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In Puglia e Basilicata

Il caso

Trani, la chiesa di San Domenico dimenticata due volte: chiusa e senza protezione

Trani, l'ex chiesa convento San Domenico

Trani, l'ex Convento dimenticato

Ancora nessuna notizia sul suo futuro. Gli appelli, su tutti quelli del rettore don Mimmo De Toma, caduti nel vuoto

22 Giugno 2022

Nico Aurora

TRANI - La chiesa di San Domenico è dimenticata due volte. Non soltanto è chiusa da tempo ormai immemorabile, ma anche la recinzione di sicurezza che dovrebbe preservarla è un lontano ricordo. Lungo la parete esterna dell’ex convento domenicano, oggi carcere femminile, è possibile entrare senza alcun problema poiché la griglia è stata notevolmente allontanata dal muro. Altri varchi, sebbene più stretti, sono presenti in altri punti della recinzione. All’interno, nel frattempo, le erbacce crescono sempre più alte a dimostrazione del fatto che non si è mai fatta alcuna bonifica del luogo da quando, a seguito del terremoto di alcuni anni fa, si procedette a tali misure di cautela.

Nel frattempo, ancora nessuna notizia sul futuro della chiesa, che resta cinta da un presidio di sicurezza fino alla sommità del timpano. Gli appelli, soprattutto del rettore don Mimmo De Toma, sembrano tuttora essere caduti nel vuoto. «Avvertiamo sempre più un senso di sconforto - dice il sacerdote -, a fronte dello stallo in cui si trova questa chiesa straordinaria a partire da quando, nel gennaio del 2018, fu chiusa per decisione della Soprintendenza di Bari. Da allora, purtroppo, nulla è stato fatto nonostante siano già stati stanziati fondi per mettere in sicurezza tutta la parte esterna e realizzare tutte le altre opere necessarie per evitare che non ci sia un ulteriore degrado all’interno della chiesa, rovinando anche le opere importanti in essa contenute».

Nel dettaglio, sono stati stanziati 850.000 euro, di cui 500.000 dal Fondo edifici culto del Ministero degli interni, poiché questa chiesa è di proprietà di quel dicastero come per molti altri edifici di culto a suo tempo confiscati dopo l’Unità d’Italia. Altri 350.000 euro sono stati messi a disposizione dal Ministero dei beni culturali. I fondi, dunque, ci sono ma i lavori non partono.

«Oltre un anno fa il Segretariato, che è l’organismo regionale che gestisce le risorse - fa sapere don Mimmo - ha incaricato un architetto come responsabile unico del procedimento per avviare tutto ciò che è necessario per i lavori. A tutt’oggi, però, non si vede ancora nulla e temo che passerà ancora altro tempo. Il motivo? Non lo so, forse non c’è personale sufficiente o ci sono altre ragioni che ci sfuggono. Di certo noi stiamo continuamente sollecitando gli organi interessati, ma finora non arrivano risposte concrete».

La «fotografia» di don Mimmo sembra inquadrare uno stato di arrendevolezza che in questo momento sembra pervadere l’animo del sacerdote e di una città che attende stancamente un vero e proprio Godot, per dirla con Beckett. A dare un ulteriore colpo di grazia alle attese, il terremoto del 21 maggio 2019, che determinò la caduta di uno dei due pinnacoli del timpano di San Domenico: andò in frantumi senza peraltro determinare conseguenze ai danni delle persone. Ciò grazie proprio alla tutela dell’intera zona, attraverso transenne di delimitazione ad ampio raggio, disposte già alla fine di dicembre 2017 dal Comune di Trani. «Ho già dato disposizione all’Ufficio tecnico di diffidare il Ministero all’interno ad intervenire con urgenza - fece sapere quel giorno il sindaco, Amedeo Bottaro -, perché la chiesa e l’area circostante non possono certamente rimanere in quelle condizioni in ogni caso». Il tempo non ha dato ragione al primo cittadino e ha svilito ulteriormente una chiesa storica che meritava ben altre attenzioni. Fino all’8 gennaio 2018, data in cui fu chiusa, la settecentesca chiesa di San Domenico è stata meta turistica e sede di numerosi eventi, religiosi e non. Inoltre ospita due copie, in bianco e nero ed a colori, in grandezza naturale, della Sacra Sindone, nonché preziose tele settecentesche.

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