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AFFARI, POLITICA E CALCIO

«Chiavi della città», nessun abuso d’ufficio, prosciolto Bottaro

«Chiavi della città», nessun abuso d’ufficio, prosciolto Bottaro

L’inchiesta «Chiavi della città» fece finire nei guai amministratori e dirigenti sportivi

La Corte d’appello di Bari conferma la sentenza di «non luogo a procedere» contro il sindaco di Trani

11 Giugno 2022

Nico Aurora

«È evidente come detta delibera, lungi dal perseguire esclusivamente un interesse privato, miri a salvaguardare in primo luogo l’interesse pubblico». È questo uno dei passaggi centrali della sentenza con cui la Quarta sezione penale della Corte d’appello di Bari (presidente Gaeta, a latere Piliego e Caserta) ha confermato il «non luogo a procedere» per abuso d’ufficio, emessa dal Gup di Trani il 9 aprile 2021, ma appellata dal pubblico ministero.
La vicenda è quella relativa all’inchiesta «Chiavi della città», su presunti intrecci e affari fra calcio e pubblica amministrazione, risalenti al 2017, per i quali sono stati rinviati a giudizio per falso e peculato il sindaco, Amedeo Bottaro, il presidente del Trani, Michele Amato ed il vicepresidente, Alberto Altieri.

Ed ancora, con le accuse a vario titolo di associazione per delinquere, reati fallimentari, riciclaggio e autoriciclaggio, l’ex presidente del Bari, Cosmo Giancaspro, l’imprenditore Emanuele Mosconi e l’ex consigliere del Trani Michele Bellomo.
Il Gup aveva però decretato il non luogo a procedere rispetto al reato di abuso d’ufficio in concorso nei confronti dello stesso Bottaro (difeso da Mario Malcangi), di Amato (Gianfranco Schirone) e Altieri (Amleto Carobello e Favrizio Capano), del dirigente del settore sport dell’epoca, Leonardo Cuocci Martorano (Salvatore Pasquadibisceglie) del funzionario di quell’ufficio, Pasquale Ferrante (Maurizio Sasso) e dell’ex consigliere comunale Diego Di Tondo (Mario Malcangi). Avverso la sentenza aveva proposto appello il pubblico ministero.
La conferma del provvedimento di primo grado fa così uscire completamente di scena dal procedimento Cuocci Martorano, Ferrante e Di Tondo.

L’ipotesi decaduta di abuso d’ufficio era legata ad una delibera di giunta, del 20 ottobre 2017, per l’affidamento provvisorio in concessione dello stadio comunale in favore della Vigor Trani, che la pubblica accusa ipotizza fosse in mano a Giancaspro, presunto padrone occulto che la pubblica amministrazione avrebbe voluto favorire in cambio di affari di altra natura in città.
La Corte d’Appello, invece, sostiene come fosse stato pienamente legittimo l’affidamento temporaneo dello stadio comunale al Trani: «L’interesse pubblico perseguito dal Comune è stato mirato ad evitare un contenzioso con la società, nonché qualsivoglia ricaduta sullo svolgimento della stagione calcistica. Al riguardo ca sottolineato altresì - scrivono i giudici di secondo grado - il ritorno di immagine per il Comune legato al completamento della stagione calcistica in corso che ne avrebbe inevitabilmente risentito senza l’affidamento temporaneo della manutenzione dello stadio in capo alla stessa Vigor Trani, secondo una politica conservativa a tutela dell’interesse pubblico».

Come detto il sindaco e altri imputati sono a processo per falso ideologico e peculato in concorso, relativamente all’ipotesi dell’esistenza di un comitato di affari illeciti, gestito da Giancaspro, finalizzato all’ottenimento di appalti pubblici nella città di Trani in cambio di una strumentale e occulta sponsorizzazione della locale squadra di calcio realizzata con liquidità provenienti da distrazioni ai danni di altre società riconducibile a gruppo societario del medesimo Giancaspro, fra cui il Bari calcio.
Il legale del primo cittadino, Mario Malcangi ritiene tuttavia che «il confermato proscioglimento del mio assistito, con riferimento all’abuso d’ufficio, rappresenti un elemento di cui lo svolgimento del processo in corso non potrà non tenere conto».

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