione comunale col commissario straordinario dott. Francesco Alecci, Cianci, i dirigenti di Barsa, il segretario generale del comune e i componenti del collegio sindacale, i quali spiegano che la loro assenza era giustificata e che, in ogni caso, non aveva in alcun modo compromesso l’acquisto visto che la domanda di partecipazione all’asta andava presentata entro le 12 del 29 giugno 2022. E così sembra che tutto si sia rimesso sul binario giusto e l’assemblea, incassate le necessarie garanzie, delibera l’ok all’acquisto, ovvero a partecipare all’asta per acquisire l’immobile, un opificio in via dell’Unione Europea, sottratto alla criminalità organizzata, a patto che Barsa lo faccia con proprie risorse. Il 24 giugno Barsa partecipa all’asta con procedura telematica. A darne notizia all’assemblea dei soci, il 18 luglio scorso, è Cianci. C’è da dire che nel frattempo, in città si è andati al voto e al posto di Alecci è tornato l’ex sindaco Cosimo Cannito.

Quella, però, non è la sola notizia che l’amministratore di Barsa deve dare all’assemblea. Quell’offerta è valsa a poco a Barsa perché, in presenza di più offerte valide, due in totale, è stata avviata la «FASE 2» , ovvero un invito a effettuare un rilancio sulla piattaforma on line Goreealbid.it. Come arriva questo invito a Barsa? Per mail, il 6 luglio alle 11.04, una semplice mail, non per posta elettronica certificata. Come anticipato, non si sa per quale motivo, quella mail sarà fatta sparire da una dipendente di Bar.s.a. e Cianci ne avrà contezza solo il 15 luglio, appena in tempo per non restare fuori dai giochi. Non avendo, infatti, notizie sulla procedura, chiede a un dipendente di contattare la società dell’asta on line e così viene fuori la storia dell’occultamento e cancellazione della mail. La dipendente viene sospesa per dieci giorni. Il pomeriggio stesso la Gorealbid informa Barsa che l’offerta andrà formulata con un aumento non inferiore al 10% rispetto al prezzo di aggiudicazione, un rialzo maggiore. Barsa rilancia con un’offerta di 808.500 euro. Ma ecco l’altro colpo di scena: a concorrere per aggiudicarsi quel bene è una società barlettana, la Gielle srl di Luigi Gorgoglione, padre del neo consigliere comunale Gianluca, eletto nella lista Mino Cannito sindaco.

Il sindaco appreso della vicenda della mail ne rimarca la gravità e invita Cianci a porre in atto tutte le azioni necessarie a difesa dell’interesse pubblico e a informare la Digos dell’accaduto. Digos che, già a metà luglio, era stata presso la sede di Barsa per acquisire una serie di documenti, fra cui anche l’elenco dei dipendenti, in seguito alla denuncia fatta dall’amministratore di Bar.s.a. a fine maggio, dopo che era stato minacciato da due sconosciuti in sella a una motocicletta, armati di pistola. Episodio, quest’ultimo, sul quale Cianci spera che «sia fatta chiarezza, perché si è trattato di una minaccia gravissima», spiega.

Tornando all’asta, il Tribunale di Trani ha deciso di riaprirla, ma non solo ai due soggetti che soli hanno fino ad ora presentato la propria offerta, ovvero Barsa e Gielle, ma a tutti, ex novo. Facile dedurre che ciò renderà l’acquisto meno certo e meno semplice per Barsa. L’altro elemento che emerge è di valutazione squisitamente politica. La Gielle è amministrata da persona diversa dal consigliere comunale, suo figlio, ma è davvero opportuna questa competizione? Viene spontaneo rammendare quanto accaduto due anni fa, quando all’allora assessore Michele Lasala fu revocato dal sindaco Cannito l’incarico, per la vicenda della compravendita di due appartamenti al primo piano di palazzo Damato, che ospita la Cantina della Disfida. Per la fine di questa vicenda bisognerà aspettare il 2 settembre prossimo, giorno in cui scadrà l’asta.

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